Benzina, week end di rincari

Benzina record in un fine settimana di rincari a raffica. Come ampiamente previsto, la verde tocca punte superiori a 1,9 euro/litro al Centro, dove sono più care le accise regionali, mentre movimenti al rialzo ci sono anche per il diesel. Ed è levata di scudi da parte delle associazioni dei Consumatori, preoccupate delle ripercussioni di tali rincari sulle già magre finanze delle famiglie.

Nel fine settimana, Eni risale e traina i prezzi della benzina verso altri record. Secondo quanto evidenzia il monitoraggio di Quotidiano Energia, i prezzi raccomandati hanno registrato rincari da parte del market leader di 0,8 cent euro/litro per la verde e 0,6 per il diesel. A muovere al rialzo anche Q8 (rispettivamente 1 centesimo e 0,7), Esso (1 centesimo e 0,5) e TotalErg (0,5 solo per la benzina). Salgono dunque i prezzi sul territorio: in media nazionale, la benzina è ormai ovunque ben oltre 1,8 euro/litro, con punte superiori a 1,9 al Centro dove l’accisa regionale è più cara. Ma sale anche il diesel (in media attorno a 1,74), con punte  al Sud di oltre 1,77 euro al litro. Le punte minime sono nel Nordest, dove la competizione e più forte, mentre i record di prezzo si registrano nel Centro e nel Sud. Soffrono anche le no logo, che accorciano le distanze rispetto agli impianti tradizionali.

L’andamento dei prezzi preoccupa, e non poco, le associazioni dei consumatori, che denunciano a più voci i rincari sul pieno benzina e le ripercussioni in termini di ricadute dirette e indirette, in un contesto in cui gran parte dei trasporti si muove su gomma. Federconsumatori e Adusbef sottolineano che non solo i prezzi sono aumentati, ma “quel che è peggio è che tali prezzi stanno salendo ulteriormente, alla luce delle turbolenze a livello internazionale, dal momento che l’Iran ha deciso di sospendere la vendita di petrolio alle compagnie petrolifere francesi e britanniche. La situazione è gravissima. E gravissimi saranno gli effetti che ne scaturiranno”, perché  “il costo dei carburanti aumenterà non solo sulla spinta del rialzo del petrolio, ma anche per via della tassazione: l’Iva, infatti, agisce automaticamente facendone crescere il prezzo”. Le due associazioni calcolano già ricadute dirette pari a 420 euro per la benzina e 480 euro per il gasolio. E concludono: “È necessaria la realizzazione dell’accisa mobile, un meccanismo automatico che prevede una diminuzione dell’accisa quando il costo del petrolio aumenta”.

Taglio delle accise, e convocazione immediata di un tavolo con produttori, distributori e associazioni dei consumatori, sono le richieste di Adiconsum. “È diventata ormai non più sopportabile – dichiara Pietro Giordano, segretario generale dell’associazione – la pressione del costo dei carburanti per le tasche delle famiglie italiane. La benzina ha superato 1,90 euro ed il diesel è arrivato a 1,74, con effetti dirompenti sul reddito degli italiani (per 1 cent/l il costo medio è di 10 euro in più all’anno), per le aziende che utilizzano i carburanti per produrre beni e servizi, e per il tasso di inflazione che certamente avrà un’ulteriore impennata, sfiorando i 4 punti percentuali nelle prossime settimane”.

La spesa media annua per i carburanti è di oltre 3200 euro, il 12% in più della media europea: la stima è dell’Adoc, che traccia un confronto internazionale evidenziando che l’Italia, con un costo medio di 1,80 euro/litro, “è diventato il Paese più caro d’Europa dove mettere benzina, per un pieno si spende in media il 12% in più che nel resto d’Europa, in un anno la differenza è di 350 euro”. Un anno di rifornimento costa in media 3240 euro in Italia: è il 10% in più della Francia, il 7% in più della Germania, addirittura il 20% in più della Svizzera e poco meno del 30% in più che in Spagna. Spiega il presidente Adoc Carlo Pileri: “Un pieno oggi costa 90 euro, in Europa mediamente si spendono 80 euro, in Svizzera si spendo circa 15 euro in meno ad ogni rifornimento. I continui aumenti, aggravati dalle maggiori accise e dal rialzo dell’Iva, stanno dissanguando le famiglie italiane. Non solo al momento di rifornirsi ma anche in tutti quei settori, dall’alimentare al turismo, direttamente collegati alle fluttuazioni del prezzo della verde. La spesa alimentare costa circa il 5% in più dello scorso anno, il turismo è in agonia. Ci auguriamo che attraverso l’applicazione corretta delle liberalizzazioni possano arrestarsi i continui rialzi inflattivi e che i consumi tornino a correre”.

Per il Codacons, i nuovi prezzi rappresentano “una stangata” che, per il pieno di benzina, si traduce in 19,50 euro a pieno, “considerato che il 20 febbraio 2011 si pagava mediamente, con servizio, 1,510 euro/litro. Un incremento del 25,8%”. L’associazione chiede la convocazione di un tavolo di confronto al Ministero dello Sviluppo Economico con le associazioni di rappresentanza delle compagnie petrolifere, quelle dei gestori degli impianti  e le associazioni di consumatori.

Per chi ama i confronti, interviene la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che denuncia come un litro di carburante abbia ormai superato di molto il prezzo di diversi beni di prima necessità. “Un litro di benzina – ricorda la Cia – costa praticamente il doppio di un litro di latte sullo scaffale (1 euro) e addirittura cinque volte di più il prezzo alla stalla pagato agli agricoltori (35 centesimi). Ma ha superato per esempio anche il costo medio di 1 kg di arance (1,76 euro) o di 1 kg di pasta di semola di grano duro (1,70 euro) o anche di una confezione da sei di uova (1,50 euro)”.

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