Cittadinanzattiva: accesso ai farmaci è percorso a ostacoli

L’assistenza farmaceutica non è uguale per tutti, ma cambia da Regione a Regione. L ’accesso ai farmaci è ancora un percorso a ostacoli perché si scontra con costi privati, eccessiva burocrazia, tempi di accesso troppo lunghi per le terapie innovative, scarso coinvolgimento delle associazioni dei pazienti. I cittadini sempre più spesso sono costretti a pagare di tasca propria: le persone che soffrono di malattie croniche e rare spendono in media 650 euro l’anno per i farmaci di fascia C e 900 euro per i parafarmaci. A evidenziarlo è Cittadinanzattiva.

Accesso ai farmaci, difficoltà nell’assistenza farmaceutica e scarsa partecipazione dei cittadini sono stati al centro di un confronto promosso dall’associazione, con il sostegno non  condizionato di Farmindustria, dal titolo “Assistenza farmaceutica: equità, accesso, partecipazione”, che si è svolto a Roma.

In particolare, il Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici di Cittadinanzattiva (CnAMC) segnala tutta una serie di problemi con i quali si scontrano i pazienti: tempi eccessivamente lunghi per l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’AIFA (50%), costo dei farmaci non rimborsati dal SSN in fascia C (44%); tempi lunghi per l’inserimento dei farmaci nei PTOR (41%), limitazioni da parte dell’Aziende ospedaliere o dalle ASL per motivi di budget ed i tempi di inserimento dei farmaci nei Prontuari regionali diversi da Regione a Regione (41%). Il 39% delle Associazioni ha inoltre riscontrato l’interruzione o il mancato accesso a terapie  perché particolarmente costose. Un altro problema riguarda la discriminazione legata al luogo di residenza: il 26% segnala limitazioni derivanti dalle disposizioni delle delibere regionali rispetto a quanto definito da AIFA.

L’innovazione risulta ancora frenata dalla burocrazia: serve circa un anno perché un farmaco approvato in Europa dall’EMA (l’Agenzia europea per i medicinali, ndr) sia autorizzato e rimborsato in Italia, e ancora non sono noti gli effetti prodotti dall’introduzione di paletti normativi che prevedono il termine di approvazione di 100 giorni (poco più di tre mesi) per quelli di eccezionale rilevanza terapeutica”, ha dichiarato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. ”La burocrazia diventa ancora più complicata quando dal livello nazionale si passa ai Servizi Sanitari Regionali”, ha continuato, “che prevedono procedure e tempi completamente diversi tra loro, duplicando peraltro anche funzioni di competenza nazionale: si passa da un minimo di 200 giorni a oltre 500 per l’inserimento di farmaci nei PTOR”. I cittadini sono costretti a pagare di tasca propria e lo stesso Rapporto Osmed del 2012 ha evidenziato un aumento della spesa per pagare i ticket sui farmaci pari al 5,2% rispetto al 2011.

“Mentre i cittadini sono chiamati a partecipare ai costi, la stessa cosa non possiamo dirla per le scelte nelle politiche del farmaco”, ha concluso Aceti. “Ad un anno dal convegno Farmaci diritto di parola, promosso dall’AIFA, con il quale si è presentata l’idea del coinvolgimento delle associazioni di cittadini e pazienti nei processi decisionali, registriamo che l’apertura alle associazioni si è limitata all’annuncio. Questa criticità potrebbe essere superata guardando all’Europa, dove esistono significative esperienze di coinvolgimento e partecipazione civica di successo nell’attività regolatoria dei farmaci (EMA) e nelle scelte in sanità per uso razionale delle  risorse”.

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