Diritto oblio, al Garante Privacy 50 ricorsi dopo il no di Google

Diritto all’oblio: sono circa 50 i ricorsi relativi a persone comuni, figure pubbliche locali, professionisti che si sono rivolti al Garante Privacy dopo che Google non ha accolto le loro richieste di deindicizzazione. In un terzo dei casi, il Garante ha accolto le richieste degli interessati ordinando a Google la rimozione dei link a pagine sul web che riportavano dati personali ritenuti non più di interesse pubblico, informazioni eccedenti, riferite anche a persone estranee alla vicenda giudiziaria narrata, o lesive della sfera privata. In tutti gli altri casi, invece, l’Autorità ha respinto le richieste ritenendo che la posizione di Google fosse corretta.

Qual è la situazione a un anno e mezzo dalla sentenza della Corte di Giustizia UE che ha imposto a Google di dare un riscontro alle richieste di rimozione, dai risultati della ricerca, dei link alle pagine web che contengono il nominativo del richiedente?

A fare un bilancio è il Garante Privacy che sottolinea come, di fronte al diniego di Google, gli utenti italiani possano rivolgersi in “appello” al Garante per la privacy o all’autorità giudiziaria, ma fin’ora questa opportunità è stata sfruttata solo da un esiguo numero di persone a fronte delle migliaia di istanze rigettate dalla società di  Mountain View.

Dei 50 ricorsi trattati dall’Autorità (un’altra decina di ricorsi sono in via di definizione), circa un terzo sono stati accolti: il Garante ha accolto le richieste degli interessati ordinando a Google la rimozione dei link a pagine presenti sul web che riportavano dati personali ritenuti non più di interesse pubblico, informazioni spesso eccedenti, riferite anche a persone estranee alla vicenda giudiziaria narrata, o lesive della sfera privata.

In tutti gli altri casi, invece, l’Autorità ha respinto le richieste ritenendo che la posizione di Google fosse corretta, risultando prevalente l’interesse pubblico ad accedere alle informazioni tramite motori di ricerca. Si trattava, infatti, in prevalenza, di vicende processuali di sicuro interesse pubblico, anche a livello locale, spesso recenti o per le quali non erano ancora stati esperiti tutti i gradi di giudizio. I dati personali riportati, tra l’altro, risultavano trattati nel rispetto del principio di essenzialità dell’informazione.

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