Giustizia, UNC: sotto i 700 euro i consumatori rinunciano a difendersi

Sotto i 700 euro i consumatori italiani rinunciano a difendersi (un anno fa la soglia di impunità era di 500 euro). “Nel nostro Paese esiste un significativo scollamento tra la protezione scritta nel Codice del Consumo (c.d. ‘law in the book’) e quella effettivamente riconosciuta nel mercato (‘law in action’)”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, intervenendo su un tema caldo di questi giorni: la riforma della giustizia.

“I dati emersi dal rapporto annuale sui sistemi giudiziari dei Paesi Ue (dai quali emerge che l’Italia è all’ultimo posto per numero di processi civili pendenti e al penultimo per la durata) – afferma Dona – confermano un’emergenza che, più volte, come associazione dei consumatori abbiamo denunciato: secondo le nostre stime, infatti, 700 euro è la soglia di impunità fino alla quale i cittadini rinunciano alla tutela giudiziale, il che significa che sempre più consumatori, che non possono permettersi di far causa all’impresa scorretta, rinunciano di fatto ad ogni protezione”.

“E’ un dato grave – commenta l’avvocato Dona – se si pensa che solo un anno fa il limite era di 500 euro, ma d’altronde la spesa per rivolgersi ad un legale, la ‘complessità’ della controversia di consumo per certi giudici, la durata stessa del giudizio, sono fattori di rischio che ricadono interamente sul consumatore e che diventano ingiustificati ogniqualvolta si controverte per danni di modesta entità. Ci auguriamo – conclude il Segretario generale – che il nuovo Governo si attivi concretamente sul tema dell’accesso alla giustizia tradizionale e alle forme alternative di soluzione delle controversie, perché in quel ‘lasciar perdere’ di molti consumatori risiede il più appariscente vulnus della concreta tutela del consumatore, che ricade sull’efficienza stessa del mercato e più in generale sulla fiducia dei cittadini”.

2 Commenti a “Giustizia, UNC: sotto i 700 euro i consumatori rinunciano a difendersi”

  1. Costante ha detto:

    Caro Nino, non solo serve un metodo economico, ma anche VELOCE, e l’esasperante lentezza (non giustizia) è ampiamente riconosciuta come causa del nostro grave squilibrio economico e della spaventosa riluttanza agli investimenti stranieri. Sempre a completamento di quanto ho descritto sopra, è un caso che in Piemonte e Alto Adige non ci sono cause arretrate, si sono messi in pari con uguale rapporto fra addetti e numero di cause, e in tante altre regioni , con molto maggiori disponibilità impiegatizie e di giudici ci sono arretrati astronomici ?
    I magistrati, in caso di scarso controllo sul funzionamento dei loro servizi (efficienza , riservatezza etc.) vengono al massimo spostati (a far danni altrove) mai licenziati e mandati a zappar la terra. = Potere intoccabile, teoricamente indipendente ,(vedi Magistratura Democratica) ma di fatto organizzati in partiti veri e propri capaci di orientare decisioni politiche, e di alimentare con uomini partiti ed istituzioni, anche con molti magistrati dislocati in ministeri e istituzioni varie , dove si possono ad esempio bloccare i decreti attuativi di leggi già approvate dal parlamento e renderle inefficaci.(e ce ne sono tante , anche di diversi governi fa)

  2. nino ha detto:

    Come al solito lo Stato italiano è in difesa dei disonesti forse ispirato al recente passato dove ha perfino depenalizzato il falso in bilancio.Nella riforma della Giustizia una delle riforme necessarie sarà anche quella di trovare un modo “economico” perché il cittadino si difenda e punisca i truffaldini.