Crisi, Censis/Coldiretti: tutti vicini, tutti in famiglia

La crisi compatta la famiglia e fa riscoprire i valori di prossimità. La recessione economica fa aumentare la domanda di vicinanza e comunità da parte dei cittadini. Il 31,9% degli italiani coabita con i genitori, il 42,5% vive a un massimo di 30 minuti di distanza a piedi dalla casa di mamma e papà. È una dinamica che non riguarda solo i giovani ma l’intero nucleo familiare, che si compatta e si tiene vicino, perché la famiglia fornisce welfare, tutele e servizi. È uno dei dati che emerge dal Rapporto Censis/Coldiretti “Crisi: vivere insieme, vivere meglio”, presentato oggi a Roma.

Gli italiani tendono a risolvere i problemi nella filiera familiare, mentre la filiera alimentare fa riscoprire la tipicità della propria Regione e diventa occasione per fare comunità, in Rete e sul territrio. Si torna in cucina, si preparano pane e conserve col fai da te casalingo, si diventa parte di community sul web – dove si cercano prezzi e ricette – e si partecipa a social network che poi creano un “virtuale di prossimità”: dalle relazioni sul web si creano infatti iniziative di partecipazione concreta sul territorio. Allo stesso tempo, la cucina continua a essere “donna”: sono soprattutto e ancora le donne a preparare i pasti della famiglia.

La ricerca Censis/Coldiretti evidenzia, ha spiegato il Responsabile delle politiche sociali del Censis Francesco Maietta, una rinnovata voglia di comunità: “Stiamo assistendo a un processo di accorpamento territoriale della famiglia”. Da un periodo fortemente individualizzato, si sta passando a una “voglia di comunità”: il 54,2% degli italiani dice che vorrebbe vivere in un contesto in cui le persone si conoscono, si frequentano e si aiutano, perché “la qualità della vita sarebbe migliore”.

In ogni caso, il 31% degli italiani abita con la mamma e il 42,3% ha la madre che abita a un massimo di trenta minuti dalla sua abitazione; oltre il 30% vive col padre, oltre il 40% vive a un massimo di mezz’ora dalla casa paterna. Sono vicini anche i parenti – il 54% ha i propri parenti stretti residenti in prossimità – e anche quando le famiglie non abitano insieme, comunque vivono a distanza ravvicinata. La tendenza non riguarda solo i giovani e i giovanissimi: fra i giovani dai 18 ai 29 anni, coabita con la madre il 60,7% e il 26,4% abita a meno di 30 minuti, ma fra i 30 e i 45 anni il 25,3% coabita e il 42,5% abita nelle vicinanze dei genitori, e addirittura fra gli adulti con età compresa tra i 45 e i 64 anni si segnala che l’11,8% coabita e il 58,5% abita in prossimità dei genitori. “In sostanza – spiegano Coldiretti/Censis – l’evoluzione delle funzioni socioeconomiche, con il passaggio alla famiglia soggetto di welfare che opera come provider di servizi e tutele per i membri che ne hanno bisogno, spiega anche la tendenza a ricompattare, in termini di distanza dalle rispettive abitazioni, i vari componenti, anche quando non coabitano”.

Si tratta di una tendenza che i promotori della ricerca non considerano negativamente. “Spesso la struttura della famiglia italiana in generale, e di quella agricola in particolare, viene considerata superata mentre si è dimostrata, nei fatti, fondamentale per non far sprofondare nelle difficoltà della crisi moltissimi cittadini – ha detto il presidente di Coldiretti Sergio Marini – la solidarietà tra generazioni sulla quale si fonda l’impresa familiare è un modello vincente per vivere e stare bene insieme e non un segnale di arretratezza sociale e culturale come molti si ostinano ad affermare”. Sostiene il presidente del Censis Giuseppe De Rita: “C’è identità attraverso la prossimità. Si riscopre una cultura della prossimità che fa identità, che fa vita e fa economia”.

Dalla tavola rotonda che ha accompagnato la presentazione dei dati, emerge la volontà di guardare a questa dinamica come una sorta di nuovo modello di sviluppo, nel quale spicca la consapevolezza dei cittadini verso scelte che mettono al primo posto la qualità della vita. Allo stesso tempo, non manca la rivendicazione dell’importanza della filiera agroalimentare e di una diversa valutazione dell’agricoltura, che – ha detto il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Mario Catania, intervenuto alla presentazione – ha attraversato un cinquantennio in cui è stata vista come fenomeno marginale, anche se “due generazioni di agricoltori hanno cambiato la fisionomia dell’impresa agricola” facendo innovazione e valorizzazione della qualità. Il Ministro ha dunque rivendicato le potenzialità che la filiera agroalimentare può dare nello sviluppo del paese.

Uno sviluppo che, in un contesto di crisi economica, fa riscoprire non solo il fare comunità – 7,4 milioni di persone vivono da sole e di queste 2,1 milioni hanno fino a 44 anni di età – ma anche il valore centrale e sociale del cibo. Intorno al cibo si creano attività sociali ed economiche: 23,6 milioni di italiani partecipano alle sagre (di questi 5,3 milioni in modo assiduo); l’appuntamento dell’aperitivo coinvolge 16,5 milioni di italiani (2,5 milioni regolarmente); il turismo enogastronomico coinvolge 12,2 milioni di italiani, di cui 2,3 milioni in modo regolare. Poi ci sono i 7,7 milioni di italiani che, anche per risparmiare, si portano al lavoro il pranzo fatto da casa.

In cucina, però, ci sono ancora le donne: per le italiane la preparazione dei pasti assorbe durante l’anno quasi un mese lavorativo, pari a 21 giorni pieni, molto lontano dagli 8 giorni degli uomini. “Pur nella evoluzione dei rapporti di genere, nelle tante ridefinizioni della distribuzione di competenze, mansioni, poteri nelle coppie, l’indagine – si legge nello studio – mostra che ancora oggi nelle famiglie italiane la cucina è donna”.

Il cibo si collega anche con la Rete. Oltre il 29% degli italiani dichiara di fare ricerche sul web per confrontare prezzi e qualità dei cibi. “Quello che è interessante – sottolineano Coldiretti/Censis – è la tendenza a formare community, aggregati di individui uniti da interessi, passioni, valori comuni. Così ci sono oltre 415 mila italiani che dichiarano di partecipare regolarmente a community sul web centrate sul cibo, e sono invece complessivamente oltre 1,4 milioni quelli che ci partecipano, comprendendo coloro che lo fanno  di tanto in tanto”. Dal web si passa spesso alle iniziative sul territorio in cui si vive.

Attenzione, però. Se la famiglia è centro di affetti, di tutela e welfare, e se c’è uno spostamento alla dimensione del territorio che chiede di essere esaminata e rappresentata – quindi, chiede una nuova politica – labile può essere il confine fra il bisogno e la riscoperta dei valori della comunità, e della qualità della vita, e il semplice ripiegamento protettivo nel nucleo familiare, a protezione della bufera esterna. Che in questo caso, si chiama ancora crisi economica.

di Sabrina Bergamini

twitter: @sabrybergamini

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