Protesi all’anca tossiche, Regione Marche procede nelle verifiche

Lo scandalo delle protesi all’anca Depuy che sarebbero tossiche ha raggiunto l’Italia, più precisamente le Marche dove risultano 47 protesi vendute alle strutture sanitarie regionali, di cui solo 41 impiantate su pazienti. La Regione – ha fatto sapere ieri il direttore del dipartimento Salute e Servizi Sociali, Carmine Ruta –  si e` prontamente attivata per effettuare un monitoraggio completo sui pazienti coinvolti, in modo da seguire l’evolversi clinico e legale della questione.

 Dopo la circolare ministeriale del 24 gennaio 2012, che sollecitava un monitoraggio della situazione  – ha affermato Ruta – abbiamo subito attivato il sistema sanitario regionale per trasmettere le disposizioni e le sollecitazioni del Ministero.

Alle Aziende sanitarie, all’Asur e all’Inrca sono stati chiesti di avviare i controlli sui pazienti, di conoscere le revisioni effettuate e le motivazioni dell’eventuale sostituzione chirurgica delle protesi.

Il monitoraggio effettuato dalla Regione evidenzia che le protesi d’anca DePuy sono state vendute a cinque strutture ospedaliere marchigiane: Ospedale civile di Jesi (20 le protesi fatturate, di cui 17 impiantate), l’Ospedale civile ‘Fraternita` Santa Maria della Misericordia’ di Urbino (13 acquistate, 10 utilizzate), l’Inrca di Ancona (10 acquistate, 10 impiantate), la Casa di cura Villa Anna di San Benedetto del Tronto (utilizzate tutte le 3 protesi fatturate), il Polo ospedaliero di Loreto (impiantata la sola protesi acquistata).  Nosocomi come l’Ospedale regionale di Torrette (Ancona) e Marche Nord di Pesaro, invece, non risultano tra gli acquirenti del modello segnalato dal Ministero.

Lo scandalo delle protesi all’anca Depuy è partito dall’Inghilterra per diffondersi in tutto il mondo, rischiando di diventare ancora più vasto di quello delle protesi al seno PIP. Sono infatti ben 49mila i pazienti operati all’anca che potrebbero avere nel loro corpo protesi di metallo, prevalentemente di cromo e cobalto, potenzialmente dannose per la salute. In Italia, invece, sono 3500 quelli a rischio.

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