Patto per la Salute, alle battute iniziali ma è già polemica

E’ iniziato il confronto tra Governo e Conferenza delle Regioni sul nuovo Patto per la Salute. L’accordo, che dovrà regolare il funzionamento del servizio sanitario nazionale negli anni 2013-2015, dovrà essere siglato entro il mese di aprile per evitare che il Governo proceda d’autorità. La bozza che circola da qualche giorno parte da alcuni presupposti preoccupanti: innanzitutto i tagli delle risorse per gli anni 2012-2014 mettono in crisi, per stessa ammissione delle regioni, la tenuta del sistema.Anche Cittadinanzattiva esprime preoccupazione: “La logica adottata è quella che se le risorse prefissate per la sanità (2013-2014) sono insufficienti a garantire l’erogazione degli attuali LEA, non c’è altra soluzione che diminuire la quantità delle prestazioni sanitarie garantite dallo Stato e chiedere contestualmente ai cittadini di pagare ancora di più. Una soluzione ragionieristica, che ridimensiona l’attuale portata del Diritto alla Salute e che non intercetta la strategia dell’equità dell’azione statale richiamata più volte dal Presidente del Consiglio Monti”, ha commentato Tonino Aceti, responsabile del Coordinamento nazionale Associazioni Malati Cronici (CNAMC) di Cittadinanzattiva.  

“Di fatto”, continua Aceti, “si introduce il pagamento del ticket per le prestazioni volte alla diagnosi e al monitoraggio delle malattie croniche e rare al contrario di quanto previsto dal dd.mm. 329/99 e 279/01. Un atto profondamente iniquo perché va ad incidere sui redditi delle persone che a causa della propria condizione di salute, e quindi non per scelta, si trovano costrette ad utilizzare più di altre il SSN: molte volte anche con costi a proprio carico che raggiungono mediamente gli 850 euro annuali (Fonte: IX Rapporto CnAMC)”.

“Viene cancellato, con l’introduzione del principio del co-payment, il diritto all’erogazione gratuita  dell’assistenza protesica prevista dal Decreto 332 del ’99, fondamentale per garantire in particolare alle persone con disabilità, un’adeguata qualità della vita e la loro partecipazione attiva nel mondo del lavoro, della scuola e più in generale nella società. A questo vengono aggiunti ticket sugli alimenti per celiaci, prodotti per diabetici, pannoloni e ossigeno domiciliare. Praticamente viene scaricato sugli assistiti il costo di una buona fetta di assistenza che oggi è garantita dal SSN”, ha ancora commentato Aceti.

Siamo ormai in presenza di tagli lineari ai diritti dei cittadini e non solo più alle risorse, i diritti conquistati negli anni dalle persone con patologia cronica e rara, e più in generale con disabilità, in un colpo solo fanno un balzo all’indietro di oltre 10 anni.

 “Siamo fortemente convinti che azioni appropriate sulle patologie croniche (che assorbono circa il 70% della spesa pubblica socio-sanitaria a fronte di una loro diffusione pari al 38,6% della popolazione),  possono contribuire alla sostenibilità del SSN, ma il contributo non può consistere in minori prestazioni garantite, più ticket e meno diritti, come la logica dei tagli lineari impone”, ha concluso Aceti. “Crediamo invece che sia ormai urgentissimo e improcrastinabile, anche al fine di garantire equità, inserire nell’agenda delle politiche sanitarie pubbliche, già a partire dal Patto per la Salute 2013 –2015, un Piano strategico nazionale di azione sulle patologie croniche e rare”, con particolare attenzione alla prevenzione, ai Piani personalizzati di cura, alla definizione dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) per patologia, alla riforma dell’attuale sistema di cure primarie e all’integrazione Ospedale-Territorio. In tutto questo percorso chiediamo venga garantito il coinvolgimento di tutti i stakeholder, e in particolare delle Organizzazioni civiche di tutela dei diritti e delle Associazioni dei pazienti. Ad oggi questo coinvolgimento ancora non è stato attuato, nonostante sia stato richiesto formalmente e nonostante l’attivazione di specifici tavoli tecnici ministeriali su questi argomenti. Un patto per la Salute per essere un Patto deve prevedere il confronto e l’accordo con tutti gli attori, e quindi anche con i cittadini”.

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