Diossine e contaminanti, al via Campagna in difesa del latte materno

Latte materno, bene comune di inestimabile valore. Ma quanta diossina c’è nel latte delle mamme italiane? Questo il tema al centro della Campagna Nazionale in difesa del latte materno dai contaminanti ambientali promossa da associazioni di Medici e di genitori e presentata ieri a Roma presso la sala stampa della Camera dei Deputati. Tra le organizzazioni promotrici troviamo: ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, IBFAN Italia, MAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano, ACP – Associazione Culturale Pediatri, Andria, Minerva p.e.l.t.i. onlus , Andria, PeaceLink, Gruppo Allattando a Faenza, Mamme per la Salute e l’Ambiente onlus – Venafro .

“Crediamo – ha detto Paola Negri, Presidente di IBFAN Italia – sia possibile e necessario opporci a pratiche inquinanti che mettono a repentaglio in modo così insidioso la salute delle generazioni future, e proprio per questo abbiamo deciso di passare all’azione lanciando questa campagna che intende richiamare l’attenzione dei cittadini , professionisti della salute e istituzioni, per trovare insieme una via d’uscita al problema”.

Un problema che prende il nome di pesticidi, metalli pesanti come il mercurio o il piombo e diossine. “Nel nostri corpi, nel sangue placentare e nel latte materno – ha spiegato Patrizia Gentilini, Medico Oncologo ed Ematologo e Presidente ISDE Forlì-Cesena – si ritorvano centinaia di molecole tossiche ed estranee. In particolare diossine e PCB (pliclorobifenili) , essendo lipofile, si concentrano nel latte e vengono assunte come indicatori ideali del livello di contaminazione dell’ambiente”. Studi condotti in vari paesi del mondo e anche all’interno dello stesso paese mostrano una estrema variabilità, ad esempio in Germania sono segnalati valori variabili da 2-3 picogrammi per grammo di grasso fino a quasi 80pc/gr di
grasso. Dagli studi più recenti condotti in Italia nel 2009-2010 (Sebiorece e Ulaszewska) risultano valori variabili da 8.65 a 14.2 pg/gr, con un amedia di 10 pg/gr. Da studi pregressi i valori risultano intorno ai 20 pg/gr e in un unico caso a Brescia addirittura a 147 pg.

 Particolare preoccupazione destano le diossine “molecole particolarmente stabili e persistenti nell’ambiente –  ha spiegato Stefano Raccanelli, chimico ambientale del Laboratorio INCA Venezia – con tempi di dimezzamento che variano a seconda delle molecole e della matrice esaminata. Ad esempio per la TCDD (ndr, a cd Diossina di Seveso) i tempi di dimezzamento sono da 7 a 10 anni nel corpo umano e oltre 100 anni nel sottosuolo. Sono insolubili in acqua e hanno una levata affinità peri i grassi. Sono inoltre soggette a bioaccumulo e bomagnificazione e nell’uomo la loro assunzione avviene per il 90% per via limentare”.

 Alla domanda, meglio il latte artificiale? Paola Negri isponde: “Assolutamente no!”. “Sappiamo – ha proseguito –  che gli effetti più pericolosi delle sostanze nquinanti sono quelli derivanti dall’esposizione alle stesse durante la vita renatale, o addirittura preconcezionale. Tuttavia per vari motivi abbiamo scelto di attirare l’attenzione sul latte materno: il primo perché è proprio il latte umano, tessuto biologico meraviglioso di cui ad oggi non si conoscono ancora appieno ingredienti e caratteristiche, rappresenta l’indicatore ideale della presenza di certi contaminanti nell’organismo”.

Le proposte della campagna

Le proposte non mancano, soprattutto in un paese come l’Italia che in tema di controllo e lotta ai contaminanti ambientali sembra essere il fanalino di coda in Europa. Basti pensare che il nostro Paese è l’unico nel continente europeo a non aver ratificato la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, entrata in vigore nel 2004. “Chiediamo – ha detto Alessandro Marescotti, di Peacelink – la ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Stoccolma che ha l’obiettivo di limitare l’inquinamento causato da inquinanti organici persistenti (POP) e ha riguardato all’inizio dodici POP’s prodotti intenzionalmente o meno”.

  Altra lacuna italiana è la mancanza di elementi sufficienti per monitorare i livelli di diossine e CB e il loro andamento nel tempo.  “La nostra richiesta quindi –  ha aggiunto Marescotti –  è che venga effettuato un biomonitoraggio del latte materno secondo le indicazioni dell’Oms. La nostra terza richiesta prevede la messa al bando di pratiche altamente inquinanti
quali l’incenerimento di rifiuti, biomasse e quant’altro. La quarta richiesta riguarda invece il controllo più stringente delle immissioni degli impianti in essere e non immediatamente dismissibili e il biomonitoraggio sistematico degli alimenti coltivati o allevati in prossimità di impianti inquinanti”.

Innovativa, infine, l’idea di istituire un marchio DIOXIN FREE  per gli alimenti che certifichi che la diossina rimanga sotto una soglia minimale.  “Sul marchio – ha concluso Marescotti – è già stato elaborato un disegno di legge frutto di un lavoro didattico che ho realizzato con i miei studenti e che è stato presentato a senatori e deputati. Il ddl mira a definire un marchio di qualità che consente al consumatore di conoscere la quantità di diossine e PCB presenti nell’alimento che acquista. Il marcio viene rilasciato solo se gli esami di laboratorio attestano quantità di diossine e inferiori a sogli minimali che il disegno di legge fissa a tutela della sicurezza alimentare dei cittadini”.

 A cura di Silvia Biasotto

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