Ddl concorrenza, liberi farmacisti: “C’è un accordo per non toccare le farmacie”

“La verità inconfessabile è che sin dall’inizio dell’iter del Ddl concorrenza esisteva un accordo per non toccare in alcun modo le farmacie. Questo accordo è stato in pieno rispettato alla faccia del Parlamento”. Sono durissime le parole del Movimento nazionale liberi farmacisti (MNLF) che in vista dell’approdo a Montecitorio del ddl concorrenza, previsto per il 21 settembre, affila le armi. Sotto accusa è la mancata volontà di attuare una serie di riforme che sarebbero a costo zero per lo Stato.

farmaciDenunciano i liberi farmacisti: “La chiusura del Governo e del maggior partito della coalizione è razionalmente inspiegabile. Perché in un Paese che ancora non è uscito dalla crisi economica e che faticosamente cerca di far ripartire la crescita economica si rinuncia a 5000 nuovi posti di lavoro, a 600 milioni (Fonte Altroconsumo) di risparmio per i cittadini, a 300/3500 nuove aziende, a 700 milioni d’investimento privato, oltre ad un forte impulso ai farmaci generici? Tutto a costo zero per lo Stato. Quale motivo se non un accordo politico/corporativo impedisce di cogliere tanti vantaggi per il Paese?”.

L’associazione ricorda che da più parti è arrivata la richiesta di aumentare la concorrenza nel settore farmaceutico. “In Commissione il relatore del ddl concorrenza, non riuscendo a motivare diversamente una scelta inspiegabile, arriva da affermare che quello non è il contesto dove inserire tali riforme – dice il Movimento liberi farmacisti – Dove si deve dibattere di tali argomenti se non nella legge annuale per la concorrenza quando la stessa Antitrust, la Banca d’Italia, il Fondo Monetario internazionale e la Commissione Europea avevano esplicitamente indicato di aumentare il livello di competizione nei servizi farmaceutici aprendo alla concorrenza nella distribuzione dei farmaci di fascia C?”. Il rischio denunciato dai liberi farmacisti e legato alle misure del ddl concorrenza è quello di creare un oligopolio senza vantaggi per i cittadini/consumatori. Mentre a chi paventa che con la liberalizzazione dei farmaci di fascia C potrebbero chiudere le piccole farmacie, il Movimento liberi farmacisti dice: “Come si possa chiudere una attività con una perdita stimata di 50 euro/giorno non è dato comprenderlo”.

“Nemmeno la giustificazione relativa al precedente provvedimento del Governo Monti che voleva aumentare il numero delle farmacie sul territorio tiene, perché di fatto questo progetto è fallito e dopo tre anni nessuna nuova farmacia è stata ancora aperta e, se si arriverà alla fine dell’iter concorsuale, al massimo apriranno non più di mille sedi farmaceutiche, molte in aree scarsamente abitate. Meno del 7% delle attuali – dicono i liberi farmacisti – La verità inconfessabile è che sin dall’inizio dell’iter del Ddl concorrenza esisteva un accordo per non toccare in alcun modo le farmacie. Questo accordo è stato in pieno rispettato alla faccia del Parlamento. Ora serve uno scatto d’orgoglio da parte di quei parlamentari che troppo spesso sono sottoposti a diktat contrari alle proprie convinzioni, uno scatto d’orgoglio che approvi in aula il prossimo 21 settembre la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, non per fare un favore alle parafarmacie, ma perché utile all’interesse pubblico, utile alla crescita del Paese”.

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