Giornata Risparmio, Acri: in Italia più ottimismo ripartono consumi e risparmi

L’atmosfera del Paese sta lentamente cambiando. La crisi si sente ancora (l’80% la avverte come una condizione grave che durerà almeno altri 4 o 5 anni) ma fa un po’ meno paura. Anche se le famiglie che hanno difficoltà a far quadrare i conti sono ancora molte (1 su 4, ossia il 25%), la percentuale è scesa di 2 punti rispetto al 2014 quando si attestava sul 27%. I dati sono quelli dell’indagine annuale Acri- Ipsos “Gli italiani e il risparmio”, che mostra una visone del futuro dell’Italia meno nera rispetto agli anni passati. 

soldiSi riduce anche il numero di coloro che avvertono un peggioramento della propria condizione economica e il 5% della popolazione dichiara di aver sperimentato un miglioramento del tenore di vita (contro l’appena il 2% del 2014). Il 55% degli italiani si dice infatti soddisfatto della propria situazione: una percentuale di 10 punti percentuali superiore a quella dello scorso anno.

Se fino al 2014 il saldo tra ottimisti e pessimisti segnava un -15%, oggi il differenziale volge a favore degli ottimisti con 9 punti percentuali di avanzo: 1 italiano su 3 si dice fiducioso sulla ripresa del Paese (36%), mentre gli sfiduciati rappresentano il 27%.

Migliorano anche le prospettive riguardo al futuro personale, specie per la fascia di popolazione più giovane che registra un saldo positivo tra ottimisti e pessimisti pari a 23 punti percentuali. Tale fiducia verso il futuro si traduce in una minore ansia riguardo al risparmio: per la prima volta in 4 anni, infatti, il numero di persone che per vivere tranquille hanno bisogno di risparmiare (42%) è stato superato da coloro che risparmiano solo se ciò non comporta troppe rinunce (48%). Questo non vuol dire che gli italiani abbino abbandonato la loro tradizionale attitudine al risparmio: negli ultimi 12 mesi la percentuale di quanti sono riusciti a mettere da parte qualcosa è salita del 4% rispetto allo scorso anno, passando dal 33% al 37%.

Nonostante ciò, le famiglie che si dichiarano in difficoltà quando c’è da affrontare una spesa improvvisa resta alto: 1 su quattro non ce la farebbe con risorse proprie per una spesa di 1.000 euro e 1 su 3 avrebbe difficoltà se l’imprevisto superasse i 10.000 euro.

Sulle modalità di gestione del risparmio, la liquidità resta l’opzione privilegiata ma torna a salire la possibilità di investire sulla casa (29%), specialmente nel Centro e nel Sud del Paese. Sul fronte dei consumi, il 2015 ha visto una maggiore propensione alla spesa specie da parte di coloro che non sono stati toccati in maniera grave dalla crisi. Avendo avuto un atteggiamento cautelare durante gli anni passati, questa fascia di popolazione si trova oggi a poter consumare qualcosa in più in diversi settori, sebbene le spese principali si indirizzano verso elettronica, telefonia, alimenti e auto. Il fuori-casa resta ancora poco battuto: viaggi e vacanze migliorano rispetto al 2014 (-54%) ma restano con un segno meno (-43%); stessa sorte anche per ristoranti e pizzerie.

“Quest’anno, per la prima dopo la crisi, è sparito lo strabismo tra la percezione che gli italiani hanno della propria condizione economica e delle aspettative per il futuro, e le percezioni che riguardano lo scenario nazionale e internazionale”, dichiara Nando Pagnoncelli di Ipsos.

Per quanto riguarda l’Europa, dal punto di vista economico continuano a prevalere prospettive ottimistiche, con un saldo positivo del 32%, e in molti sono convinti che nel prossimo futuro aumenterà il peso nel panorama internazionale. A livello politico però la fiducia cala: il 49% è sfiduciato non crede nelle istituzioni europee e sono in molti a volere un’Europa nuova che riduca le disuguaglianze e sia più attenta alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Riguardo all’euro, 3 italiani su 4 ne sono delusi (71%) anche se la maggior parte è convinta che la moneta unica produrrà effetti positivi nel lungo periodo e che senza l’Unione Europea sarebbe stato più difficile affrontare la crisi (55%).

di Elena Leoparco

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