Liberalizzazioni farmaci: la “bozza” della discordia

Una farmacia ogni 3.000 abitanti. E’ questa una delle previsioni normative contenute nella bozza sulle liberalizzazioni che sta agitando i sonni dei farmacisti. Secondo Federfarma sarebbe “insostenibile il numero di farmacie che si andrebbero ad aprire nel caso fosse confermato quanto previsto nella bozza, ciò in considerazione del fatto che il consumo di farmaci è anelastico e non va comunque incentivato e che la spesa farmaceutica convenzionata è in costante calo, anche per la crescente diffusione dei farmaci generici di prezzo più basso”.Dai primi calcoli effettuati da Federfarma, infatti, per effetto del nuovo rapporto farmacia/abitanti e della prevista apertura di ulteriori farmacie nelle stazioni, negli aeroporti, nelle aree di servizio autostradali e nei centri commerciali, si aprirebbero circa 7000 farmacie, pari al 40 per cento in più rispetto al numero attuale.

Ma la previsione non piace neanche al Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (MNLF) che in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, Mario Monti, scrive: “Con questa riforma che prevede l’apertura di circa 3.000 nuove farmacie lei nella sostanza sta decretando la fine della esperienza delle 3.800 parafarmacie. Immagini come potrà competere la parafarmacia con i pochi prodotti di cui dispone con la farmacia che le aprirà accanto? Di fatto significa la fine del decreto 223/2006 ovvero quanto auspicato dai titolari di farmacia”.

Le posizioni delle due sigle diventano contrastanti quando si parla di liberalizzare i farmaci di fascia C. Se per il MNLF “concorrenza e accesso alla professione può coniugarsi solo con una liberalizzazione di questi farmaci”, per Federfarma “la vendita nelle parafarmacie e nei supermercati dei farmaci di fascia C con obbligo di ricetta che – stando alla bozza verrebbe prevista solo nelle Regioni in cui non si dovesse riuscire ad espletare i concorsi e ad assegnare nei ristretti tempi previsti almeno l’80 per cento delle nuove sedi farmaceutiche – creerebbe delle assurde differenziazioni tra Regione e Regione”.

Staremo a vedere come andrà a finire. Intanto c’è da dire che la bozza di provvedimento circolata in questi giorni non è stata confermata dal Governo riunito in queste ore in Consiglio dei Ministri.

 

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