A Milano gli Stati Generali della Lotta alla Contraffazione

Secondo recenti studi di Indicam, nel 2011 il giro d’affari stimato dei produttori di falsi si attesta tra i 3,7/7,5 mld di euro. Di questi, oltre il 60% si riferisce a prodotti d’abbigliamento e di moda (tessile, pelletteria, calzature), il resto a orologeria, beni di consumo, componentistica, audiovisivo, software, importati completi (anche da altri paesi UE dove sono arrivati dall’Estremo Oriente) o perfezionati in Italia. Da questa premessa hanno preso oggi le mosse gli Stati Generali della Lotta alla Contraffazione organizzati a Milano dal Consiglio Nazionale Anticontraffazione con l’obiettivo di individuare una strategia comune contro il fenomeno. La presidente Daniela Mainini ha definito  la contraffazione ‘un virus che si è insinuato nell’economia legale, viola sistematicamente i diritti umani, del lavoro, non paga le tasse e alimenta organizzazioni criminali’. Opinione condivisa anche da Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori che giovedì prossimo sarà impegnato nell’annuale appuntamento del ‘Premio Vincenzo Dona’ quest’anno dedicato al tema della contraffazione.  

“Sono d’accordo con la Presidente del Comitato Nazionale Anticontraffazione – ha detto Dona aggiungendo che “i ‘falsi’, però, mettono anche a rischio l’incolumità dei consumatori e il loro portafoglio: non è solo, infatti, acquistando formaggio o vino taroccati che si rischia per la propria salute, ma anche con giocattoli, cosmetici, farmaci, abbigliamento e pezzi di ricambio per l’auto. Le responsabilità però, purtroppo, non sono solo delle aziende ma il problema è soprattutto culturale: il primo amico da abbattere, infatti, è la connivenza di quei consumatori che ancora oggi non reputano la contraffazione un reato”.

 Tra i prodotti più colpiti da questo fenomeno che non conosce crisi c’è l’industria culturale. Il mercato del falso è inoltre in forte espansione nelle reti dove rischia di mettere in crisi il nascente mercato dei contenuti digitali, dalla musica, ai film, agli e-book, ai videogiochi e TV. Oggi, e con un trend esponenziale, assistiamo alla proliferazione di piattaforme transfrontaliere con server all’estero che incassano risorse attraverso i banner pubblicitari, sfruttando la disponibilità di opere dell’ingegno illecitamente caricate. Si tratta di siti off shore che non collaborano in quanto nati col preciso scopo di diffondere abusivamente contenuti protetti senza autorizzazione. Ogni giorno film, fiction, libri, musica, giornali, riviste, videogiochi e quant’altro vengono saccheggiati sulle reti digitali senza scatenare il benché minimo interesse dei media e delle Istituzioni preposte. E desta estrema preoccupazione il fatto che non si riesca a porre un argine ai primi dieci siti illegali (per numeri di accesso), piattaforme che da sole coprono il 90% circa del problema “pirateria/contraffazione” su internet. Inoltre, la curva di crescita del mercato del falso è in continua ascesa, con un aumento della domanda da parte dei consumatori, indifferenti al fatto di compiere un atto profondamente illecito.

Anche sul fronte ‘alimentare’ i dati che emergono costringono ad una riflessione. “L’attività di contraffazione dei prodotti alimentari italiani ha un enorme giro d’affari mondiale, valutato intorno ai 60 miliardi di euro, più di due volte l’export italiano, stimato in 25 miliardi di euro per il 2012″ ha detto il presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua Magliani aggiungendo che “la contraffazione taglia il fatturato potenziale degli esportatori alimentari italiani di 6 miliardi di euro ogni anno, e ha punte enormi in Nord e Centro America, dove insieme all’Italian sounding dà vita a un giro di affari superiore ai 27 miliardi di euro, ma è un fenomeno purtroppo percepibile anche in Europa con ben 22 miliardi“.

“Per combattere contraffazione e imitazione – ha proseguito Ferrua – Federalimentare insiste da tempo su una serie di iniziative urgenti e coerenti con la necessità di risollevare l’economia. E’ necessario potenziare le competenze dei desk anticontraffazione, costituire nei Paesi più critici delle reti di studi legali di riferimento, rafforzare il coordinamento con le forze di polizia Ue ed extra Ue, definire accordi bilaterali per la tutela dei prodotti e in particolari quelli Dop, realizzare campagne di comunicazione sul valore del prodotto realmente italiano, aumentare le relazioni con i principali attori del canale ho.re.ca. e della grande distribuzione per favorire l’ingresso e la permanenza sui mercati esteri di prodotti autenticamente italiani”.

Nel caso degli alimentari – ha spiegato poi Coldiretti – spesso a differenza degli altri prodotti, la vendita di prodotti taroccati avviene all’insaputa dell’acquirente ed è per questo ancora piu’ grave. Le frodi a tavola si moltiplicano nel tempo della crisi soprattutto con la diffusione dei cibi low cost e sono crimini particolarmente odiosi perché si fondano sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti. Oltre un certo limite non è possibile farlo se non si vuole mettere a rischio la salute. Le preoccupazioni, secondo la Coldiretti, riguardano anche il fatto che l’Italia è un forte importatore di prodotti alimentari, con il rischio concreto che nei cibi in vendita vengano utilizzati ingredienti di diversa qualità come il concentrato di pomodoro cinese, l’extravergine tunisino, le mozzarelle taroccate ottenute da latte in polvere, paste fuse e cagliate provenienti dall’estero.

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