Pronto soccorso Nola: pazienti curati per terra, Cittadinanzattiva: i letti da casa no!

Il direttore sanitario e i primari di pronto soccorso e medicina d’urgenza dell’ospedale di Nola sono stati sospesi dall’Asl Napoli 3 Sud, si apprende da fonti stampa. Nei giorni scorsi, a causa del sovraffollamento, alcuni pazienti sono stati curati per terra, nei corridoi, un’immagine che ha fatto il giro dei social network. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Nas inviati dal Ministro della Salute Lorenzin e la Asl ha stabilito la sospensione.

“I medici hanno fatto il proprio dovere, non vedo che responsabilità possano avere. Qua se ci sono responsabilità sono a livello apicale, a livello di Asl e 118, del perché non funziona il territorio”, ha dichiarato, secondo quanto riportato dalla stampa, il Ministro Lorenzin. “Medici, infermieri e operatori che lavorano nei pronto soccorso dei grandi ospedali italiani sono degli eroi che fanno il loro lavoro e quando arriva un malato hanno il diritto e il dovere di curarlo. Ritengo invece che vedere i pazienti sdraiati a terra sia il segno di un fenomeno di natura organizzativa su cui deve essere fatto un chiarimento molto serio perché nella Regione Campania i piani e gli atti amministrativi sono stati fatti, le reti sono state disegnate, poi sta a chi le deve realizzare e monitorare verificare che questo sia fatto bene”.

Sul caso del pronto soccorso di Nola interviene Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato: “immagini inaccettabili che richiamano alla mente non una struttura del nostro Servizio Sanitario Nazionale ma un ospedale da campo, con condizioni disumane per cittadini e operatori sanitari. Ad essere calpestati sono innanzitutto i diritti delle persone malate, come quello alla dignità personale, alla riservatezza e alla sicurezza“. Queste le dichiarazioni di Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Il rischio è che a breve ci chiedano di portarci il letto da casa”.

“Si sapeva del picco influenzale, si sapeva del freddo e quindi ci si poteva e doveva attrezzare per tempo nel garantire la gestione del possibile sovraffollamento dei Pronto Soccorso, che poi puntualmente si è verificato. E le responsabilità sono tanto a livello di singola struttura sanitaria che a livello di Regione, la quale ha tra i suoi compiti la programmazione e la verifica dei servizi. Non si può mettere i cittadini di fronte alla scelta tra il non essere assistiti o invece esserlo ma sdraiati a terra”.

“Se prima il sovraffollamento dei PS poteva essere considerato una condizione straordinaria”, spiega Aceti, “negli ultimi anni purtroppo sta diventando quasi l’ordinario, prevedibile nei momenti di picco influenzale, e quindi a maggior ragione ogni struttura sanitaria dovrebbe avere un Piano di Gestione del Sovraffolamento come raccomandato dalla SIMEU (Società italiana dei medici dell’emergenza urgenza); allo stesso tempo, nel 40% dei PS manca l’Osservazione Breve Intensiva con posti letto dedicati, come emerge da un nostro recente monitoraggio nazionale, svolto insieme alla SIMEU. E ancora il 45% dei DEA di I° livello non ha conoscenza in tempo reale dei posti letto disponibili nei reparti di tutta la struttura e questo incide su affollamento, sovraccarico del personale e qualità dell’assistenza”.

Secondo Aceti, dunque, il personale sanitario dovrebbe essere adeguato ai bisogni di assistenza e si dovrebbe riorganizzare e rafforzare l’assistenza territoriale, in particolare il sabato e la domenica, per ridurre la necessità di ricorrere al PS. “Attendiamo”, conclude Aceti “di conoscere gli esiti delle ispezioni del Ministero della Salute e della Regione, ma soprattutto le azioni di miglioramento che saranno messe a punto e che auspichiamo siano il frutto di un confronto anche con le Organizzazioni di cittadini”.

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