Caraffe filtranti, di nuovo sotto accusa

Caraffe filtranti nuovamente sotto accusa. Il procuratore Raffaele Guariniello ha disposto un’ulteriore perizia che ha fornito dati inequivocabili: dall’esame su dieci brocche è emerso che esse sostituiscono calcio e magnesio, molto utili per l’organismo, con sodio e potassio, potenzialmente dannosi per ipertesi, cardiopatici, diabetici e nefropatici. Non solo: le caraffe abbattono la durezza dell’acqua e non è sufficiente l’indicazione riportata nei libretti esplicativi nei quali si sostiene che non va filtrata l’acqua con meno di 19 gradi francesi. Inoltre in sette caraffe su dieci sono state rilevate tracce di ioni di ammonio, assenti invece nell’acqua di rubinetto.

Un altro problema è relativo ai batteri: tutte le marche dichiarano che i filtri rilasciano ioni di argento per contrastare la proliferazione dei microbi, ma in tre casi su dieci non se ne trova traccia. Nonostante poi i filtri abbiano un ciclo di vita piuttosto breve (circa un mese), solo quattro modelli garantiscono l’igiene fino alla fine del processo: in tre casi a fine ciclo si registra un’elevata carica batterica nell’acqua depurata e addirittura negli altri tre tipi la presenza di germi è alta già a metà ciclo.

Il pm Guariniello ha anche posto l’accento sull’informazione al consumatore: metà dei produttori, infatti, non menziona il pericolo sanitario nel libretto di istruzioni, altri ne fanno cenno in modo parziale. Una casa consiglia a soggetti con patologie renali o in dialisi di discutere col medico l’opportunità di usare il bricco. Un’altra suggerisce a chi ha deficit immunitari l’improponibile pratica di bollire l’acqua prima e dopo il filtraggio, per purificarla dai batteri.

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