Ticket. Cittadinanzattiva: il Superticket è una tassa sulla salute, va eliminato

Cittadinanzattiva torna in prima linea per cercare di alleggerire il carico di spesa degli italiani nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale. Questa volta l’attenzione dell’associazione si concentra sul cosiddetto “Superticket”, introdotto nel 2011 per la specialistica ambulatoriale, il cui ammontare può essere molto differente a seconda della regione di appartenenza. “Il Tribunale per i diritti del malato”, dicono dall’associazione, “già nel 2015, ha lamentato difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%) e per ticket (31%). In particolare sono i residenti in Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Sicilia, province autonome di Trento e Bolzano e Veneto, a lamentarsi di attendere troppo per visite ed esami. Per motivi economici, liste di attesa e ticket rinunciano alle cure il 7,2% dei residenti: il 5,1%, ovvero circa 2,7 milioni di persone, lo ha fatto per motivi economici, la seconda causa sono le liste d’attesa. Nelle Regioni del Sud si riscontra la maggior quota di rinunce (11,2%); al Centro il 7,4% dei residenti e al Nord il 4,1%.

“È evidente che ai cittadini si chieda di sopperire di tasca propria al costante definanziamento del SSN e dei sistemi regionali e che ritroviamo anche nel Def 2016”, ha commentato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Il Superticket è una tassa sulla salute. È necessario intervenire con urgenza per eliminarlo, e per questo dal prossimo mese di maggio daremo vita ad una raccolta di firme in tutta Italia per chiederne l’abolizione”.

Nel 2015 gli italiani hanno pagato 2.857,4 milioni di euro di ticket sanitari tra compartecipazione alla spesa farmaceutica, specialistica ambulatoriale, pronto soccorso e altre prestazioni. A dirlo è il “Rapporto di coordinamento della Finanza Pubblica” realizzato dalla Corte dei Conti e pubblicato a marzo di quest’anno. La diminuzione dei ticket si è registrata in particolare nella compartecipazione alle prestazioni sanitarie non farmaceutiche, poco più di tre punti percentuali (3,1%), cui ha fatto riscontro invece un aumento di quella sull’acquisto dei farmaci dell’1,3%.

La quota procapite di compartecipazione media italiana (ossia la somma delle due forme di ticket possibili: sui farmaci e sulle prestazioni sanitarie- ambulatoriale e specialistica, pronto soccorso, altre prestazioni) è di 47 euro: la più alta si registra in Veneto con 61,6 euro a testa e in Valle d’Aosta con 59,5 euro; la più bassa in Sardegna con 32,4 euro e in Calabria con 36,7 euro. Infatti, in Veneto i cittadini hanno speso nel 2015 303,5 milioni di Euro, in Valle d’Aosta 7,6 milioni; sul fronte opposto in Sardegna hanno speso 53,8 milioni di Euro e in Calabria 72,5. Per quanto riguarda invece la spesa sostenuta privatamente dai cittadini per prestazioni sanitarie in Italia è al di sopra della media OCSE (dati Osservatorio civico sul federalismo in sanità del Tribunale per i diritti del malato).

 

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