Arsenico nell’acqua, Medici per l’ambiente: interventi insufficienti nel Viterbese

L’arsenico nell’acqua continua a preoccupare. E gli interventi a tutela della salute delle popolazioni dell’Alto Lazio sono ancora inadeguati, incompleti e insufficienti, nonostante i solleciti continui fatti da medici ed esperti. Servono subito programmi di prevenzione, con screening gratuiti, relativi alle patologie correlate all’esposizione cronica all’arsenico e al fluoro e studi sullo stato di salute dei bambini. Il focus è sull’Alto Lazio e sul Viterbese e a chiedere nuovi interventi è l’Isde-Associazione italiana medici per l’ambiente, che da anni si batte per la tutela della salute nell’area.

Sono infatti passati due anni dalle drammatiche conclusioni dello studio  “Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio, realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio, ma c’è ancora molto da far per intervenire realmente a tutela della salute dei cittadini. L’indagine, che ha valutato gli effetti sulla salute delle popolazioni residenti nei 91 comuni del Lazio sottoposti negli ultimi 10 anni a regime di deroga per i livelli di arsenico, aveva messo in evidenza che esposizioni croniche a livelli elevati di arsenico portano a un’incidenza maggiore di una lunga serie di patologie, che vanno dai tumori alle malattie ischemiche del cuore, dall’ictus alle malattie dell’apparato respiratoria e all’ipertensione arteriosa. Fra le aree a rischio, molti comuni della provincia di Viterbo dove le dove le concentrazioni medie stimate di arsenico nel periodo 2005-2011 sono state superiori a 20μg/L, laddove già nel 2001 l’Europa ha fissato (con la direttiva 98/83/CE) per l’arsenico nell’acqua il valore limite di 10 microgrammi per litro.

Lo studio riportava una situazione estremamente preoccupante per l’Alto Lazio, ricorda anche oggi l’Isde:L’indagine evidenzia eccessi di incidenza e mortalità nei Comuni con livelli stimati per il periodo 2005-2010 per patologie associabili ad esposizione ad arsenico (tumori del polmone e della vescica, ipertensione, patologie ischemiche, patologie respiratorie, diabete)” . E nelle conclusioni si leggeva: “ I risultati indicano la necessità di un continuo monitoraggio dei livelli di contaminazione da As delle acque e  di interventi di sanità pubblica per assicurare il rispetto dei limiti previsti dalla legislazione attualmente  in vigore (direttiva 98/83/EC, As<10 μg/L)”.

Ebbene: a due anni di distanza dallo studio, che non è rimasto l’unico, l’Associazione italiana medici per l’ambiente di Viterbo “deve purtroppo continuare a denunciare l’inadeguatezza, l’incompletezza  e l’insufficienza di interventi  risolutivi a tutela della salute delle popolazioni dell’Alto Lazio – si legge in una nota – L’Isde di Viterbo  pertanto torna a chiedere che si avviino subito programmi di prevenzione, con screening gratuiti, relativi alle patologie correlate all’esposizione cronica all’arsenico e al fluoro ed evidenziate dal succitato lavoro di ricerca, studi  di tipo osservazionale dello stato di salute delle popolazioni e in particolare dello stato di salute dei bambini, anche per i noti effetti  tossici e cancerogeni dell’arsenico sullo sviluppo neurocerebrale fetale e pediatrico”.

L’associazione ribadisce la necessità di rispettare il diritto costituzionale alla salute e chiede di “realizzare interventi  efficaci e risolutivi per la completa dearsenificazione delle acque ad uso potabile e per l’avvio di una informazione corretta e diffusa rivolta a tutti i cittadini  delle aree interessate e in particolare per quelli residenti nei Comuni dell’Alto Lazio interessati da questa problematica, e  nelle scuole, negli ambulatori medici, nelle strutture militari e carcerarie”.

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