Confesercenti: tariffe boom, più 350 euro in 5 anni

Corrono le tariffe dei servizi pubblici locali mentre le famiglie sono sempre più in affanno. Luce, gas, acqua, rifiuti, trasporti pubblici sono sempre più cari: dal 2007 a oggi, le famiglie spendono in media 350 euro in più. Le tariffe sono cresciute in media del 18% a fronte di un aumento dei prezzi al consumo del 10%. Il loro peso è aumentato dello 0,7% solo nei primi 8 mesi dell’anno. Sono voci che hanno un impatto sempre maggiore sulla spesa complessiva dei consumi delle famiglie, per un valore di 8,4 miliardi di euro in gran parte sottratti ai consumi. Le stime sono di Confesercenti.

La spirale degli aumenti ha portato a una crescita continua del peso delle tariffe sulla spesa sostenuta dalle famiglie. Nel 2007, una famiglia spendeva in media circa 1486 euro annui per le tariffe di rifiuti, acqua, trasporti, energia elettrica e gas, che sono diventati 1840 nel 2012: sono 354 euro in più. In particolare, le stime Confesercenti sul peso delle tariffe dicono che per i rifiuti si è passati da una spesa media annua di 174 euro a 207 euro (33 euro in più); per l’acqua, da 161 euro a 215 euro (più 54 euro); per i trasporti urbani, nel 2007 servivano in media 149 euro, ora la spesa è di 184 (più 35 euro). Particolarmente rilevante l’aumento dell’energia: la spesa media per l’elettricità è passata da 432 euro a 498 euro, con un rincaro di 66 euro, mentre il gas domestico è aumentato in cinque anni di 165 euro e si è passati da una spesa media di 571 euro a una di 736 euro. Inoltre ci sono gli aumenti disposti a inizio ottobre, che porteranno a un ulteriore esborso.

Le tariffe continuano dunque la corsa al rialzo. Mentre la spesa media mensile delle famiglie è rimasta costante dal 2007 al 2012, il peso delle tariffe è aumentato dello 0,7% in quattro anni e poi di un altro 0,7% solo nei primi otto mesi di quest’anno. Dall’inizio della crisi, più di un punto percentuale della spesa delle famiglie è stato assorbito dai rincari delle tariffe. Sono, stima Confesercenti, circa 8,4 miliardi in gran parte sottratti ai consumi.

Le tariffe corrono e le famiglie italiane arrancano – spiega Confesercenti – L’aumento colpisce duramente i redditi, già in affanno, e penalizza ancora di più i deboli consumi degli italiani. Sottrarre in tempi di crisi 8,4 miliardi alle famiglie, senza quindi ridurre la pressione fiscale, comporta la chiusura di tante imprese e la crescita della disoccupazione”. Per invertire la tendenza, spiega la sigla, bisogna “fermare questa spirale: serve un piano energia di forte impatto, visto che è proprio questo capitolo quello che pesa di più sui problemi sull’economia. Ma regioni ed enti locali devono mettere ordine nell’intollerabile giungla di società municipalizzate e soprattutto mettere un argine ad ogni spreco e clientelismo di cui sono piene le cronache di questi tempi”.

Scendendo nel dettaglio, emerge che i costi sostenuti da una famiglia media per le tariffe sono pari a circa il 7,4% del monte della spesa per consumi: a incidere maggiormente su queste voci di spesa sono l’energia – il gas naturale pesa il 40%, l’energia elettrica il 27% – seguiti dalla raccolta rifiuti e il servizio idrico, che raggiungono ciascuno l’11-12%,  mentre un ultimo 10% è rappresentato dal costo del trasporto pubblico locale. Quest’anno corrono soprattutto le tariffe di energia elettrica e gas, collegate alle quotazioni petrolifere.

Si tratta poi di voci di spesa medie. L’impatto delle tariffe è diverso a seconda delle singole regioni e dei comuni di riferimenti, con punte estreme molto diverse da una zona all’altra del paese. Basti pensare al servizio idrico: una famiglia di tre persone con un consumo di 160 mc/anno potrebbe spendere circa 75 euro o 486 euro a seconda di dove si trova. Le città più economiche per il servizio idrico integrato sono Milano, Catania e Roma, quelle più costose Ferrara, Enna e Pisa. La media di spesa per il servizio idrico integrato, a livello nazionale, può variare da circa 98 euro a 396 euro.

Differenti anche le tariffe dei rifiuti solidi urbani: a livello nazionale, la spesa annua di una famiglia può andare da un minimo di 132 euro fino a schizzare a 437 euro. Se poi si guarda ulteriormente la zona di residenza, emerge che a parità di condizioni si possono spendere 120 euro oppure addirittura 535 euro. Le città più economiche sono Brescia, Matera e Viterbo, quelle più care Asti, Napoli e Carrara.

La spesa media per la fornitura di gas naturale di una famiglia tipo in Italia (rilevata su 18 comuni capoluogo) ammonta a 1.077 euro. Anche in questo caso, ci sono differenze notevoli e condizioni particolarmente sfavorevoli per Roma, Viterbo (dove l’esborso è di 1.180 euro) a fronte di forniture più economiche per Potenza (993 euro), Milano (poco superiore 1.000 euro), l’Aquila o Venezia.

Varia anche il costo del trasporto pubblico locale, che segue dinamiche differenti fra macro aree geografiche e all’interno della stessa area. Basti pensare al singolo biglietto del bus, che può costare dai 70 centesimi del Sud Italia a 1,50 euro a Roma o Milano. Il biglietto più caro al Nord si paga a Milano e Bolzano, al centro a Roma e Perugia, al Sud a Palermo e Messina. Differenze ci sono poi nei costi degli abbonamenti e degli sconti applicati agli anziani e agli studenti.

I continui rincari “stravolgono la spesa delle famiglie”, commenta la Cia-Confederazione italiana agricoltori di fronte ai dati di Confesercenti, sottolineando che in questo modo le famiglie tagliano risorse su altre voci, alimentari compresi, il cui peso sul budget totale della spesa familiare si è ridotto del 19,2%. “ Oggi quasi il 20% dello stipendio se ne va in bollette – afferma la Cia – Per questo non si può più aspettare: il governo deve affrontare il nodo degli aumenti delle tariffe, soprattutto di energia e gas, che pesano in maniera spropositata sul bilancio delle famiglie. Anche le aziende agricole pagano questi continui incrementi soprattutto energetici, che si traducono in un aggravio insostenibile dei costi aziendali. Secondo gli ultimi dati Ismea, solo ad agosto gli agricoltori hanno dovuto “sborsare” il 10,3% in più dell’anno scorso per i beni energetici (energia elettrica +26,2% ; carburanti +6,8%). Ma questa corsa dei costi mette a rischio la capacità di fare impresa del settore, che da un lato subisce il crollo dei consumi domestici sul mercato interno e dall’altro non può sostenere investimenti, “bloccato” com’è dai rialzi continui degli oneri produttivi”.

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