Errori medici, Ania: in 15 anni denunce raddoppiate

Errori medici e malasanità: un fenomeno che cresce dal 1995, tanto che negli ultimi 15 anni le denunce sono raddoppiate. Oggi, in Italia, ogni medico ha l’80% di probabilità di ricevere almeno una richiesta di denuncia per responsabilità di “malpractice” nel corso della sua carriera. I cittadini sono più attenti al tema, un po’ perché è aumentata la prospettiva di vita e un po’ perché c’è stato un vero cambiamento culturale e si è più propensi a denunciare. C’è stata poi un’evoluzione della giurisprudenza che ha portato ad un aumento dei risarcimenti. Ma tutto questo ha conseguenze sull’intero sistema sanitario. Come si garantisce la stabilità? Se n’è parlato oggi al convegno “La salute: assicurare la medicina e proteggere i cittadini” organizzato dall’Ania.

“La salute è un tema estremamente importante oggi nel settore assicurativo – ha detto Aldo Minucci, Presidente dell’Ania che ha sottolineato il crescente peso della malpractice medica nelle denunce sanitarie. Le cause sono diverse: “Da un lato c’è stato un fortissimo aumento degli importi dei risarcimenti riconosciuti dai Tribunali, cui si è accompagnato un ampilamento dei diritti presi in considerazione. C’è poi un cambiamento culturale – ha precisato Minuccio – che è la maggiore attenzione dei pazienti al tema degli errori medici. Io non sono contrario a questo, ma ho qualche elemento di perplessità quando il fenomeno assume livelli commerciali”. Il Presidente dell’Ania ha ribadito che le conseguenze di questi aspetti sono stati maggiori costi diretti in termini di risarcimenti dovuti, ma anche maggiori costi indiretti che derivano dal ricorso più frequente alla medicina difensiva. In pratica se un numero maggiore di pazienti richiede di fare una Tac, aumenta il costo a carico del sistema sanitario.

“Esistono misure utili per evitare il fenomeno delle malpractice?” Secondo Minucci esistono soluzioni e si parte dalla prevenzione. A tal proposito è fondamentale l’istituzione di organismi indipendenti che possono analizzare e rilevare gli errori medici e, sulla base dei dati ricevuti, possono formulare linee guida e raccomandazioni per evitare gli errori più frequenti. Un altro elemento fondamentale di prevenzione può essere l’inserimento della figura del risk manager in tutte le strutture erogatrici di servizi sanitari. Si possono poi sviluppare processi di formazione per i medici e gli operatori sanitari per evitare casi di malpractice e minimizzare eventuali danni.

Minucci ha parlato della legge Balduzzi: “La legge è positiva perché testimonia la volontà del legislatore di affrontare un tema particolarmente complesso che tocca la sanità pubblica e privata; ma va rivista su alcuni punti perché non contiene disposizioni in grado di incidere in maniera efficace sul costo dei risarcimenti, elemento che è alla base dell’aumento dei prezzi delle coperture assicurative”.

 

Un commento a “Errori medici, Ania: in 15 anni denunce raddoppiate”

  1. Giuseppe ha detto:

    Mia moglie doveva essere operata presso il reparto d’ortopedia del nostro Ospedale di zona al menisco della gamba destra.
    Dopo aver effettuato la risonanza magnetica richiesta, e due visite con sanitari diversi dello stesso ospedale, si è giunti alla conclusione di fissare la data per l’operazione.
    Dopo circa un mese, l’ortopedico telefona dicendo che non è più sufficiente una artroscopia al menisco ma bisogna impiantare una protesi.
    Mia moglie risponde di no ed opta per la primaria operazione al menisco.
    Passano altri tre mesi, io e mia moglie ci rechiamo presso la segreteria dell’ospedale per chiedere notizie e con nostra sorpresa tutti cadono dalle nuvole.
    Alla nostra richiesta di riavere indietro i nostri referti originali per andare in altro nosocomio, non riuscivano a trovare la cartella clinica di mia moglie.
    Successivamente altro ortopedico di altro ospedale ha visitato mia moglie, giungendo alla conclusione che per il momento non occorreva nessuna protesi, si è limitato a fare un’infiltrazione di cortisone che fino a questo momento ha permesso a mia moglie di camminare in maniera spedita.
    Presentato reclamo scritto presso l’URP della ASL interessata in data 16/5/2012, fino a questo momento nonostante vari solleciti, la risposta non è ancora pervenuta.
    La motivazione addotta è che in reparto sono ancora in atto delle indagini.
    Probabilmente è in atto una procedura d’insabbiamento creando stanchezza da parte di chi ha sporto reclamo.
    Penso che sia ora di finirla con questi metodi poco ortodossi.