Banche, Abi: settore solido ma a bassa profittabilità

Un settore bancario solido ma scarsamente redditizio. E’ questo il dato di sintesi che emerge nella Relazione dell’Associazione Bancaria Italiana che ha analizzato i bilanci di 41 Istituti Bancari. L’analisi – come ha sottolineato il Direttore Generale Giovanni Sabatini – non può prescindere da una lettura del contesto economico e finanziario. Ed è per questa ragione che il Direttore Generale ha passato in rassegna lo scorso anno: “Un anno anomalo che può essere scomposto in 2 parti: prima e dopo lo scoppio della crisi del debito sovrano. Prima lo spread era a 157 punti, più che raddoppiati dopo” ha detto Sabatini.“La cosa che salta agli occhi osservando il 2011 è che non mutano le fondamenti del nostro Stato che era e rimane caratterizzato da un alto debito e una bassa crescita. Cambia solo il modo di leggere questi dati” spiega Sabatini. “Nel primo semestre l’azione dell’allora ministro Tremonti era intervenuta sul deficit che, comunque, era cresciuto meno di altri Paesi e aveva fissato l’obiettivo del pareggio del bilancio al 2014. L’andamento positivo delle finanze pubbliche si era avuto anche grazie al fatto che non ci era stato alcun sostegno pubblico alle banche: nemmeno un euro del contribuente era stato destinato a ricapitalizzare le banche”.

“Nonostante ciò – continua il Direttore Generale – tra maggio e giugno dello scorso anno è stato più evidente l’errore dell’Unione Europea nella gestione della crisi greca e, conseguentemente, è venuta meno la convinzione che l’area euro non fosse a rischio default. E’ stato in quel momento che la crisi da economica e finanziaria è divenuta la crisi del debito sovrano e i 2 fondamentali del nostro Paese (alto debito, bassa crescita) vengono valutati diversamente, ovvero come sinonimo di una non sostenibilità del debito”.

 E’ in questo momento che Sabatini fa coincidere l’inizio della fase 2 alla quale tuttora non si riesce a rispondere prontamente ma solo con “misure confuse” tali da aumentare l’incertezza sul settore bancario. “La crisi si acutizza – afferma il Direttore Generale – lo spread aumenta e il rischio del debito sovrano si trasforma in un rischio sulle banche. E’ la fase in cui si prosciugano i canali di approvvigionamento della liquidità delle banche Ue”.

A fine 2011, però, le cose iniziano a cambiare con l’insediamento del nuovo governo, le riforme licenziate da quest’ultimo e le aste straordinarie della Bce per immettere liquidità nel sistema. Segue, infatti, un periodo di relativa tranquillità (tra febbraio e marzo 2012) con lo spread in discesa. Tuttavia la crisi greca continua a generare preoccupazione e ne risentono anche le previsioni per il 2012 che continuano ad essere negative. “E’ in questo contesto incerto che va inserita l’analisi del mercato del credito” aggiunge Sabatini. In questo quadro di profonda incertezza, le banche italiane hanno proseguito anche nel 2011 l’azione di supporto a favore di imprese e famiglie, in misura superiore rispetto a quanto avvenuto altrove. Il tasso di crescita medio degli impieghi dell’anno è risultato pari a +3,6% che si confronta con il +1,3% in Europa. Va peraltro rilevato che, seppure positivo, il tasso di crescita dei finanziamenti è rallentato rispetto al 2010, a causa di fattori di domanda, legati al peggioramento congiunturale in atto, ma anche di fattori di offerta connessi al deterioramento della qualità del credito e alla situazione di liquidità.

Il settore continua, comunque, ad esprimere un basso livello di redditività e ciò impone urgenti riflessioni, per consentire un recupero di redditività ed efficienza del settore bancario e, anche attraverso esso, di tutto il sistema economico italiano.

Alcuni competono alle Istituzioni: evoluzione del quadro normativo internazionale e nazionale (regole Basilea 3, Eba, ruolo Agenzie di Rating, e non solo; rimozione di sfavorevoli divari normativi a livello comunitario; equilibrio tra evoluzione legislativa/regolamentare e costi della compliance per le banche; necessità di più attente analisi di impatto delle normative proposte).

Altri competono alle Banche: rispondere meglio ai cambiamenti della domanda (più mobile, sofisticata ed evoluta); fronteggiare una maggiore competizione da parte di operatori non bancari; avviare processi di ristrutturazione volti a ridurre i costi e aumentare la produttività.

Nel giusto mix di compiti e di ruoli e nella chiara definizione del perimetro entro cui ciascuno deve operare sta, tra le altre cose, la chiave della ripresa della nostra economia per la quale le banche stanno attivamente operando in termini di erogazione di credito ed iniziative a favore di imprese e famiglie.

 E i piccoli risparmiatori come ne sono usciti dalla crisi? Dalla Consob un invito alla platea: “I piccoli risparmiatori – sostiene Vittorio Conti, Commissario Consob – non hanno bisogno solo di forme di tutela ma sono in cerca di nuove opportunità di investimento e lì’industria bancaria deve essere in grado di rispondere alle loro esigenze”. Come? “Credo – conclude Conti – che gli intermediari devono investire in serietà, nel trovare strumenti utili a presidiare il rischio, ed evitare che le soluzioni dei problemi di liquidità siano vincenti rispetto all’obiettivo di getsire al meglio la propria clientela”.

 

di Valentina Corvino

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