Federfarma: “Superare parafarmacie”. Liberi farmacisti: “Siamo una risorsa”

Dici parafarmacie e subito si apre il dibattito fra i farmacisti. Sulla presenza e sulla diffusione delle parafarmacie in Italia, sul ruolo del farmacista, sulle conseguenze per i consumatori. Sulle liberalizzazioni, infine. A riaprire il caso è la posizione espressa da Federfarma, la sigla che riunisce i titolari di farmacia, che durante gli Stati generali della farmacia ha proposto, fra l’altro, il superamento delle parafarmacie e dei corner dei supermercati. Naturalmente si è levata subito l’opposizione delle sigle che rappresentano le parafarmacie, che rivendicano il loro essere una risorsa importante per il sistema sanitario nazionale.

Agli Stati generali della farmacia italiana (riporta il sito di Federfarma e la newsletter Filodiretto) hanno partecipato in più di duemila.  “Fondamentale – ha detto il presidente di Federfarma Marco Cossolo – tracciare le coordinate della prossima rotta di navigazione della farmacia coniugando le autonomie regionali con l’uniformità di assistenza; così come ridurre i canali della distribuzione diretta del farmaco. Allo stesso tempo rendere coerente la legislazione e la sua applicazione con le nuove aspettative nell’ambito per esempio della farmacia dei servizi e del dossier farmaceutico ci si deve arrivare certamente con l’impegno sindacale, in primis, ma occorre anche l’ausilio di politica e decisori”. Su parafarmacie e corner dei supermercati, in particolare, Federfarma propone il “blocco” dell’apertura di nuove parafarmacie, l’incompatibilità tra la titolarità o la partecipazione in una società titolare di farmacia e la titolarità o la partecipazione in società titolari di parafarmacie, la “possibilità per il cittadino di reperire agevolmente un farmaco da banco ragionevolmente “sicuro”, senza la presenza obbligatoria del farmacista” e strumenti di riassorbimento dei farmacisti delle parafarmacie e dei corner nel sistema farmacia, senza sanatorie.

Sul piede di guerra sono i titolari di parafarmacie, che in una nota congiunta stigmatizzano la posizione di Federfarma e rivendicano il ruolo dei loro esercizi, nati nel 2006 e diventati parte integrante del tessuto economico. Sostengono Movimento nazionale liberi farmacisti (MNLF), Federazione nazionale parafarmacie italiane (FNPI) e Confederazione unitaria libere parafarmacie italiane: “Le parafarmacie in Italia sono una risorsa per il Sistema sanitario nazionale, non sono una anomalia e non vanno cancellate, ma coinvolte, valorizzate e potenziate nell’interesse della tutela della salute pubblica. La posizione dell’associazione dei titolari di farmacia (Federfarma) in merito al proprio desiderio di un “superamento” di questa positiva esperienza, è una posizione conservatrice che va contro gli interessi dei cittadini”.

Per i titolari di parafarmacia “tentare, come desidera Federfarma, di portare indietro nel tempo l’orologio delle liberalizzazioni è contrario a qualsiasi logica economica e il progetto d’impedire nuove aperture togliendo, al contempo, l’obbligo della presenza del farmacista pericoloso”. Quello che viene denunciato è poi il rischio della creazione di una nuova frattura all’interno della categoria professionale dei farmacisti.

Viene poi ribadita l’importanza delle parafarmacie e la necessità di rafforzare l’esperienza delle liberalizzazioni. Dicono infatti i titolari di parafarmacia: “Rafforzare l’esperienza delle parafarmacie, per migliorare i criteri di qualità, servizio, reperibilità e risparmio in ambito farmaceutico è un vantaggio per la salute pubblica, riconoscere la piena dignità professionale dei farmacisti che vi operano decisivo per utilizzare al meglio un professionista per cui lo Stato ha investito risorse economiche per prepararlo alla professione. Le liberalizzazioni non vanno bloccate o depotenziate, ma rafforzate perché rappresentano un formidabile volano, a costo zero per lo Stato, per la crescita economica del Paese. Se al contrario, si vuole aprire una nuova stagione di battaglie restauratrici, noi siamo pronti, al nostro fianco chiameremo il soggetto che ci perderebbe di più da eventuali controriforme: il cittadino”.

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