Innovazione e sanità: parla Carlo Mochi Sismondi (Presidente di Forum P.A.)

Prende oggi il via la terza edizione di S@lute, il Forum dell’Innovazione per la Salute. La manifestazione svilupperà un racconto inedito della filiera della salute lungo le direttrici tematiche della ricerca, della digitalizzazione e del welfare. Ad animare il confronto attorno a questi cluster di discussione saranno i protagonisti della sanità italiana: medici, farmacisti, ricercatori, università, rappresentanti delle associazioni, pazienti, grandi aziende e start up. Il Forum sarà un’occasione importante per mappare l’innovazione attuale e prefigurare le trasformazioni future.

Perché c’è così bisogno di mettere in contatto l’innovazione digitale e la sanità?

Lo abbiamo chiesto al Presidente di Forum P.A., Carlo Mochi Sismondi, che ha sottolineato come “Oggi una esigenza prioritaria per il mondo della sanità è portare i servizi dove sono i cittadini, creare una “Sanità a Km zero”, e questo non si può fare senza utilizzare le nuove tecnologie che consentono di ridisegnare servizi e processi, rispondendo alle nuove richieste di assistenza e cura, usando meglio le risorse per fare di più con meno. Possiamo dire che l’espressione “sanità digitale” o e-health è un equivoco: non esiste, infatti, una sanità digitale e una non digitale, esiste solo una buona sanità che vive, respira, si muove nel mondo digitale, ne è profondamente trasformata”.

Non digitalizzare significa quindi ratificare la disuguaglianza di accesso alle cure erogate dal sistema; accettare il decadimento della qualità delle prestazioni. In soli 5 anni l’Italia è passata dal 15° al 22° dei 34 sistemi sanitari censiti dall’Euro Health Consumer Index 2015. Inoltre, dal “Bilancio di sostenibilità del Welfare italiano” si evince come nel 41,7% dei nuclei familiari, almeno una persona rinunci alle prestazioni sanitarie a causa delle lunghe liste d’attesa e dei costi elevati.

“La sfida è saper sfruttare la disruptive innovation per crescere e per creare benessere equo e sostenibile per tutti”, precisa Mochi.

La digitalizzazione e l’innovazione ad essa collegata offrono opportunità in tutti gli ambiti del mondo sanitario. Nell’ultima assemblea annuale di Farmaindustria del giugno scorso è stato evidenziato come le tecnologie digitali ridisegnino il rapporto tra il paziente e il medico, portando a terapie personalizzate; medicina di precisione e di genere. “La filiera della robotica e dell’ingegneria biomedica assumeranno un’importanza sempre crescente per offrire ai pazienti servizi che migliorino la qualità”, commenta Mochi, che prosegue: “L’uso pervasivo della rete internet consentirà la telemedicina, cioè l’assistenza senza far muovere il paziente; il teleconsulto tra più specialisti clinici residenti in parti diverse del mondo; sensori indossabili, impiantabili o ingeribili assicureranno la disponibilità di grandi quantità di informazioni sul nostro stato di salute, che permetteranno risposte mediche appropriate e più efficaci in caso di malattie croniche, emergenze o epidemie. Tutto ovviamente su smartphone: porteremo la nostra salute in tasca”.

È possibile valutare che tipo di ricadute positive ci saranno dall’implementazione di soluzioni all’avanguardia?

“Quando la trasformazione digitale si mette al servizio della salute incrementa l’efficacia dell’atto medico o assistenziale; garantisce un uso migliore dei soldi pubblici; stimola settori della nostra economia favorendo la creazione di imprese e generando posti di lavoro. Il comparto salute – considerando l’intera filiera – produce in Italia 290 Miliardi, il 9,4% del PIL, impiega 3,8 milioni di persone, il 16,5% del totale degli occupati del Paese. Sono cifre impressionanti e sono destinate a crescere a causa dell’invecchiamento demografico e dell’aumento delle patologie croniche, basta pensare alle forme di assistenza non familiare nei casi di fragilità, non autosufficienza e disabilità. Il comparto salute è capace da solo di condizionare lo sviluppo economico e l’attrattività del nostro Paese”.

