Sorbitolo killer, riemerge la questione della vendita di farmaci online

E’ di sabato la notizia di una donna morta a Barletta dopo un esame clinico effettuato in un centro medico. A causare il decesso sarebbe stata una sostanza, il sorbitolo, utilizzata per effettuare un test per le intolleranze alimentari. L’ipotesi è che il titolare del laboratorio, accusato di omicidio colposo in concorso, abbia acquistato la sostanza sul sito di e-commerce, ebay, che fa sapere di aver sospeso le vendite in cautelare. Il ministro Renato Balduzzi ha lanciato un appello: “Chi avesse acquistato questo farmaco online, contatti i Nas”. MA non solo. Ha comunque precisato che nel centro clinico sequestrato dai NAS è stato utilizzato sorbitolo industriale, usato impropriamente in una soluzione per breath test, che serve per diagnosticare il malassorbimento intestinale. “Si è trattato di uso improprio di sorbitolo (Sorbidex diluito con acqua del rubinetto) non medico, in un centro non autorizzato” ha chiarito il Ministro che ha rassicurato: “Non siamo in presenza di un allarme sanitario generale sul sorbitolo”. Il Ministro ha chiarito che si tratta di un caso isolato su cui si stanno facendo le opportune verifiche. Tra l’altro non è la prima indagine dei Nas in relazione al fenomeno dei farmaci venduti illegalmente su internet: dal 2005 a oggi 5445 persone sono state segnalate all’autorità giudiziaria,  337 persone sono state arrestate e 3.664.000 di fiale e compresse sequestrate.

La vicenda, comunque, ha fatto riemergere, in tutta la sua drammaticità, la questione del facile reperimento online di farmaci, talvolta anche contraffatti: si stima che il traffico di farmaci falsificati rende circa 150 volte più di quello della droga, ed è meno rischioso.

A tal proposito l’Aifa ha diffuo una nota in cui sostiene che “l’incremento registrato a livello mondiale nella diffusione di farmaci contraffatti o illegali, è in larga parte riconducibile al proliferare di negozi virtuali su Internet che offrono alla vendita medicinali di dubbia provenienza, ovvero in gran parte dei casi non conformi alle informazioni riportate sull’etichetta, che attirano tuttavia clienti inconsapevoli dei rischi grazie a una serie di promesse (difficili da mantenere) come la riservatezza della spedizione, la qualità della produzione e le caratteristiche “naturali” degli ingredienti, ma soprattutto grazie a un prezzo di vendita sensibilmente più basso rispetto al prodotto legale autorizzato sul mercato (basti pensare al riguardo che un prodotto per il trattamento delle disfunzioni erettili viene “promosso” su Internet con un prezzo dieci volte inferiore rispetto a quello del farmaco autorizzato, distribuito attraverso i canali legali)”.

Siamo di fronte “ad un quadro generale  reso complesso da una serie di motivi, in primo luogo una situazione eterogenea, anche in ambito europeo, dove coesistono attualmente situazioni diverse: se in alcuni paesi si è infatti proceduto ad autorizzare le farmacie online, e l’attività di vendita e acquisto di farmaci in rete è dunque considerata legale, in altri, come l’Italia, ciò non è ancora avvenuto” scrive l’Agenzia del farmaco.

I Nas fanno sapere che a circolare sono soprattutto psicofarmaci, antidepressivi, tranquillanti, ipnoinduttori, diuretici, antiepilettici, steroidi e antiasmatici. I provider sono allocati all’estero, e i compratori sono attirati dalla possibilità di effettuare acquisti in forma anonima, in assenza di prescrizione e a prezzi economici. Una facilità di acquisto che può nascondere il pericolo di contraffazione e l’assenza dei controlli necessari.

Nel nostro paese la vendita a distanza dei medicinali non è autorizzata: ai sensi del Testo unico delle leggi sanitarie del 1943, infatti, la vendita di tutti i farmaci deve avvenire esclusivamente attraverso le farmacie, mentre l’art. 25 del codice deontologico vieta la cessione di medicinali, con o senza prescrizione, tramite Internet o altre reti informatiche. I siti italiani di farmacie presenti in rete fanno sempre riferimento a una farmacia presente sul territorio e non sono mai dedicati alla vendita di prodotti ma contengono solo informazioni, per esempio sui servizi che si trovano in quella specifica farmacia, o schede di educazione sanitaria. In alcune nazioni europee come Germania, Olanda e Gran Bretagna così come negli Stati Uniti e in Canada, la vendita on line di farmaci è legale. Ovviamente possono vendere prodotti considerati legali dalla normativa del proprio paese.

Secondo l’Aduc “sarebbe opportuno legalizzare e controllare la vendita online di farmaci, affinche’, i milioni di italiani che oggi non rinunciano all’acquisto via internet abbiano la possibilita’ di farlo in modo sicuro e controllato sulla base di quanto gia’ esposto in una audizione al Senato”.

Per Asso-Consum, infine, “questa notizia sconcertante si collega direttamente alla spinosa questione dei tagli nel settore sanitario: il fatto che vengano ridotte le risorse a disposizione degli ospedali pubblici provoca, inevitabilmente, un abbassamento qualitativo dei servizi offerti (come dimostrano, purtroppo, i recenti scandali dei reparti di Pronto Soccorso di alcune grandi strutture) e porta una fetta consistente dei cittadini a rivolgersi a strutture private. Meno di due settimane fa una ricerca diffusa dal CENSIS ha appunto rivelato che nel periodo compreso tra il 2007 e il 2010 la spesa privata in questo settore ha superato i 30,5 miliardi di Euro, facendo registrare un incremento dell’8%”.

“Non si può non sottolineare che si sta diffondendo pericolosamente la ricerca di prestazioni sanitarie a basso costo in ambito privato: si tratta di un fenomeno a dir poco rischioso, poiché in questo contesto non sempre viene garantita ai cittadini la giusta qualità del servizio e delle cure. Noi lo ribadiamo ancora una volta: la salute non è una merce” ha dichiarato Daniela Perrotta, Presidente di Asso-Consum.

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