Liberi farmacisti: liberalizzazione fascia C è scontro fra conservatori e riformisti

Continua a rappresentare un terreno di scontro il dibattito sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Il ddl concorrenza è approdato a Montecitorio e la possibile liberalizzazione della fascia C, bocciata all’esame in commissione, continua a dividere gli schieramenti. Per il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti “si è ormai trasformato in uno scontro tra conservatori e riformisti il dibattito sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C all’interno del Ddl concorrenza”.

Secondo il Presidente del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti Vincenzo Devito “le carte sono ormai sul tavolo. Da una parte tutti coloro che vogliono conservare e proteggere lobby e corporazioni, alcuni anche per interessi elettorali, dall’altra chi vuole innovare il Paese, dare nuove opportunità e dire basta allo strapotere corporativo che da troppi anni puntualmente condiziona a proprio favore le scelte del Parlamento”. Il Movimento dei liberi farmacisti ha inviato ai parlamentari una lettera in cui chiede di leggere la documentazione che “conferma in maniera incontrovertibile i vantaggi della liberalizzazione dei farmaci di fascia C”.

“Il Ddl concorrenza nella parte che riguarda i farmaci non ha nulla a che fare con l’innalzamento della competitività in Italia e se verrà approvata così come uscita dalle Commissioni finirà per ottenere il risultato contrario”, denunciano ancora i liberi farmacisti, per i quali non ci sono motivi per non prevedere un’apertura che permetterebbe risparmi per i cittadini.“Nessun motivo razionale spiega il perché dobbiamo rinunciare alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C con la possibilità di creare nuovi posti di lavoro, nuovi risparmi per i cittadini sui farmaci, nuovi risparmi per lo Stato sui farmaci generici, investimenti e la nascita di nuove aziende. Tutto a costo zero per lo Stato. Il Ddl concorrenza – conclude il Movimento liberi farmacisti – e in particolare l’articolo 32 rappresentano anche un test per il Governo relativo alla reale capacità riformista, nonché alla capacità di resistere ai veti delle forze filo-corporative presenti nella stessa compagine governativa. Sull’articolo 32 si misura la capacità di abbandonare vecchie logiche corporative modificando alla radice il modo di far politica, non più legata ai privilegi ma solo ed esclusivamente agli interessi generali”.

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