Assistenza familiare, UniCredit Foundation: così collaborano gli immigrati

Secondo l’Inps, sono oltre 750mila i lavoratori stranieri censiti che si occupano di assistenza familiare. Conoscere meglio chi sono questi immigrati, come vengono trattati, come considerano gli italiani e che rapporti hanno con i Paesi di origine, è l’obiettivo dell’indagine ideata da UniCredit Foundation e condotta da Franco Pittau e Renato Marinaro, che si sono avvalsi del team dei ricercatori del Centro Studi e Ricerche Idos. L’indagine è stata effettuata nelle regioni del Nord e del Centro Italia, dove risiede la maggioranza degli assistenti familiari, intervistando 606 persone, individuate tra coloro che hanno rapporti in corso con le banche e, in particolare, con Agenzia Tu UniCredit, la rete di filiali UniCredit espressamente dedicata ai cittadini stranieri residenti in Italia, nata per favorire percorsi virtuosi di integrazione attraverso un approccio peculiare fondato sull’accoglienza, sull’ascolto, sulla semplicità, sulla trasparenza e sull’impiego di personale di diverse nazionalità.

La tipologia delle persone da assistere vede in prima posizione gli anziani (53,1%; in più della metà dei casi si tratta di un anziano solo). Inoltre in un terzo dei casi (36,5%) l’assistenza viene prestata alle famiglie, dove quasi sempre vi sono dei figli e, in un terzo dei casi, degli anziani a carico. La grande maggioranza degli intervistati lavora tra le 20 e le 40 ore a settimana (55,6%), una quota consistente (26,2%) lavora tra le 41 e le 60 ore e addirittura non mancano i casi di oltre 60 ore di lavoro (4,0%), come vi è anche chi lavora meno di 20 ore (6,4%). Le mansioni affidate riguardano principalmente la cura delle persone (per il 66,5% degli intervistati) e la cura della casa (per il 63,2%), ma non è di poco conto il lavoro svolto in cucina (33,3%), mentre è meno ricorrente il compito di fare la spesa (7,1%). Il livello di istruzione degli intervistati risulta mediamente elevato, con il 26,7% che ha conseguito il diploma e il 18,0% che ha frequentato l’università. Meno soddisfacente è la formazione specifica ricevuta per la cura delle persone (73,3% risposte negative e 24,7% risposte positive), un tema che inizia ad essere seriamente dibattuto da esponenti sia del Terzo settore, sia delle Istituzioni.

Va segnalato che solo una quota minoritaria sente la necessità di una formazione specifica (36,0%, contro il 59,4% di risposte negative). In tema di diritti e doveri si segnala che il 33,6% non fruisce pienamente dei giorni di riposo settimanali previsti dal contratto collettivo nazionale, il 56,5% non presenta la dichiarazione dei redditi (benché obbligatoria per i redditi da lavoro dipendente superiori a 8.000 euro). Il 61% trova lavoro attraverso il passaparola tra connazionali.

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