Cyberbullismo, Codacons chiede sequestro del social Ask.fm

Domenica scorsa un’adolescente si è suicidata lanciandosi nel vuoto e sul banco degli imputati è finito il social network Ask.fm, che permette di esprimersi in forma anonima e dal quale la giovane aveva ricevuto numerosi insulti. Nell’attesa di chiarire la dinamica della tragedia, ci si interroga sui rischi e sul peso che su questo dramma ha avuto Ask.fm, già in diversi casi associato a episodi tragici di cyberbullismo.

La tragica vicenda suscita interrogativi anche fra le associazioni dei Consumatori, che si stanno mobilitando da tempo, insieme alle istituzioni, per trovare una risposta ai crescenti fenomeni di stalking sulla rete. Oggi il Codacons ha deciso di presentare alla Procura della Repubblica una istanza di sequestro del sito Ask.fm, come corpo del reato. L’associazione ricorda che “sulle pagine del social network erano apparse scritte come “Ucciditi” e che il sito era già al centro di forti polemiche in Inghilterra per un caso di suicidio analogo. Un sito che consente di scrivere domande sul profilo di altri membri in assoluto anonimato. Per il Codacons se la rete ha aggravato il disagio psicologico della minorenne e le incitazioni alla morte postate dagli utenti di Ask configurassero, come sembra ipotizzare la Procura, reati come l’istigazione al suicidio, è doveroso che si proceda al sequestro del sito”.

Le tecnologie hanno enormi potenzialità positive ma possono creare gravissimi problemi se usate male, ricordano Federconsumatori e Adusbef, che a dicembre hanno lanciato una campagna per offrire assistenza gratuita ai minori vittime di bullismo e molestie in rete. “Compito delle istituzioni è quello di educare alla conoscenza del web. I ragazzi debbono sapere che la rete non è un mondo virtuale separato da quello reale. Le connessioni tra il reale e il virtuale sono sempre più strette. E possono condizionare le esistenze – affermano le due associazioni – I casi di suicidio di adolescenti segnalano drammaticamente il problema e non rappresentano che la punta di un iceberg ben più grande. Il Garante per la protezione dei dati personali ha recentemente proposto di inserire “l’uso consapevole del web” come materia di insegnamento scolastico. Il Ministero dell’Istruzione invece di girare intorno al problema farebbe bene a prendere in seria considerazione questa proposta, opportuna e responsabile. E il Parlamento dovrebbe impegnarsi a legiferare perché, accanto alla sacrosanta difesa del diritto di espressione, sia garantita agli utenti del web anche la difesa dagli insulti, dalle aggressioni verbali, dalle campagne di stalkeraggio, dagli episodi di bullismo che ancora in certi social network possono essere messi in campo liberamente”.

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