Arsenico nell’acqua, Lazio: salute in serio pericolo

Esposizioni croniche a livelli elevati di arsenico portano a un’incidenza maggiore di una lunga serie di patologie, che vanno dai tumori alle malattie ischemiche del cuore, dall’ictus alle malattie dell’apparato respiratoria e all’ipertensione arteriosa. Che l’arsenico faccia male è denunciato da tempo, ma gli ultimi dati descritti nello studio “Valutazione epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio” sono allarmanti. L’indagine è recente ed è stata realizzata dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio.Questo ha valutato gli effetti sulla salute delle popolazioni residenti nei 91 comuni del Lazio sottoposti negli ultimi 10 anni a regime di deroga per i livelli di arsenico, sostanza tossica e cancerogena, nelle acque destinate a consumo umano. La storia delle deroghe è complessa e va avanti da anni. Basti pensare che bevono “acqua in deroga” – non solo per arsenico, ma anche per boro e fluoruri presenti in concentrazioni superiori ai limiti di legge – poco meno di un milione di persone in tutta Italia, in 112 comuni che hanno ottenuto nuove deroghe per i parametri dell’acqua potabile, concentrati nel Lazio e in Toscana (dati Cittadinanzattiva e Legambiente). Il nuovo studio si concentra sui comuni del Lazio: quelli a maggior rischio sono nelle province di Viterbo e di Latina.

L’indagine è stata presentata nei giorni scorsi presso la sede dell’Ordine dei Medici – Chirurghi ed Odontoiatri a Viterbo e illustrata dalla dottoressa Antonella Litta, referente dell’Associazione italiana medici per l’ambiente  (International Society of Doctors for the Environment – Italia) e dal dottor Luciano Sordini, segretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale –  sezione di Viterbo, focalizzando l’attenzione in particolare “sui dati rilevanti e preoccupanti circa mortalità e malattie correlate all’esposizione all’arsenico nei cittadini  residenti in tutti i comuni interessati della provincia di Viterbo”.

L’Italia ha ora tempo fino al 31 dicembre per adeguarsi alle direttive europee sui valori di arsenico nell’acqua. La direttiva 98/83/CE impone il valore limite di 10 microgrammi per litro. Cosa sta accadendo nei comuni del Lazio interessati dalla presenza di troppo arsenico nell’acqua? “I risultati dell’indagine evidenziano, nei gruppi di Comuni esposti, eccessi di mortalità, di prevalenza e di incidenza, per diverse patologie correlabili ad esposizione ad Arsenico – si legge nello studio – Eccessi di rischio si riscontrano sia per alcune cause tumorali (tumore del polmone e vescica), sia per patologie croniche non tumorali (ipertensione, patologie cardiovascolari, diabete, BPCO), con Rischi Relativi significativamente più elevati nel gruppo di comuni dove l’esposizione stimata è più elevata, in particolare nel gruppo di comuni della provincia di Viterbo dove le concentrazioni medie stimate di As nel periodo 2005-2011 risultano superiori a 20μg/L. I dati di incidenza sembrano inoltre confermare un aumentato rischio di danno ischemico nelle popolazione residente nei Comuni esposti; si evidenziano infatti eccessi significativi di interventi di Bypass aortocoronarico nei comuni esposti delle provincie di Latina e di Viterbo e di IMA nei Comuni esposti della provincia di Roma”.

Uno degli aspetti critici della ricerca riguarda la mancanza di dati sull’esposizione all’arsenico negli anni passati. Alcuni dati si riferiscono infatti solo al periodo 2005-2011, per cui la mancanza di dati ambientali rappresenta un limite della ricerca. È anche vero che “a partire dal 2003 le procedure di dearsenificazione adottate per diversi acquedotti può aver determinato una riduzione dei livelli di Arsenico e quindi assumere le concentrazioni recenti come indicatore di esposizione passata può determinare una sottostima dell’esposizione reale della popolazione”. In aggiunta, però, l’aumentata richiesta di acqua potabile può aver determinato l’approvvigionamento degli acquedotti più in profondità e dunque può aver aumentato il rischio di inquinamento da arsenico.

Un fenomeno complesso, ma dagli esiti allarmanti: le patologie aumentano laddove c’è un’alta esposizione all’arsenico. L’indagine ha preso in considerazione un gruppo di patologie per le quali la letteratura evidenzia un’associazione con l’esposizione all’arsenico. La lista comprende tumore del polmone, della vescica, del rene, della prostata, e del fegato; ipertensione arteriosa, malattie ischemiche del cuore, Infarto Miocardico Acuto (IMA), Ictus, malattie dell’apparato respiratorio e BPCO, diabete (analizzati nel periodo 1990-2009). Inoltre è stata analizzata la prevalenza di diabete e di BPCO nel periodo 2006-2009 e l’incidenza di infarto e di interventi di bypass aortocoronarico nel periodo 2005-2011.

I risultati generali dello studio indicano “plausibili effetti sulla salute nelle popolazioni residenti nei comuni di Viterbo con livelli Arsenico >20 μg/L ed in minore misura nei comuni esposti della provincia di Latina. Gli effetti si riferiscono ad esposizioni croniche relative ai decenni passati, nei quali i livelli di arsenico potevano essere superiori a quelli attuali. I risultati indicano la necessità di un continuo monitoraggio dei livelli di contaminazione da As delle acque e di interventi di sanità pubblica per assicurare il rispetto dei limiti previsti dalla legislazione attualmente  in vigore (direttiva 98/83/EC, As<10 μg/L)”.

Scendendo nel dettaglio, a Viterbo nel gruppo di comuni con livelli di As> 20μg/L si osserva un eccesso significativo pari a circa +10% nella Mortalità per tutte le cause e per le Malattie del sistema Circolatorio sia negli uomini che nelle donne, mentre non si osservano eccessi nel gruppo di comuni con livello di As compreso tra 10 e 20μg/L. Risultano in eccesso i tumori del polmone e della vescica, l’ipertensione arteriosa e le malattie ischemiche del cuore. I gruppi di comuni a maggiore esposizione nella provincia di Viterbo sono Caprarola, Castel Sant’Elia, Civita Castellana, Fabrica di Roma, Carbognano, Capranica, Nepi e Ronciglione. Nella provincia di Latina, invece, c’è un eccesso della mortalità per tutti i tumori (più12%). Nei comuni esposti della provincia di Roma non si osservano eccessi per le patologie esaminate.

Il risultato di tutto questo è evidente e allarmante. Tanto è vero che la richiesta fatta alle istituzioni dopo la presentazione dei dati è netta: pieno rispetto delle leggi vigenti e attuazione di interventi rapidi e risolutivi per la dearsenificazione delle acque a uso potabile.

 

a cura di Sabrina Bergamini

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