Giochi d’azzardo, verso stop agli spot e limiti alle slot machine

La dipendenza da gioco d’azzardo è oggi una vera malattia che colpisce circa un milione di italiani, tanto che la ludopatia sarà presto inserita nell’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza. Cioè lo Stato si farà carico di questa emergenza sociale, garantendo il giusto percorso di “prevenzione, cura e riabilitazione” ai malati da gioco.

Lo ha annunciato ieri il Ministro della Salute Renato Balduzzi in una trasmissione in onda su La7, indicando anche alcune linee di intervento, dallo stop agli spot che non sottolineano in modo adeguato il “pericolo” del gioco d’azzardo ai limiti al proliferare delle slot machine.

Intanto il PD ha presentato alla Camera un ddl che propone di inserire la ludopatia tra le malattie per le quali è previsto l’intervento della sanità pubblica, consentire ai sindaci di vietare l’apertura di sale da gioco in luoghi sensibili, controllare meglio la liquidità mobilitata.

Il Codacons chiede al Ministro Balduzzi di passare dalle parole ai fatti. “Il fenomeno delle ludopatie è una vera e propria emergenza sociale – spiega il Presidente del Codacons Carlo Rienzi – Occorre tutelare i cittadini ponendo un limite agli spot e al proliferare di locali e sale adibite al gioco, che stanno sorgendo come funghi in tutta Italia”. Il Codacons chiede non solo di limitare le pubblicità nel settore, ma di accompagnarle con l’indicazione delle probabilità di vincita per ogni singolo gioco, probabilità che devono essere affisse in modo ben visibile anche all’interno delle ricevitorie. “Il Ministro Balduzzi deve impegnarsi anche per sbloccare il decreto sulle ludopatie, fermato dal Ministero dell’Economia, indispensabile per limitare il fenomeno delle dipendenze da gioco in Italia e salvare migliaia di famiglie dalla rovina economica e sociale. Basti pensare – conclude Rienzi – che per ogni giorno di ritardo nel varo del decreto, 10 nuove slot machines incrementano la dipendenza da gioco”.

Secondo l’Adoc nel 2012 gli italiani spenderanno il 10% del proprio reddito nei giochi, accumulando debiti medi di 10-12 mila euro. Senza contare la spesa per i giochi clandestini e non regolari, un fenomeno in crescita purtroppo anche tra i più giovani, soprattutto nel settore del gioco online, che spesso si consuma senza regole e fuori dai confini nazionali. “Il debito medio contratto dai giocatori patologici – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – oltre un milione in Italia, si attesta sui 10-12 mila euro, ma si toccano punte anche di 30-40 mila euro. Oltre a provocare seri disagi familiari, sociali e psicologici. In questo senso sono gravi le responsabilità delle trasmissioni dedicate al poker, del continuo spam sui casinò online e degli spot pubblicitari. Aumentano lo spirito di emulazione e, di conseguenza, il rischio di indebitamento per migliaia di consumatori”.

L’Adoc raccoglie e rilancia l’idea del Ministro Balduzzi di vietare gli spot destinati ai giochi e di limitare le slot-machine. Per combattere questo fenomeno e aiutare i giocatori patologici l’Adoc chiede che il 5% delle entrate derivanti dalle giocate sia destinato ad un fondo di assistenza, gestito in collaborazione con le Associazioni dei consumatori e quelle operanti nel sociale, che promuova campagne informative sui rischi legati al gioco d’azzardo, che controlli l’espandersi del fenomeno e che dia aiuto sia economico che psicologico alle famiglie vittime del gioco d’azzardo, che rischiano di cadere nella trappola dell’usura e della malavita organizzata, con il rischio che quest’ultima gestisca sempre di più vasti settori sociali.

Si è passati dai pochi giochi disponibili (Totocalcio, Lotto, Totip) in cui la giocata era limitata all’1-2% dei consumi annui, alla anomalia odierna – continua Pileri – dove i giochi regolari gestiti o controllati dallo Stato vanno moltiplicandosi, dal Superenalotto al Gratta&Vinci, dalle slot machine sempre più diffuse nei bar alle scommesse, sportive e non, dal bingo ai giochi televisivi. Esiste oramai una giungla che ti lusinga e che ti illude di risolvere i problemi legati alla crisi economica e occupazionale con vincite che in realtà sono percentualmente improbabili, ai limiti dell’impossibile. D’altronde nel momento di crisi c’è sempre la tendenza di aumentare il numero di giochi e di giocate. E sono le zone più depresse, come il Sud, la Campania o l’Abruzzo, ad essere quelle più influenzate”.

Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), esprime apprezzamento per “la battaglia che il Ministro Renato Balduzzi ha intrapreso contro il gioco d’azzardo. Il vento sta cambiando e finalmente anche la politica dimostra più sensibilità al tema, nonostante il gioco rimanga una preziosa fonte di guadagno a cui lo Stato non può rinunciare. D’accordo con il Ministro – prosegue Dona – crediamo che la soluzione non sia proibire il gioco, ma rendere i consumatori più consapevoli dei rischi delle ludopatie ed intervenire con norme più stringenti sul settore”. “In più occasioni abbiamo espresso la nostra preoccupazione rispetto alle dimensioni assunte dal fenomeno – afferma l’avvocato Dona – lo scorso anno denunciammo la pubblicità “10 e lotto”,   giudicando ingannevole il messaggio: ‘vincere è ancora più semplice che giocare’; qualche settimana fa, poi, la nostra organizzazione si è fatta promotrice, con il supporto del gruppo alla Camera di Futuro e Libertà, di una mozione parlamentare che impegna il Governo a disciplinare in modo più stringente il mercato. Ora, ci aspettiamo un intervento concreto della politica affinché al cambio culturale si aggiunga una reale presa di posizione di chi governa”.

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