Fecondazione assistita, Consulta boccia divieto di eterologa

Dopo 4 anni di attesa – in assenza totale del Parlamento e del Governo – finalmente si potrà dare una risposta a una questione non più eludibile che ha creato un vuoto di tutela e incentivato il mercato degli ovociti in Europa. Queste le dichiarazioni di Cittadinanzattiva, Hera Onlus e Sos Infertilità, associazioni promotrici del ricorso alla Corte Costituzionale che ha dato vita alla sentenza di oggi che ha dichiarato incostituzionale la legge 40. 

La Corte Costituzionale, infatti, ha dichiarato l’illegittimità della norma della legge 40 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. “Sulla questione è necessaria una condivisione con il Parlamento”, è stato il commento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. “Sono questioni che non si può pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo, ma necessitano una condivisione più ampia, di tipo parlamentare”. “Alla luce delle motivazioni della Consulta – annuncia – al più presto comunicheremo la road map per l’attuazione della sentenza“. Per il ministro, “l’introduzione della fecondazione eterologa nel nostro ordinamento è un evento complesso che difficilmente potrà essere attuato solo mediante decreti”. Inoltre, “ci sono alcuni aspetti estremamente delicati – sottolinea Lorenzin – che non coinvolgono solamente la procedura medica, ma anche problematiche più ampie, come ad esempio l’anonimato o meno di chi cede i propri gameti alla coppia e il diritto d chi nasce da queste procedure a conoscere le proprie origini e la rete parentale come fratelli e sorelle”.

“E’ un successo delle coppie, delle Associazioni e di medici e delle società scientifiche che dal 2010 hanno posto questioni rilevanti e concrete per la vita delle persone. Dopo 4 anni non si poteva arriva continuare ad aspettare. Il legislatore nel nostro Paese è stato assolutamente silente e indifferente nonostante la decina di ricorsi anche sulla diagnosi pre-impianto” ha commentato Maria Paola Costantini, difensore delle coppie e referente nazionale di Cittadinanzattiva per le politiche di PMA, che ha aggiunto “E’ evidente che con questa decisione si è eliminato un vuoto normativo che creava una discriminazione per le coppie sterili nel loro percorso genitoriale. Il nostro ordinamento tutela la maternità e la nascita fornendo supporto a tutte le coppie e perfino la legge 40 ha inserito il sostegno per le coppie infertili che possono accedere anche tramite il servizio sanitario nazionale e regionale. Sono state escluse sole le coppie sterili. La decisione della Corte ristabilisce una equità fra coppie e soprattutto  elimina un mercato degli ovociti ormai diffuso e in aumento. Ora spetta al Ministero della Salute insieme alle società scientifiche e con il supporto delle associazioni di cittadini e pazienti predisporre un sistema appropriato per la donazione dei gameti”.

 Marilisa D’Amico, difensore delle coppie e ordinario di diritto costituzionale all’Università statale di Milano, ha, invece, affermato che “la Corte ha riconosciuto di nuovo – dopo la sentenza del 2009 sempre sulla Legge 40/2004 – che anche in questo caso andavano tutelate “le giuste esigenze di procreazione”, che  era necessario adeguare il nostro sistema che peraltro già prevedeva tutte le protezioni per il nascituro. Il diritto a creare una famiglia e al rispetto della vita privata e familiare sancito dalla Corte europea nonché il diritto alla salute e alla famiglia della nostra Costituzione trovano così piena attuazione. Si tratta di un ragionevole e corretto bilanciamento tra i diritti”.

D’Amico e Costantini ribadiscono che la modifica è circoscritta alle coppie che rispondono ai requisiti dell’art. 5 della Legge 40/2004, e quindi alle coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, con partners entrambi viventi. Non è quindi per single, coppie omossessuali o alle cd “mamme nonne”. La donazione dei gameti sarà quindi gratuita e anonima, mediante un percorso di consenso informato e con l’ausilio del medico. Non sussistono né rischi di disconoscimento di genitorialità successivo né di creare alcun legame giuridico con il donatore o la donatrice. Sarà sempre possibile sia per la coppia che per il nato ottenere informazioni di carattere sanitario a tutela della sua salute.

“Con questa sentenza, l’ltalia interrompe il processo di commercializzazione dei tessuti umani, sviluppatosi proprio grazie ai divieti della legge 40 in diversi paesi della UE, dove gli speculatori hanno lucrato sulla necessità delle coppie italiane, sfruttando il bisogno economico di giovani “donatrici”. In Italia, la donazione dei gameti, così come avveniva prima della entarta in vigore della legge 40 e dei suoi assurdi divieti, deve essere esclusivamente basata sul principio dell’altruismo e dell’assenza di commercializzazione” ha commentato Antonio Guglielmino, Direttore Istituto di Medicina e Biologia della Riproduzione HERA/UMR di Catania.

Comments are closed.