Bimbo prelevato fuori scuola, interviene il Garante Privacy

Le immagini sono di quelle capaci di turbare anche l’animo meno sensibile e a nulla serve l’avvertenza che appare prima che inizi il filmato. Un bambino di dieci anni che viene prelevato dalla Polizia fuori dalla sua scuola in esecuzione di un’ordinanza della Corte d’appello di Venezia. Siamo a Padova, in Italia, e tutto avviene dinanzi agli occhi dei familiari del bambino, la madre, i nonni, la zia che riprende il tutto con una telecamera al grido: “Questa è la Gestapo”. Forse anche altri bambini avranno visto il loro coetaneo dimenarsi, ma cosa importa?  Vige la supremazia dell’ordinanza anche di fronte ad un bambino che si rifiuta di andare a vivere con il papà?  Quanto contano i suoi pensieri, i suoi desideri in un Paese occidentale, nel 2012? Forse qualcosa contano dal momento che il Capo della Polizia Manganelli ha immediatamente disposto un’inchiesta interna .

Fatto sta che su quelle immagini, trasmesse ieri sera nel corso della trasmissione televisiva ‘Chi l’ha visto’ per volontà della zia – forse – in un ultimo disperato gesto per cercare di portare il caso all’attenzione dell’opinione pubblica, si è espresso oggi il Garante della Privacy: “Di fronte al diffondersi in rete e nei media del video con le immagini del bambino prelevato a scuola dalle forze di polizia e di dati personali riguardanti anche la sua salute, pur se forniti dai familiari, richiama i media e i siti web al più rigoroso rispetto della riservatezza del minore e raccomanda loro di astenersi dal pubblicare e diffondere immagini del bambino e dettagli eccessivi che possano lederne la dignità”. Ma non solo. Il caso sarà anche urgentemente esaminato dal Consiglio Nazionale degli Utenti, organismo istituito dalla legge presso l’Agcom, in assemblea plenaria in quanto “prova eloquente del degrado della tv pubblica e della violazione sia delle norme poste a tutela dei minori, sia delle più elementari regole che tutelano la dignità dei cittadini utenti dei media e lo sviluppo psichico e morale dei bambini”.

Eh sì, perché se le intenzioni dei familiari erano positive, su immagini di quel tipo si ‘accaniscono’ i media ed è tutto un fiorire di ospitate in tv alla ricerca dello scoop a tutti i costi, alla ricerca dei particolari sulla vita, la salute di quel bambino di soli dieci anni. Peccato che in questa tv non ci sia spazio per il danno emotivo irreversibilmente e indiscutibilmente cagionatogli.

Un segno di ‘civiltà’ arriva dall’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani (Ami) che preannuncia un “dettagliato esposto al Ministero della Giustizia, affinché vengano svolte immediate indagini per fare luce su un caso di giustizia minorile ch ha già fatto il giro del mondo”. “Occorre verificare eventuali responsabilità di magistrati e forze dell’ordine – afferma il presidente dell’Ami, Gian Ettore Gassani – perché un episodio del genere non può essere liquidato come mero incidente o difetto di comunicazione tra le autorità competenti”. “Fermo il potere del Giudice di emettere idonei provvedimenti a tutela del minore quando ricorrono i presupposti di legge – prosegue – non è accettabile l’esecuzione in modo così violento e plateale. Senza voler entrare nel merito dell’ordinanza della Corte d’Appello veneziana, c’è da rimanere sconcertati dalle modalità di esecuzione dell’ordine dell’Autorità, per gli effetti psicologici e familiari in danno del minore ‘catturato’ davanti ai suoi compagni di scuola”. “Di sicuro – continua il matrimonialista – il bambino proverà per tutta la vita un senso di vergogna sociale per quanto gli è successo. E se i provvedimenti di giustizia minorile vanno regolarmente emessi nell’interesse prevalente del minore, si può certo affermare che nel caso specifico, al di là di qualsivoglia argomentazione processuale, gli interessi, la dignità e la personalità del bambino sono stati violati in modo imperdonabile”. Anche l’Unicef si è mossa e ha fatto sapere che è è in contatto con l’Autorità nazionale garante per l’infanzia e con il Garante per i diritti dell’Infanzia della Regione Veneto, attivi sul fronte della segnalazione alle autorità competenti della violazione dei diritti dei minorenni.

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