BipMobile, telefoni ancora muti. Che fare?

Per i clienti BipMobile il 2013 si è concluso male e il nuovo anno è iniziato ancora peggio: i telefoni cellulari di circa 220 mila utenti sono rimasti muti a causa dello stato di insolvenza della società nei confronti dell’enabler Telogic che si è vista costretta a ‘staccare la spina’. Che fare? In attesa di notizie su quello che sarà il destino della società, che al momento appare piuttosto incerto, l’Agcom ha diffuso alcuni consigli rilanciati dall’associazione Altroconsumo.

Come prima cosa, è opportuno che i clienti si attivino per richiedere la portabilità del numero, in modo da non dover cambiare numero di telefono. Il credito residuo, con questa operazione, dovrebbe  essere automaticamente passato al nuovo operatore. Se così non fosse, Altroconsumo invita a rivolgersi direttamente all’Agcom scrivendo a info@agcom.it oppure contattando il numero verde 800.18.50.60 (da rete fissa) o lo 081.750.750 (da rete mobile). Federconsumatori e Adusbef, infatti, sostengono che molti clienti stanno incontrando difficoltà per via della delibera Agcom che fissa un tetto giornaliero (500) alle migrazioni da parte di un operatore virtuale.

“La delibera Agcom deve essere superata: per smaltire tutte le richieste ci vorrebbe più di un anno” fanno notare le associazioni che aggiungono: “Va altresì garantito il diritto degli utenti di utilizzare il credito residuo delle proprie SIM. A questo proposito debbono poter essere adottate tutte le iniziative necessarie, compresa la richiesta a Telogic (la società che erogava il servizio a Bip Mobile su fornitura H3G) di riprendere provvisoriamente l’attività per consentire lo smaltimento dei crediti residui”.

Gli utenti – ricorda l’Associazione – hanno diritto anche a un risarcimento per la sospensione del servizio senza preavviso. Una delibera dell’Agcom prevede, infatti, un rimborso di 10 euro per giorno di sospensione e, comunque, un indennizzo non inferiore a 100 euro. Per ottenerlo, in maniera gratuita, bisogna rivolgersi al Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni) della propria Regione. Nel frattempo Altroconsumo sta valutando diverse linee d’azione, tra le quali anche l’ipotesi di una class action, anche se ottenere indennizzi da una società che, con tutta possibilità, sta per chiudere potrebbe non essere facile.

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