CGIL: rilanciare Servizio sanitario a rischio. Balduzzi: no tagli ma riorganizzazione

Per la CGIL, il servizio sanitario è a rischio e serve un rilancio che inverta la strategia recessiva. Per il Ministero della Salute, sul Servizio sanitario nazionale non ci sono stati tagli ma una riorganizzazione delle risorse. Unico è l’obiettivo deli interventi: aumentare efficacia ed efficienza del servizio per i cittadini. Al centro del dibattito c’è il Servizio Sanitario nazionale, oggetto di quattro linee di intervento contenute nella proposta della CGIL: rilanciare il Servizio sanitario nazionale, pubblico e universale; garantire l’assistenza territoriale 24 ore su 24; creare e salvaguardare l’occupazione nel settore; avviare processi di contrattazione e partecipazione. Sono queste le quattro linee di intervento contenute nella proposta del sindacato per “salvare e rilanciare” il servizio sanitario nazionale che versa in una situazione di “grave rischio dopo essere stato sottoposto a tagli lineari per 30 miliardi di euro nel periodo 2011-2015”.

Nel corso di un’assemblea pubblica, dal titolo “Una sanità. Di tutti. Salute, qualità, lavoro, diritti”, il sindacato di Corso d’Italia ha fornito ieri la fotografia dello stato in cui versa il  settore “sottoposto ad una pesante riduzione delle risorse – ha osservato il Segretario confederale della CGIL, Vera Lamonica – che mettono in discussione la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) sanitaria per i cittadini, le condizioni di lavoro e persino i livelli di occupazione”. Per questo secondo la CGIL non è possibile restare fermi: “Dobbiamo continuare la mobilitazione per fermare i tagli – ha affermato Lamonica – e per invertire la strategia anticrisi ‘recessiva’ del governo italiano ed europeo e, contemporaneamente, associare una contrattazione e una mobilitazione per favorire i processi di riorganizzazione del nostro Ssn e di salvaguardia del lavoro”. Per il sindacato bisogna rilanciare il Servizio sanitario pubblico e universale, evitare l’introduzione di due miliardi di nuovi ticket dal 2014 e che il finanziamento del 2013 sia inferiore all’anno appena passato.

Sul finanziamento risponde però direttamente il Ministro della Salute Renato Balduzzi: “Le risorse destinate alla sanità non sono diminuite, ma sono rimaste costanti negli ultimi tre anni in termini percentuali sul Pil e sono sostanzialmente allineate a quelle del Regno Unito, della Svezia, della Spagna – afferma Balduzzi –  Nel 2013, dopo quanto previsto dalla spending review (- 1 miliardo e 800 milioni) e dopo la legge di stabilità (- 600 milioni), il finanziamento della sanità ammonterà a 107 miliardi e 9 milioni di euro. Sul Pil reale c’è un incremento percentuale di poco meno dello 0,5. Si tratta quindi in realtà di un definanziamento rispetto alle risorse che avremmo avuto a disposizione se la ricchezza del Paese fosse cresciuta. A questo definanziamento si deve far fronte con una migliore organizzazione dei servizi: è il motivo per cui abbiamo avviato una manutenzione straordinaria del Servizio sanitario nazionale”.

Per Balduzzi non c’è “nessun taglio di servizi ai cittadini, ma spesa più efficiente nel campo dei dispositivi medici, della farmaceutica, delle prestazioni dei privati accreditati, e maggiore attenzione all’appropriatezza dei servizi erogati. D’altra parte spendere di più significa quasi sempre spendere peggio: le Regioni che hanno disavanzi più elevati garantiscono una minore qualità di servizio ai cittadini. Susanna Camusso ha ragione quando dice che la sanità non è un costo e che bisogna ragionare sulle risorse in termini di maggiore efficacia ed efficienza per i cittadini: esattamente per questo motivo il Governo, con il decreto Salute e sviluppo, ha lavorato per difendere la qualità del nostro sistema sanitario imponendo più trasparenza e più rigore organizzativo e amministrativo da parte di tutte le strutture, sia pubbliche sia private”.

Per Federconsumatori, invece, “le recenti rilevazioni Istat relative alla spesa sanitaria confermano che nel nostro Paese non si investono sufficienti risorse nel Sistema Sanitario Nazionale e smentiscono chi sostiene che in Italia si spenda troppo per la sanità. Nel 2011 la nostra spesa sanitaria è stata di circa 112 mld di euro, pari al 7,1 per cento del Pil e 1.842 euro annui per abitante. Tali cifre, sensibilmente inferiori rispetto a quelle degli altri grandi Paesi europei, sono in evidente contrasto con le decisioni del Governo, che in questi mesi ha adottato una linea di tagli radicali”. In questo quadro si inserisce un clima di sfiducia alimentato da numerose notizie di illeciti commessi in ambito sanitario, prosegue la sigla, con casi di malasanità e malagestione “che confermano la necessità di un impegno concreto per individuare le responsabilità e mettere in atto correzioni e controlli necessari. E’ urgente – afferma Federconsumatori – restituire un ruolo centrale al diritto alla salute ai cittadini, che oggi sono costretti a pagare sempre di più per ricevere servizi e prestazioni peggiori. Occorre dunque ascoltare tutti i soggetti coinvolti e garantire l’applicazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza”.

Comments are closed.