Giornata mondiale contro Aids, troppe donne contagiate

Sono 34 milioni le persone colpite dal virus Hiv in tutto il mondo. Un numero che è cresciuto del 3,3% rispetto al 2009, mentre a calare sono i decessi (il 5,3% in meno). Secondo le stime, in Italia sono attualmente presenti tra 143.000 e 165.000 persone HIV positive, di cui più di 22.000 in AIDS.

Oggi, 1° dicembre, si festeggia la Giornata mondiale contro l’Aids, istituita nel 1987 per accrescere la coscienza rispetto ad un’epidemia mondiale che, dal 1981 ha ucciso oltre 25 milioni di persone. Dal 1987 al 2004 la Giornata è stata organizzata dall’UNAIDS, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della lotta all’AIDS, la quale, in collaborazione con altre organizzazioni coinvolte, ha scelto di volta in volta un “tema”.

Quello di quest’anno è prevenzione e lo slogan “Getting to zero”, ovvero arrivare a zero nuove infezioni, zero discriminazioni, zero morti Aids-correlate. Sono tante le iniziative organizzate in tutto il mondo e sono tanti i dati che dovrebbero farci riflettere, non solo in occasione di questa giornata.

Ad esempio, un fenomeno abbastanza inquietante è quello dei “late presenter” (persone che giungono tardivamente alla diagnosi): un fenomeno in crescita, che dimostra l’importanza della diagnosi precoce e dell’accesso al test (paradossalmente l’estrema tutela della privacy può rendere “ostico” il test). I “late presenter” possono assumere comportamenti a rischio e infettare altre persone senza esserne consapevoli.

C’è poi un altro tema, che riguarda le donne HIV positive: quasi il 40% di loro scopre tardi di essere stato colpito dal virus, spesso quando l’AIDS è già in fase conclamata. E le donne, per le loro condizioni biologiche, sono due volte più a rischio di contagio in un rapporto non protetto rispetto all’uomo. Il tema “Donne e HIV” è stato al centro di un convegno tenutosi ieri al Senato, da cui è emerso un altro dato preoccupante: il 70% delle donne viene infettato da un partner stabile, mentre il 76% dei maschi contrae il virus durante un rapporto occasionale. In poche parole è l’uomo che normalmente “porta” la malattia all’interno della coppia. In Europa è in costante aumento il numero di donne colpite: il 35% delle nuove diagnosi riguarda infatti la popolazione femminile. E in Italia si registrano ogni anno 4000 nuovi casi di infezione da HIV: 12 ogni giorno, uno ogni due ore e almeno un terzo riguarda le donne. L’età media degli uomoni che scoprono di avere il virus è di 39 anni, quella delle donne di 35.

Negli ultimi 15 anni si è verificata una profonda trasformazione nella gestione della malattia legata all’impatto delle terapie antiretrovirali, che si sono dimostrate più efficaci, più facili da assumere e in grado di controllare meglio il virus nel lungo periodo. Durante il convegno è emerso, infine, un altro dato: alcuni aspetti medici evidenziano l’esistenza di uno stigma sulla donna sieropositiva, che è vista in modo diverso, rispetto all’uomo.

L’ultimo rapporto di OMS, UNICEF e UNAIDS “Risposta globale all’HIV/AIDS” sottolinea l’importanza della prevenzione: il maggior accesso alle cure per l’HIV ha determinato una riduzione del 15% dei nuovi contagi negli ultimi 10 anni e un calo del 22% delle morti causate dall’AIDS negli ultimi 5 anni. “Il mondo ha impiegato dieci anni per arrivare a questo livello di attenzione sull’HIV/AIDS – afferma Gottfried Hirnschall, Direttore del Dipartimento per l’HIV dell’OMS – Vi è adesso una possibilità molto reale di compiere progressi determinanti nel combattere l’epidemia. Ma questo sarà possibile solo sostenendo e accelerando questo livello di attenzione nel prossimo decennio”.

Il rapporto evidenzia ciò che sta funzionando: il maggior accesso ai servizi di prevenzione per l’HIV ha permesso al 61% delle donne in gravidanza dell’Africa orientale e meridionale di poter accedere ai test e ai servizi di consultorio – il 14% in più rispetto al 2005. Nel 2010 quasi la metà delle donne in gravidanza (48%) ha ricevuto farmaci adatti a prevenire la trasmissione madre-figlio dell’HIV (PMTCT). La terapia antiretrovirale (ART), che non solo migliora la salute e il benessere delle persone contagiate, ma blocca anche l’ulteriore trasmissione del virus dell’HIV, è ora disponibile per 6,65 milioni di persone nei paesi a basso e medio reddito, circa il 47% dei 14,2 milioni che hanno necessità di riceverlo.

Quando le persone sono in salute migliora anche la loro situazione finanziaria. Il rapporto, infatti, rivela che gli investimenti per le cure contro l’HIV potrebbero portare ad un guadagno totale di 34 miliardi di dollari entro il 2020 nell’incremento dell’attività economica e della produttività, cioè un guadagno superiore ai costi dei programmi antiretrovirali.

Ma c’è ancora tanto da fare, a partire dall’accesso alle terapie antivirali: nei paesi a basso e medio reddito più della metà delle persone non può ancora accedervi. In molti casi gruppi che comprendono: ragazze adolescenti, persone che fanno usa di droghe iniettabili, uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, transgender, lavoratori nel campo del commercio sessuale, persone in prigione e migranti non hanno la possibilità di accedere ai servizi di prevenzione e cura dell’HIV. In tutto il mondo, il 64% delle persone tra i 15-24 anni sieropositive sono donne. Il tasso è più alto in Africa sub-sahariana, dove le ragazze e le giovani donne costituiscono il 71% della popolazione giovanile affetta da HIV – essenzialmente perché le strategie di prevenzione non sono state efficaci nel rivolgersi a questo gruppo di persone.

I gruppi più a rischio sono continuamente emarginati. In Europa orientale e Asia centrale, più del 60% delle persone sieropositive sono persone che fanno uso di droghe iniettabili. Tuttavia solo il 22% di queste persone ricevono le terapie antiretrovirali. Sebbene i servizi di prevenzione per la trasmissione madre-figlio del virus HIV abbiano evitato circa 350.000 nuovi contagi tra i bambini, circa 3,4 milioni di bambini sono sieropositivi e molti non ricevono le cure necessarie. Nei paesi a basso e medio reddito, solo un bambino su quattro ha ricevuto il trattamento per l’HIV, tra gli adulti 1 su 2.

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