Farmacie e parafarmacie: continua il braccio di ferro sull’introduzione dei drugstore

L’ipotesi di togliere l’obbligo della presenza del farmacista nelle parafarmacie non piace per nulla alla federazione che le rappresenta. Si inaspriscono dunque gli animi tra la Ferderfarma e la FNPI di fronte al nuovo tentativo del sindacato dei titolari di farmacia di far chiudere le parafarmacie introducendo in Italia il drugstore dei farmaci. “Ci avevano provato con il disegno di legge Gasparri-Tomassini e con numerosi emendamenti nei più svariati disegni di legge. Ci provano ancora una volta sperando nell’accondiscendenza di alcuni parlamentari Pd”, dichiara la federazione delle parafarmacie.

parafarmaciaSecondo la FNPI, il progetto allo studio del sindacato dei farmacisti sarebbe quello di concedere la vendita in tutti gli esercizi commerciali di pochi farmaci senza il farmacista “in cambio” della chiusura delle parafarmacie e il conseguente aumento della disoccupazione per la categoria.  

L’ipotesi che prevede di incentivi economici alle farmacie che dovessero decidere di assumerli una volta rimasti senza lavoro è irricevibile”, ha commentato Davide Gullotta, presidente FNPI (quotidianosanita.it). “Le strade da percorrere per trovare una soluzione a favore dei farmacisti titolari di parafarmacia ci sono, ma di certo non sono queste: chi da farmacista ha investito sulla propria laurea e professione necessita di certezze e di essere valorizzato e non lasciato in balia dei titolari di farmacia”.

Immediata la replica della presidente di Federfarma, Annarosa Racca:”Da sempre sosteniamo che quella delle parafarmacie sia un’anomalia tutta italiana e che il canale naturale per i farmacisti sia solo quello delle farmacie. Detto questo, le ipotesi allo studio non sono quelle commentate da Gullotta ma altre, quali ad esempio la possibilità di poter vendere specifici farmaci da banco di uso comune, anche al di fuori delle farmacie, e senza la presenza obbligatoria di un farmacista”.

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