Obiettivo sostenibilità. La salute fa progressi ma ancora grandi disparità

La salute è sicuramente uno dei fattori che più influiscono sulla qualità della vita e sul progresso civile di una società. L’Agenda 2030 dell’Onu, quindi, non poteva fare a meno di prevedere il raggiungimento di target specifici su questo argomento. La salute è segnata da profonde differenze territoriali: in Africa la speranza di vita alla nascita è di 60 anni contro i 76.8 anni dell’Europa (WHO, 2015).In Italia, a fronte di un valore nazionale di 82.3 anni (Istat, 2015), nella Provincia Autonoma di Trento si vive quasi tre anni in più che in Campania.

Già da uno sguardo sommario si evince perciò che, nonostante il miglioramento rispetto all’Obiettivo 3, persistono forti disuguaglianze di fronte all’offerta sanitaria, in termini di accesso e di qualità.

Come nella maggior parte dei Paesi economicamente avanzati, anche in Italia sta maturando la convinzione che occorra spostare progressivamente le attenzioni e l’impegno dagli obiettivi del passato (lotta alle patologie acute, cure ospedaliere, efficienza economico-finanziaria) a quelli compatibili con il nuovo contesto epidemiologico ed ambientale, e dunque verso le patologie croniche, la prevenzione, la qualità della vita delle persone affette da malattie croniche, l’assistenza domiciliare, la sostenibilità di lungo termine, l’uguaglianza di tutti di fronte all’offerta sanitaria.

Nel Rapporto 2017 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, AsVis, l’Alleanza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, ha esaminato la situazione dell’Italia in relazione all’Obiettivo 3- “Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età”– dell’Agenda 2030.

I Target dell’Obiettivo 3 includono diversi impegni significativi sottoscritti dall’Italia, tra i quali:

  • Target 3.7 – “Entro il 2030, garantire l’accesso universale ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, compresi quelli per la pianificazione familiare, l’informazione e l’educazione, e l’integrazione della salute riproduttiva nelle strategie e nei programmi nazionali”.
  • Target 3.8 – “Conseguire una copertura sanitaria universale, compresa la protezione dai rischi finanziari, l’accesso a servizi essenziali di assistenza sanitaria di qualità e l’accesso a farmaci essenziali sicuri, efficaci, di qualità e a prezzi accessibili e vaccini per tutti”.

Un ulteriore impegno Onu sottoscritto dall’Italia è quello di dimezzare, entro il 2020, “il numero di decessi a livello mondiale e le lesioni da incidenti stradali” (Target 3.6).

Relativamente alla salute delle donne, nonostante le normative esistenti, tra cui i provvedimenti che introducono per la prima volta nel diritto italiano la medicina di genere (2016), la mancata applicazione di alcune leggi (405/1975 istitutiva dei consultori familiari e 194/1978 sulla tutela sociale della maternità e interruzione volontaria della gravidanza) fa registrare carenze nel Servizio sanitario nazionale (Ssn) con un impatto negativo sulla salute di donne e ragazze. Queste carenze sono state anche oggetto delle raccomandazioni del Comitato per i diritti umani dell’Onu formulate nel marzo 2017. Sarebbe importante, pertanto, che nel Piano Nazionale della Prevenzione e nel Patto per la Salute fossero maggiormente presenti le problematiche emergenti relative alla salute delle donne.

I nuovi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) prevedono importanti ampliamenti delle cure che le unità sanitarie di tutto il Paese sono tenute ad assicurare in regime di Servizio sanitario nazionale (Ssn), specie per quanto riguarda alcune aree che in precedenza erano parzialmente o del tutto scoperte, ed in particolare cronicità, disabilità e prevenzione.

La legge, in primo luogo, definisce e descrive in modo più chiaro attività, servizi e prestazioni che sono garantite dal SNN, eliminando quelle considerate ormai obsolete; aggiorna gli elenchi delle malattie rare, delle malattie croniche e invalidanti per cui si ha diritto all’esenzione; rinnova la nomenclatura della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica.

Tra le novità introdotte, sicuramente, c’è l’inserimento di 110 nuove patologie e lo spostamento da malattie rare a croniche, tra le altre, della celiachia, dell’endometriosi e della sindrome di down. Compaiono per la prima volta disposizioni per la fecondazione assistita eterologa e omologa e lo screeing neonatale. Ci sono i nuovi vaccini per la varicella, lo Pneumococco, il Meningococco e si estende quello per il Papillomavirus anche ai maschi. Per gli affetti dalla “malattia del gioco d’azzardo” ci saranno nuovi trattamenti contro la ludopatia e vengono aggiornati i livelli essenziali di assistenza per la diagnosi precoce, la cura e il trattamento dei disturbi generati dall’autismo. Saranno forniti dal SSN attrezzature per disabili come barelle adattate per la doccia, arti artificiali di ultima generazione, sistemi di riconoscimento vocale e di puntamento con lo sguardo.

Sussistono, però, alcune incertezze rispetto alle risorse da destinare alle nuove aree di cura indicate e, soprattutto, all’attuazione del provvedimento in tutte le Regioni, in particolare in quelle in cui persistono forti disparità di accesso all’assistenza.

Per ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi, AsVis propone di: definire criteri e parametri per la realizzazione di una piena uguaglianza di tutti di fronte alla malattia e alla prevenzione; ridefinire i confini del rapporto tra attuazione dei diritti e vincoli di bilancio; vigilare sulle forme di offerta privata incontrollata di servizi a domicilio o “su strada” offerti da una miriade di soggetti, alcuni dei quali scarsamente qualificati; garantire una più capillare digitalizzazione della sanità; porre maggiore attenzione alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti delle donne durante tutto l’arco della vita riproduttiva, attraverso il potenziamento dei consultori familiari su tutto il territorio nazionale, l’accompagnamento al parto-nascita, l’aumento dei punti di ascolto per fronteggiare la violenza intra-familiare e un’attenzione particolare per le esigenze della comunità Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender e Intersex) dal punto di vista della tutela della salute.

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS per l’Obiettivo 3 indica un significativo miglioramento della situazione italiana, perché passa dal 76,3 del 2007 al 111,1 del 2015, soprattutto grazie ad un netto miglioramento dei tassi di mortalità e dei comportamenti a rischio, come il consumo di alcool. Si segnala però una nota particolarmente negativa: la riduzione della copertura vaccinale anti-influenzale per le persone di 65 anni e più.

Tuttavia, il fatto che un indice composito migliori non significa che l’Italia sia per definizione su un sentiero che le consentirà di centrare gli Obiettivi nel 2030, ma semplicemente che il Paese si sta muovendo nella direzione giusta.

@ELeoparco

 

Notizia pubblicata il 04/10/2017 ore 17.14

 

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