Sciopero punti nascita, Anaao: occorre legge su responsabilità professionale

Condividiamo ancora una volta la protesta di chi lavora nei punti nascita alle prese con i problemi di sempre, acuiti dalla assoluta mancanza di risposte da parte di Governo e Regioni e dai ben noti effetti di tagli indiscriminati di posti letto e blocco  del turn over. A sostenere lo stato di agitazione dei ginecologi è l’Anaao Assomed: “Sono noti a tutti – commenta il Coordinatore della Commissione pediatria dell’Anaao Assomed – i problemi della sicurezza dei luoghi di lavoro ed i costi della cosiddetta medicina difensiva, dovuti principalmente all’esponenziale aumento della conflittualità legale”.

Secondo chi lavora nelle sale parto, la sicurezza delle pazienti in alcune strutture sanitarie è a rischio. L’accordo Stato-Regioni del 2010 indicava varie misure, come la chiusura dei punti nascita che fanno meno di 500 parti l’anno, una guardia ginecologica e pediatrica attiva 24 ore su 24, un numero adeguato di ostetriche nei reparti e la predisposizione di sale operatorie vicine a tutte le sale parto. Le misure non sono state applicate in molte strutture.

“I dati del ministero e dell’Agenzia delle Regioni del 2012 riportano la presenza di 128 punti nascita su 536 dove si fanno troppi pochi parti. Non ci sono state dunque chiusure o comunque ne sono state fatte troppo poche” sostengono gli organizzatori della protesta.

Secondo Anaao, quello che è certo è la necessità assoluta ed impellente che questo Paese si doti al più presto di una legge specifica sulla responsabilità professionale che dia risposte chiare ed esaustive. Interesse di tutti deve essere l’obiettivo “ospedale sicuro”, sicuro sia per chi dovesse aver necessità di accedervi, sia per chi ha scelto di identificarlo con la propria vita lavorativa.

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