Fiducia consumatori, Istat: ad aprile in calo

A maggio la fiducia dei consumatori torna in calo, dopo il lieve rialzo di aprile: si passa da 86,3 a 85,9 e il ribasso è dovuto al peggioramento degli aspetti relativi al quadro economico dell’Italia che passa da 73,3 a 70,5, e alla componente dell’indice riferita al clima futuro che scende da 80,8 a 80,6. Lo attesta l’Istat che sottolinea come l’indice sulla fiducia degli italiani sia altalenante negli ultimi mesi, a testimoniare un clima confuso, ma si attesta comunque su livelli bassi.

Aumenta, invece, quella relativa al clima personale o familiare, che sale da 90,5 a 92. Il clima corrente, ovvero sulla situazione attuale, risulta fermo a quota 90,1, invece quello futuro diminuisce da 80,8 a 80,6. A livello territoriale l’indice del clima di fiducia aumenta nel Nord-ovest e scende nel resto del Paese.

“Sarebbe stato curioso il contrario – commentano Federconsumatori e Adusbef – Le famiglie, infatti, stanno affrontando una situazione drammatica che le costringe a ridurre in maniera sempre più drastica i propri consumi: basti pensare che nel biennio 2012-2013 la contrazione dei consumi risulta pari al -7,3%. Una percentuale impressionante, che equivale ad una riduzione della spesa complessiva delle famiglie di circa 52 miliardi. L’elemento che desta maggior preoccupazione è la contrazione della spesa nel settore alimentare, che, solo nel 2013, risulta ridotta del -4,3%. Un indicatore gravissimo che si accompagna alla tendenza a modificare in modo significativo le abitudini ed i consumi, anche dal punto di vista quantitativo”.

“Un fenomeno che va osservato non solo dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto come segnale di allarme per un disagio sociale in pericolosa crescita – dichiarano i Presidenti delle due Associazioni Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – Tale andamento non è dannoso unicamente per le condizioni delle famiglie, ma lo è per l’intera economia: la caduta dei consumi alimenta, infatti, la contrazione sul versante della produzione e la crescita della disoccupazione (con una conseguente ulteriore diminuzione del potere di acquisto dei cittadini). È un vero e proprio circolo vizioso che bisogna interrompere immediatamente”.

Le Associazioni ribadiscono la necessità di disporre misure per il rilancio economico, che prevedano prima di tutto:

  • l’eliminazione dell’aumento dell’Iva da luglio (in mancanza del quale i consumi subiranno una caduta disastrosa)
  • lo slittamento dell’applicazione della Tares, almeno al 2014,
  • l’avvio di un serio piano per la ripresa degli investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca,
  • un allentamento dei patti di stabilità degli Enti Locali, per dare possibilità di interventi di manutenzione, modernizzazione e messa in sicurezza, utili ad un rilancio occupazionale.

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