Punti nascita, Neonatologi: chiudere strutture con meno di mille nati l’anno

A un anno dallo sciopero nazionale del personale delle sale parto, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) si unisce alla protesta di ginecologi e ostetriche per la mancata chiusura delle strutture con meno di mille nati l’anno, per la mancata razionalizzazione dei punti nascita e la scarsità di sicurezza per madri e bambini in strutture in cui il volume di attività sia ridotto. “Da anni la SIN si sta battendo perché si riducano o si eliminino i punti nascita con meno di 1000 parti l’anno – afferma Costantino Romagnoli, Presidente della SIN, Società Italiana di Neonatologia, Professore di Clinica pediatrica all’Università Cattolica di Roma e Direttore dell’Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico A. Gemelli – Questo porterebbe ad un migliore utilizzo delle risorse economiche ed umane, migliorerebbe la qualità delle prestazioni sanitarie e, soprattutto, porterebbe ad una riduzione dei rischi di contenziosi medico-legali”.

Secondo i neonatologi, uno dei problemi riguarda la mancata attuazione dell’Accordo Stato-Regioni e l’autonomia delle Regioni che decidono se applicare o meno gli indirizzi del Governo centrale. “Il Governo centrale emana degli indirizzi, ma le singole regioni si ritengono autonome nell’applicarle o meno. In questo gioco la voce delle Società scientifiche, spesso coinvolte in tavoli tecnici, viene ascoltata molto poco se non per nulla”, afferma Romagnoli. Altro tema sollevato dalla SIN è quello dei contenziosi medico-legali e delle ripercussioni in tema di assicurazioni:  “Si è calcolato – continua Romagnoli – che di tutti i contenziosi medico-legali che coinvolgono i neonatologi/pediatri meno del 5% si conclude con il riconoscimento di una colpa, non sempre grave. Tuttavia la mole di contenziosi che vengono sollevati nella speranza di un indennizzo, sempre più facile, pesa in modo determinante sui bilanci delle Società Assicuratrici che stanno progressivamente abbandonando il mercato sanitario. Di qui le auto-assicurazioni delle aziende con ripercussioni negative sui sanitari. Non è il caso di fare demagogia, ma è certo che la chiusura dei centri nascita con meno di 1000 parti l’anno e la centralizzazione delle attività di terapia intensiva neonatale porterebbero ad un notevole risparmio economico e ad una migliore utilizzazione delle risorse umane”. Per i neonatologi, inoltre, le autonomie regionali non possono e non devono più creare disparità di prestazioni assistenziali, che finiscono per penalizzare proprio i neonati.

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