Filler anti-rughe, polemica su mancanza di norme

Dopo lo scandalo delle protesi PIP, il settore della chirurgia estetica è investito da un altro caso: quello dei filler, le sostanze iniettate sotto pelle per eliminare rughe e inestetismi vari e rimodellare labbra e zigomi.

L’allerta è partita dalla Gran Bretagna, dopo che alcuni esperti hanno sollevato il problema della mancanza di regolamentazione del settore. Sotto accusa, in particolare, è l’elevatissimo numero di sostanze (sembra che ogni due o tre mesi ne vengano messe sul mercato di nuove): nel Regno Unito si contano 160 prodotti diversi, in Italia circa 140.

Sono proprio i chirurghi a paventare rischi di infiammazioni o infezioni, visto che le sostanze da “iniettare sotto la pelle”, in diversi paesi, non sono regolamentate e possono essere mischiate a prodotti pericolosi. Negli Stati Uniti, infatti, la Food and Drug Administration ha autorizzato soltanto 6 filler. In Gran Bretagna, invece, i filler sono venduti liberamente, anche al supermercato, senza prescrizione medica.

Un altro problema è legato anche alla competenza di chi inietta queste sostanze: non è detto che sia un medico poiché il trattamento può essere eseguito anche da estetiste o direttamente dall’interessato. In Italia queste sostanze vengono iniettate esclusivamente in studi privati e non esiste un registro dei pazienti e delle strutture che le utilizzano.

Il Ministero della salute intende potenziare la vigilanza sull’utilizzo di filler e la diffusione di informazioni in tutte le strutture sanitarie. Fonti del Ministero sottolineano comunque la grande vigilanza che c’è sul settore. Sui filler, in particolare, vigila la commissione unica dei dispositivi medici, che si occupa di tutti i dispositivi medici, in cui rientrano i filler. Negli anni scorsi sono già state effettuate varie ispezioni in aziende che producono filler in Italia.

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