Tassa sulle bibite gassate, proposta che fa discutere

Non è la prima volta che se ne parla. Lo scorso anno il primo ministro francese François Fillon, nell’ ambito della manovra destinata a ridurre il deficit della Nazione annunciò che Fanta, Pepsi, Sprite e l’ aranciata nazionale Orangina (gruppo Schweppes) saranno colpite dall’ aumento dell’ imposizione fiscale unendo così l’utile al salutare: una nuova tassa fa bene al Paese mentre le bibite gassate fanno male alla salute. Ma poi si è anche parlato di una tassa sullo junk food per contrastare l’obesità, soprattutto nei giovani. Oggi il il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha riproposto il tema: “un limitato prelievo di scopo di 3 centesimi sulle bottigliette da 33 cl che porterebbe 250 milioni di euro l’anno“. Le risorse – ha spiegato – sarebbero “finalizzate a iniziative di rafforzamento di campagne di prevenzione e di promozione di corretti stili di vita e ad alcuni interventi mirati in campo sanitario.Un prelievo di 3 centesimi – ha aggiunto il ministro – non crea problemi né ai consumatori né ai produttori” e manda “un segnale all’opinione pubblica di attenzione per un problema sottovalutato dalle famiglie, visto che metà dei nostri ragazzi consuma troppe bevande gassate e zuccherate.

L’annuncio non ha trovato consensi. Il Codacons  boccia senza appello la proposta del Ministro della Salute: “Si tratta di una “tassa ipocrita” – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Con la scusa della corretta alimentazione e dello scopo sanitario, il Governo vuole mettere le mani nelle tasche dei cittadini, aumentando il costo delle bibite gassate. In sostanza per colmare i vuoti della casse statali si cerca di far perdere i chili di troppo agli italiani!”.

“Anche noi siamo contrari al consumo eccessivo di prodotti che possono risultare negativi per la salute, ma se davvero il Ministro ci tiene a diffondere uno stile di vita sano e una corretta alimentazione, dovrebbe aumentare l’informazione specie attraverso campagne dirette ai giovani. Non si capisce poi – prosegue Rienzi – perché tassare solo le bibite gassate lasciando fuori altri prodotti alimentari che fanno altrettanto male alla salute, come merendine o patatine fritte”.

Per Confcommercio “mettere una nuova tassa, sia pure di pochi centesimi, per disincentivare il consumo di bevande analcoliche gassate considerate dannose per la salute non porterà a nulla di fatto”. “L’educazione alimentare – approfondisce Lino Stoppani, presidente della Fipe – si coltiva sollecitando il consumatore a conoscere i valori nutrizionali di ciò che beve e di ciò che mangia. E questa educazione deve partire dalle aule scolastiche, perché un bambino ben educato al cibo diventerà un consumatore più consapevole. Questa tassa di scopo porterà solo a diminuire le vendite di bibite gassate oppure a ridurre i fatturati di baristi e ristoratori”.

Stesso il parere di Federalimentare: “Una misura iniqua, ingiustificata e pericolosa“. “Iniqua – afferma in una nota – perché le più colpite sarebbero le famiglie più deboli per le quali la spesa alimentare è ancora parte significativa del proprio portafoglio. Ingiustificata perché, come sostiene gran parte dei nutrizionisti, non esistono cibi di per sé buoni o cattivi. Pericolosa perché, oltre al danno d’immagine per il nostro made in Italy, inasprirebbe ulteriormente la contrazione dei consumi alimentari”.

“Per migliorare concretamente la qualità dell’alimentazione nelle giovani generazioni occorre aumentare la quantità di frutta nelle bibite che oggi per legge contengono appena il 12 per cento di vero succo” afferma la Coldiretti. “In base a una legge nazionale ormai datata (Legge n. 286 del 1961) le bevande al gusto di agrumi possono essere colorate a condizione che esse – sottolinea la Coldiretti – contengano appena il 12 per cento di succo di agrumi, spesso all’insaputa dei consumatori. Ogni punto percentuale di succo di arancia in piu’ oltre al 12 per cento corrisponderebbe – spiega la Coldiretti – all’utilizzo di 25 milioni di chili in piu’ di arance pari a circa 560 ettari di agrumeto”.

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