Agcom, 2014 anno complesso per il settore delle comunicazioni

Il 2014 è stato un anno complesso per il mondo delle comunicazioni elettroniche, dell’informazione e dei servizi postali. Spicca il pesante calo di ricavi per giornali, radio e tv: -16% negli ultimi 4 anni, con punte del 30% per i quotidiani. E l’Italia continua ad essere in ritardo sulla banda larga. Ad illustrare il quadro è il Presidente dell’Agcom Angelo Marcello Cardani presentando oggi la relazione annuale in Parlamento.

CJUJOHMWUAATnlvTanti i temi toccati nella relazione: dal ritardo sulla banda larga, al pesante calo dei ricavi per il settore dell’informazione, dalle violazioni al diritto d’autore in rete, all’auspicio di una riforma del canone Rai.

In generale, il macrosettore delle comunicazioni in Italia ha registrato nel 2014 un valore di 52,4 miliardi di euro, il 5,9% in meno (3,278 miliardi) rispetto al 2013. Ma la crisi attanaglia il settore ormai dal 2010. Il 61% del fatturato arriva dalle tlc (32,033 mld, -7,7% sul 2013), il 27% dai media (14,331 mld, -3,2%) e il 12% dai servizi postali (6,039 mld, -2,3%). Il comparto comunicazioni incide sul Pil per il 3,3% ed è tutto in rosso, con perdite in doppia cifra per la rete mobile (-10,4%), per l’editoria in generale (-10,7%) e per i periodici in particolare (-15,8%). Un confortante segno “più” arriva solo dal comparto Internet (+10% con fatturato di 1,632 mld) e dalla tv a pagamento (+1,4%, con fatturato di 3,370 mld), anche se è ancora la tv in chiaro a produrre i maggiori introiti (4,546 mld, -3,3% sul 2013). 

Per il settore dell’informazione il calo dei ricavi, nell’ultimo quinquennio, è stato continuo e progressivo: i media “classici” (quotidiani, tv, radio) hanno complessivamente perso quasi 2 miliardi di euro, con una riduzione pari al 16% nel periodo 2010-2014, con punte superiori al 30% nel caso dei quotidiani. Mentre la TV, anche grazie alla sua funzione di intrattenimento, mantiene una posizione importante, i quotidiani soffrono di un declino strutturale.

Secondo Cardani in generale si sente la “necessità” di una riforma ampia della normativa italiana in materia di comunicazione, informazione e media, considerando che “il quadro esistente, tra l’altro molto frammentato e disomogeneo, è ormai obsoleto rispetto alle sfide imposte dal nuovo sistema”.

“In questo settore è necessario un radicale ripensamento del disegno istituzionale e regolamentare. In primo luogo occorre adottare un quadro di regole coordinate per i vari media, flessibile, al passo con l’evoluzione del sistema e in grado di continuare a garantire il pluralismo informativo. Il quadro dovrebbe tener conto in particolare delle specificità del web e del primario ruolo di mezzo di informazione che esso va assumendo in virtù dei molti operatori che agiscono come piattaforme di aggregazione, ricerca e condivisione sociale”. Ed “occorre rivedere anche il ruolo dell’intervento pubblico a sostegno del sistema nazionale e locale dell’informazione”.

Federconsumatori punta il dito contro un gravissimo problema del nostro Paese, sottolineato nella relazione dell’Agcom, ovvero l’arretratezza della rete di telecomunicazioni. Gli indicatori della banda ultralarga in Italia “presentano un grado di arretratezza preoccupante rispetto all’Europa”, con un livello di copertura del 36% contro il 68% dell’UE. Addirittura nel nostro Paese vi sono zone dove vi è assoluta assenza di tali reti. Un problema che incide non solo sui cittadini, sulla loro possibilità di accedere a tale rete, ma anche sulle aziende e sulla loro capacità produttiva. “Da anni denunciamo questo grave problema, invocando investimenti per tale settore, che apporterebbero enormi benefici sia sul piano dell’occupazione che sul piano dell’efficienza e della produttività”. Federconsumatori chiede all’Agcom maggiore incisività nel sollecitare il Governo in tal senso: “non è tollerabile che il nostro Paese viva in una situazione di simile ritardo che penalizza e riduce le opportunità di crescita e di sviluppo”.

Il presidente dell’Agcom, nella Relazione, ha fatto riferimento anche al problema della sicurezza negli acquisti online dei consumatori e l’Unione Nazionale Consumatori lo considera “un appello giusto” visto che “oggi gli italiani vogliono acquistare su internet” e, come è emerso da un’indagine dell’Associazione, “i pagamenti rapidi e sicuri sono al primo posto tra le cose che i consumatori chiedono, superiore addirittura alla convenienza”. “Spesso, però, non c’è consapevolezza su cosa sia sicuro oppure no – ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’UNC – Molti consumatori, ad esempio, considerano una garanzia il bonifico bancario, che, invece, in caso di truffe e banche con sedi all’estero è il metodo di pagamento più pericoloso. Anche pagare chi affitta un appartamento non attraverso il sito, la piattaforma utilizzata, ma contattando direttamente la controparte, significa aumentare i rischi. Per questo, sul digital crime, è necessario potenziare l’attività di repressione, risolvendo ad esempio il problema delle rogatorie internazionali che spesso restano ferme, ma anche informare meglio il consumatore” ha concluso Dona.

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