Compro Oro, cosa c’è dietro?

Negli ultimi due anni i Compro Oro, quei negozietti che acquistano e vendono oro e altri oggetti preziosi usati, in Italia sono quadruplicati: attualmente sono circa 20.000 i punti vendita che operano su tutto il territorio nazionale con un giro d’affari di oltre 3 miliardi di euro l’anno.

Sono i dati del Rapporto Italia 2011 dell’Eurispes e l’ADOC ha calcolato che, negli ultimi due anni, l’aumento medio dell’apertura di nuovi punti vendita è stato pari al 25% per Regione, con picchi del 60% al Sud.

Il fenomeno pone non poche questione, oltre a quella dell’evidente crisi economica che sta mettendo in difficoltà le famiglie italiane. Da un lato, infatti, sono sempre di più quelli che devono ricorrere alla vendita di propri oggetti preziosi per ricevere in cambio denaro liquido; dall’altro lato c’è l’impennata dei prezzi dell’oro che ha trasformato questo metallo da bene rifugio in vero e proprio bene di investimento. Sono le due facce di un fenomeno che è, però, più complesso e, nella maggior parte dei casi, il consumatore si trova spiazzato di fronte a questa possibilità.

Le domande che vengono immediate sono: cosa c’è dietro i Compro Oro? Il consumatore, che vuole vendere il suo oro, può fidarsi di questi negozi o no?

Non saranno in pochi ad aver avuto questi dubbi, tanto che l’On. Gabriele Cimadoro (Idv) ha presentato una risoluzione alla Camera, in cui si parla del fenomeno e si chiede al Governo di promuovere, anche in collaborazione con le associazioni di categoria, iniziative per informare ed educare il cittadino alle problematiche legate alle attività di Compro oro, per evitare pregiudizi economici causati da condotte truffaldine eventualmente poste in essere dai commercianti.

E’ necessario, innanzitutto, un monitoraggio che consenta di censire i punti vendita attualmente operanti in Italia; fatto questo si dovranno mettere in campo azioni per contrastare l’infiltrazione delle associazioni criminose che si avvalgono dei Compro Oro per riciclare i proventi illeciti. Quello che si chiede nella risoluzione è la realizzazione di un sistema integrato di sicurezza e prevenzione.

Ma c’è un’altra questione su cui intervenire: la facilità con cui è possibile aprire un punto vendita di oro usato. Le procedure amministrative sono abbastanza snelle: basta possedere i requisiti di incensurabilità e onorabilità, avere l’autorizzazione di pubblica sicurezza da parte della questura previa comunicazione al comune di inizio attività, e aprirsi la partita IVA; non è necessaria l’autorizzazione dell’Ufficio italiano dei cambi.

Inoltre, ogni negozio che acquista e vende oro si attiene a un proprio listino e può effettuare le proprie valutazioni di stima: le quotazioni ufficiali delle borse internazionali e delle mercuriali sono meramente indicative e non vincolanti. Ciò, in molti casi, si traduce in una truffa ai danni del consumatore (articolo 640 del codice penale), spesso ignaro di peso e carati del materiale e comunque non in grado di effettuare una valutazione e un calcolo valoriale esatti.

Infine, ci sono casi in cui il materiale commerciato è totalmente falso e privo di valore economico: secondo i dati della Guardia di Finanza, ci sono sequestri di pietre preziose false, episodi di contraffazione, usura, ricettazione e violazione delle leggi di pubblica sicurezza. Tutto questo ammonta, per tutto il 2009 e nei primi dieci mesi del 2010, ad oltre due milioni di euro, più altri due milioni di euro per la minuteria e agli oggetti di gioielleria.

Per questo nella risoluzione si chiede di definire una normativa omogenea su tutto il territorio nazionale che preveda una specifica (e più stringente) procedura per l’apertura di punti vendita e il censimento degli stessi mediante l’iscrizione in apposito albo. Sarebbe opportuno anche introdurre apposite sanzioni amministrative e criteri merceologici vincolanti a cui i commercianti devono attenersi nel determinare il prezzo di scambio. Infine servono specifici controlli da parte degli operatori competenti in materia di contrasto alla criminalità, preordinati ad evitare che le attività di Compro oro si traducano in bacini criminogeni.

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