Sanità, Cittadinanzattiva: accesso sempre meno pubblico

“Ogni individuo ha il diritto di accedere ai servizi sanitari che il suo stato di salute richiede. I servizi sanitari devono garantire eguale accesso a ognuno, senza discriminazioni sulla base delle risorse finanziarie, del luogo di residenza, del tipo di malattia o del momento di accesso al servizio”. Così recita la Carta Europea dei diritti del malato. Ma i cittadini italiani si scontrano sempre più spesso con inefficienza, disservizi, costi sempre più alti e diritti non riconosciuti.

I dati riportati nel XIII Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità, pubblicato dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici di Cittadinanzattiva e presentato questa mattina, sembrano essere la risposta alla domanda contenuta nel titolo dell’analisi: Servizio Sanitario: Pubblico accesso? Partiamo dai costi che, rispetto al 2012, continuano ad aumentare. Si calcola che i cittadini per assicurarsi l’assistenza privata spendano di tasca propria circa 9.704 euro l’anno per la badante, 17.435 euro per la retta della struttura residenziale, 1.233 euro per viaggi per cura. Costi così alti finiscono col comportare, per quanti non possono permetterselo, delle rinunce che spesso consistono nel fare a meno di tutti quei servizi aggiuntivi che potrebbero rendere la cura più sopportabile: il 52,9% rinuncia alla riabilitazione, il 47,1% all’assistenza psicologica, il 44,1% all’acquisto di parafarmaci (creme, colliri, alimenti particolari).

La maggior parte dei disservizi, invece, dipende, nell’80% dei casi, dalla burocrazia inutile, dalla cattiva gestione e allocazione delle risorse umane (66,7%), dalla disorganizzazione dei servizi (50%). La stessa diagnosi della malattia è spesso difficoltosa, sia per la sottovalutazione dei sintomi da parte dei medici generici (78,9%), sia per l’accesso ad esami diagnostici specifici che richiedono il pagamento del ticket (37,8%). Una volta identificata la patologia, restano altre problematiche, come l’abbandono della terapia farmacologica per via di carenze di budget da parte dell’Ospedale o della Asl (70%) o il non seguire la terapia alla lettera.

In materia di accesso ai diritti, è necessario rilevare le crescenti difficoltà che si incontrano nell’ottenere l’assegno di invalidità, aumentate del 12% nell’arco degli ultimi 12 mesi. “Una volta mi sono presentato ad una delle visite biennali di controllo per avere la riconferma del mio assegno e il medico mi chiese: “Lei può mettersi in piedi, camminare, ecc.?” Io dalla mia sedia a rotelle mi sono limitato a guardarlo, senza rispondere. Sono malato di distrofia muscolare da più di 20 anni”. Commenta così Luigi Querini, Presidente dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, i dati emersi dalla relazione. Per rendere davvero “pubblico” l’accesso al Servizio Sanitario bastano 5 semplici azioni, precisa Tonino Aceti, coordinatore del tribunale per i diritti del malato: “riorganizzare i servizi socio-sanitari di assistenza territoriale, coinvolgere le associazioni per orientare i servizi ai bisogni, dare centralità ai diritti dei cittadini, ridurre gli sprechi e le inefficienze, rispettare gli impegni presi con il Patto per la Salute 2014-2016”.

di Elena Leoparco

Un commento a “Sanità, Cittadinanzattiva: accesso sempre meno pubblico”

  1. NINO ha detto:

    questo è il problema…quale la soluzione?