Avvocato CGUE: Rcauto, limiti al risarcimento del danno morale

La Corte di Giustizia dell’Unione europea è stata chiamata a chiarire se una disposizione nazionale, che disciplina l’ammontare del risarcimento del danno non patrimoniale, sia compatibile con le normative dell’Unione europea sull’assicurazione degli autoveicoli. Il caso riguarda un automobilista italiano, coinvolto in un incidente stradale nel 2007, che ha chiesto al Tribunale di Tivoli di ottenere dalla Unipol Assicurazioni S.p.a. il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. In particolare, ha chiesto un risarcimento pari a 14.155 euro per il danno non patrimoniale. La Unipol, tuttavia, fondandosi sui criteri stabiliti nell’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private, gli ha versato, per tale tipo di danno, un risarcimento pari solo a 2.700 euro.

La responsabilità extracontrattuale derivante da sinistri stradali disciplinata dal Codice delle assicurazioni private (lex specialis rispetto al codice civile) in caso di lesioni di lieve entità, stabilisce i parametri che i giudici nazionali devono rispettare nel quantificare il risarcimento del danno biologico che deve essere liquidato dall’assicurazione r.c.a. Il giudice italiano ha dunque chiesto alla Corte Ue se l’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private sia compatibile con tre direttive europee sull’r.c.a.

Secondo la Corte, tali direttive “non mirano ad armonizzare i regimi della r.c.a. negli Stati membri che restano liberi di stabilire il regime della r.c. applicabile ai sinistri derivanti dalla circolazione degli autoveicoli. Esse stabiliscono il principio della “sufficienza” del risarcimento: gli importi devono consentire di garantire alle vittime un indennizzo sufficiente”.

Su tale base, la Corte ha operato una distinzione tra l’obbligo di copertura, da parte dell’assicurazione r.c.a., garantito dalla normativa dell’Unione, e la portata del risarcimento dei danni a titolo di r.c.a. dell’assicurato, disciplinata dal diritto nazionale, pur nel rispetto del diritto dell’Unione.

Per l’Avvocato generale, dunque, “l’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private non preclude, in toto, la risarcibilità del danno non patrimoniale causato da incidenti automobilistici. Esso si limita a quantificare l’entità del risarcimento del danno non patrimoniale che deve essere concesso alle vittime, e non limita la responsabilità delle assicurazioni. A parere dell’Avvocato generale, una normativa nazionale che fissa parametri vincolanti per la determinazione del danno non patrimoniale causato da sinistri stradali, non viola, di per sé, alcuna disposizione del diritto dell’Unione: non spetta quindi alla Corte UE esercitare un controllo sulle scelte strategiche operate dagli Stati membri in questo settore. Secondo l’Avvocato generale, nulla nel fascicolo di causa consente di ritenere che il risarcimento dovuto sulla base dei parametri stabiliti dall’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private sia insufficiente”. Il risarcimento corrisposto all’automobilista, conclude l’Avvocato generale, “non pare trascurabile per il tipo di danno descritto”. Di conseguenza, l’Avvocato generale “non ritiene che i parametri di cui all’articolo 139 comportino una limitazione sproporzionata del risarcimento dovuto alle vittime di sinistri stradali”.

L’Avvocato generale propone alla Corte di risolvere la questione pregiudiziale nel senso che: le direttive europee chiamate in causa (72/166/CEE e 84/5/CEE e 90/232/CEE) sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione degli autoveicoli, “non ostano a disposizioni nazionali, come l’articolo 139 del Codice delle assicurazioni private, che stabilisce criteri per la quantificazione del risarcimento dovuto dall’assicurazione per i danni non patrimoniali subiti dalle vittime di incidenti automobilistici”.

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