Il Digital first per il nostro Sistema Sanitario Nazionale sembra quindi irrinunciabile. “E non esistono ostacoli dal basso”, sottolinea il Presidente di Forum P.A., “Lo dimostra il fatto che se informazioni e servizi digitali vengono offerti in modo facilmente accessibile, operatori professionali e cittadini li usano. Ciò conferma che gli italiani si comportano come in altri Paesi”.

Dall’ultima ricerca svolta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano in collaborazione con Doxa, su un panel statisticamente rappresentativo di 1.000 cittadini, emerge come il 2016 abbia fatto registrare un vero e proprio boom nell’utilizzo di servizi sanitari online.

Non si tratta dei mitici “millennials”, ma di una popolazione matura di età compresa tra i 35 e i 54 anni, una popolazione che, già abituata a fruire dei servizi in rete per la propria vita privata e professionale, è ben disposta ad usare la rete per i servizi sanitari di cui ha bisogno per sé e per la propria famiglia, se questi sono semplici, accessibili e fanno risparmiare tempo e fatica”, commenta Mochi.

In base a questi dati, le conoscenze digitali dei cittadini non sembrano essere un ostacolo alla diffusione dei servizi sanitari digitali. “Serve una doppia azione: da una parte è necessario avvicinare cittadini e professionisti, che ancora hanno un contatto molto marginale con le tecnologie o non l’hanno affatto; dall’altra rendere i nuovi servizi effettivamente “convenienti””.

Supponendo di poter fare un confronto con altre realtà europee, come si collocherebbe l’Italia in una ipotetica classifica sul livello di innovazione digitale in ambito sanitario?

Uscirei dalla logica delle classifiche per sottolineare un fatto: in Italia l’innovazione c’è, ma spesso è nascosta. Per portarla allo scoperto basta dare voce ai soggetti pubblici e privati impegnati sui territori e offrire uno spazio di visibilità a chi si confronta ogni giorno con problemi (finanziari e organizzativi) e relative soluzioni. Lo ha dimostrato la call “Innova S@lute 2017”, che ha raccolto 112 candidature, il 10% in più rispetto alla prima edizione. Sono arrivati progetti davvero interessanti, dalla suite di serious games per la tele-riabilitazione dei pazienti all’esoscheletro stampato in 3D utilizzato al posto del tradizionale gesso. Dalla app che permette di ricevere le prescrizioni farmaceutiche sul proprio smartphone a quella per la promozione di corretti stili di vita tra i ragazzi. Dai corsi per superare il digital divide in ambito sanità digitale alla logistica informatizzata per la gestione dei farmaci. Il 21 settembre a Roma durante la manifestazione S@lute2017 conosceremo i vincitori, ma tutti i progetti dimostrano la vitalità di questo settore”.

Le tecnologie mettono a disposizione e utilizzano un’enorme quantità di dati. La circolazione dei dati aumenta, coinvolgendo pazienti, operatori sanitari ma anche terzi esterni al sistema di assistenza e cura. Questo naturalmente, trattandosi di dati particolarmente sensibili, pone in maniera forte la necessità della protezione e della sicurezza dei dati stessi.

Quali sono le principali difficoltà da superare in questo senso e con quali strumenti?

Per il Presidente Mochi “Nel processo di trasformazione digitale va anzitutto garantita la persona e la sua dignità, con la rapida e piena applicazione del Nuovo Regolamento UE in materia di protezione dei dati personali. Bisogna poi assicurare ai professionisti sanitari dati certi, nel giusto tempo e sicuri, autorizzati. Nella fase di progettazione di sistemi digitalizzati per la sanità, quindi, si deve porre attenzione sia alle esigenze dei cittadini che a quelle degli operatori. Privacy e security by design sono le parole d’ordine: cioè pensare ogni sistema e ogni APP tenendo conto che deve garantire la riservatezza ai cittadini e la certezza del dato ai medici.

 

Notizia pubblicata il 20/09/2017 ore 17.44

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