Fecondazione eterologa, ok delle Regioni a linee guida: ora la legge

Ok alle linee guida sulla fecondazione eterologa: oggi è arrivato il voto favorevole della Conferenza Stato-Regioni al documento varato ieri da tecnici e assessori alla Salute. Queste le principali novità: l’eterologa sarà inserita nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), e sarà gratuita o sottoposta al pagamento di un ticket ancora da definire; fissato a 43 anni (età potenzialmente fertile) il limite per le donne riceventi, a 35 quello per le donatrici e a 40 per i donatori. Tra donatori e riceventi deve esserci una “ragionevole compatibilità”.Sono previsti limiti anche per i donatori e le donatrici: i primi devono avere tra i 18 e i 40 anni e le seconde tra i 20 e i 35 anni. Per ogni donatore e donatrice c’è un limite massimo di 10 nati, mentre una coppia che ha già avuto un figlio da eterologa potrà chiedere di avere altri figli con lo stesso metodo e dallo stesso donatore o donatrice.

Deve esserci una “ragionevole compatibilità” (rispetto al gruppo sanguigno e al colore della pelle) tra donatori e riceventi; verranno condotti precisi test ed esami clinici per i donatori e dovrebbe essere istituito un apposito registro.

L’ok di oggi della Conferenza Stato-Regioni uniforma finalmente le regole per tutta Italia dopo che sulla materia sono intervenute svariate sentenze (l’ultima è quella emessa ad aprile scorso dalla Corte Costituzionale che ha ribadito l’incostituzionalità del divieto previsto dalla Legge 40). Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale si è creato un vuoto normativo che ha bloccato tutto e nel quale si è inserito il solito “copione” politico del “rimandare ogni decisione”. Tra un rinvio e l’altro ad agosto è arrivata un’altra importante sentenza dal Tribunale di Bologna che ha stabilito che si può procedere alla fecondazione eterologa senza altre autorizzazioni dato che non c’è alcun vuoto normativo dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha cancellato il divieto. Per questo alcune Regioni sono andate avanti: oggi, ad esempio, in Toscana sono iniziate le visite per le prime coppie che vogliono ricorrere all’eterologa). Ora, però, si aspetta una legge.

“Non si può non dare un giudizio positivo sul fatto che la Conferenza Stato-Regioni abbia deciso di dare il via alla fecondazione eterologa e che in Regione Toscana da oggi le coppie sterili possano accedere alla donazione dei gameti – dichiarano gli avvocati Maria Paola Costantini, referente di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato per le politiche della fertilità e Marilisa D’Amico, ordinario di diritto costituzionale dell’Università di Milano (entrambe difensori delle coppie di ricorrenti avanti alla Consulta) – Dopo lo stop del Consiglio dei Ministri di fine luglio e la decisione di fare una legge, con tempi lunghi e incerti, nonché il rischio di impantanarsi in discussioni bioetiche, ora arriva una risposta concreta per applicare la sentenza della Corte Costituzionale italiana che ha eliminato il divieto di fecondazione eterologa”. 

“Era paradossale – aggiungono i legali – che dopo la decisione della Consulta bisognasse ancora aspettare, con il rischio di una paralisi controproducente per le coppie, costrette di nuovo a fare riferimento a centri esteri. Ci auguriamo che i centri pubblici siano messi in tutte le Regioni e non solo in alcune, in condizione di fornire un servizio ai cittadini. E’ necessario garantire omogeneità in tutta Italia e a costi che come in Toscana possono essere accessibili. Il Ministero della Salute ora deve aggiornare le Linee guida e raccogliere la sfida delle Regioni, che hanno manifestato maggiore attenzione alle istanze dei cittadini”.

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