Spending review, Balduzzi: “Sui farmaci nessun passo indietro”

Un passo indietro del ministro Balduzzi? Una beffa del Governo? Niente di tutto questo: il Ministro della Salute difende il provvedimento sui farmaci contenuto nel decreto legge sulla spending review così: ” La norma servirà a consolidare la cultura del farmaco equivalente che consentirà nel medio e nel lungo periodo di abbassare i prezzi del farmaci. Quindi non solo non c’è alcun passo indietro, ma finalmente per la prima volta nella nostra legislazione si parla esplicitamente della prescrizione di un farmaco mediante l’indicazione del “principio attivo”. Ciò a vantaggio esclusivo dei cittadini e in particolare dei pazienti”.

Della questione si è occupata anche l’edizione online del settimanale L’Espresso con toni polemici: “La spending review, in materia di farmaci, poteva fare molto. Ma ha partorito un topolino. Monti ci aveva promesso una norma che obbligasse finalmente l’accoppiata medico/farmacista a fare il nostro interesse e non quello delle industrie. Ci aveva promesso di obbligare i medici a scrivere sulla ricetta il nome della molecola che ci serve per guarire. E non quello del prodotto di marca prodotto da un’azienda specifica, di modo che il farmacista dovesse darci la confezione che costa meno; cioè, quando esiste, il cosiddetto generico che non costa meno perché è più scadente ma perché, essendo scaduto il brevetto, è prodotto da diverse aziende e questo abbassa il prezzo. Invece dal balletto delle lobby è uscita una norma azzeccagarbugli che confonde tutti: il medico deve scrivere sì il nome della molecola, ma anche può indicare la marca che preferisce e può obbligare il farmacista a consegnare proprio quella marca scrivendo un codicillo vincolante, sempre su quella ricetta. Che bel casino! Un pastrocchio che dovrebbe accontentare tutti. E infatti il ministro Balduzzi dichiara che è un equilibrio tra le esigenze di tutti, medici, farmacisti e industrie. E i pazienti? Balduzzi si li è dimenticati”.

Aldilà della polemica, cosa cambia per i cittadini?Una volta entrato in vigore il provvedimento, sulla ricetta rossa, cioè quella dove sono prescritti i farmaci erogati dal Servizio sanitario nazionale, dovrà comparire il nome del principio attivo, cioè il nome della sostanza, contenuta nel farmaco, che possiede proprietà terapeutiche. Questo è già sufficiente perché la ricetta sia valida. Il cittadino con questa ricetta si reca in farmacia e il farmacista gli consegna il farmaco dal prezzo più basso contenente quel principio attivo.La norma prevede anche che il medico “ha facoltà” di aggiungere, oltre al principio attivo, anche il nome commerciale di un farmaco, specificando sulla ricetta che esso è “non sostituibile”, ma in tal caso deve giustificare la non sostituibilità con una sintetica motivazione scritta.

Per esempio può scrivere che il farmaco equivalente deve essere quello prodotto da quella azienda e non da un’altra, perché esso non contiene un eccipiente al quale il paziente in oggetto è allergico. In questo caso il farmacista deve consegnare il prodotto indicato dal medico nella ricetta.Queste disposizioni non riguardano le terapie croniche già in corso. Infatti il legislatore ha evitato di introdurre una normativa che potesse provocare possibili, sebbene rari, inconvenienti, nel corso di una terapia, a causa del passaggio da un medicinale all’altro, sia pur di uguale composizione.

Resta ferma la possibilità per il paziente, già prevista dal decreto “Cresci Italia” dello scorso gennaio (articolo 11 comma 12 del testo convertito dalle Camere) di richiedere al farmacista un medicinale, sia equivalente che di marca, con lo stesso principio attivo ma con un costo più alto, pagando a proprie spese la differenza di prezzo rispetto al farmaco meno costoso. Quando al paziente è consegnato il farmaco avente il costo più alto di quello ammesso al rimborso (o perché il medico ha usato la clausola di non sostituibilità, o perché è il paziente a pretendere dal farmacista un medicinale più costoso) la differenza fra i due prezzi è a carico del cliente.I medici conoscono correttamente i principi attivi dei prodotti farmaceutici. In ogni caso nelle liste pubblicate dall’Aifa i prodotti sono già raggruppati anche per principio attivo.

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