Anci, in Toscana i Piccoli Comuni si mobilitano. Parla il Sindaco di Pitigliano

Una vera e propria “protesta civile” quella che Anci e Uncem Toscana stanno organizzando nei prossimi giorni contro il Patto di stabilità, la Tares, l’lmu e la Spendig review. A mobilitarsi saranno i Piccoli Comuni toscani sotto i 5.000 abitanti: due eventi locali sono stati già programmati per il 10 aprile a Londa (Firenze) e per il 18 aprile a Pitigliano (Grosseto), altri saranno definiti nelle prossime ore; il 19 aprile è prevista la mobilitazione finale con una maratona web che si svolgerà a Firenze, con collegamenti in videoconferenza da diverse località.

Per capire meglio le ragioni di questa mobilitazione, abbiamo intervistato Pier Luigi Camilli, Sindaco di Pitigliano, uno dei piccoli Comuni toscani che rischiano di pagare un prezzo altissimo se il Governo non prenderà al più presto una decisione.

Contro cosa protesterete il 18 aprile?

La manifestazione che organizzeremo a Pitigliano e che coinvolgerà tutti i sindaci della provincia e dei territori limitrofi, riguarderà il Patto di Stabilità. Una legge assurda, perché blocca ogni azione dei piccoli comuni che, nonostante la disponibilità dei finanziamenti, non possono spendere i soldi se non quelli derivanti dalle entrate dell’anno in corso. Un comune, quindi, si trova costretto o ad aumentare le tasse – ma più di così non è possibile – oppure a rimanere fermo con qualsiasi lavoro e progetto. Il 18 aprile protesteremo anche contro l’Imu e il modo in cui è strutturata: occorre una riforma affinché sia più graduale e scaglionata secondo la tipologia delle abitazioni e il reddito.  Protesteremo  contro la Tares, la nuova tassa dei rifiuti, che rischia di essere una nuova ulteriore mazzata per i contribuenti. È questo, insomma, il nostro pacchetto di protesta.

Di fatto, se il Governo non sbloccherà questa situazione, i cittadini dei piccoli comuni che cosa dovranno aspettarsi in termini di carico fiscale e a cosa dovranno rinunciare visti i tagli previsti?

Il Legislatore vorrebbe che fosse applicata la regola dei grandi numeri anche per i piccoli Comuni, che si troverebbero costretti a trasferire un carico fiscale enorme sempre e solo sui cittadini. Si fanno le leggi sul bilancio e si risparmia, poi si dice ai comuni di aumentare le tasse e ai sindaci di diventare esattori e gabellieri. Con il Patto di Stabilità il Comune di Pitigliano rischia di non portare a termine diversi progetti già avviati: il cimitero (e la cosa più grave è che non ci sono più loculi per i nostri defunti);  l’asilo nido, una costruzione di grande livello dotata di tecnologie all’avanguardia; la chiusura dei lavori di consolidamento del masso tufaceo, infine, ci avrebbe permesso di realizzare un parcheggio di sosta sotto le mura per migliorare la situazione del traffico. Sono tutti lavori fermi, per i quali avevamo fondi e finanziamenti già assegnati.

Oltre a promuovere questa mobilitazione organizzata da Anci e Uncem Toscana, come sindaco di Pitigliano ha minacciato anche azioni estreme, quali le dimissioni dalla sua carica. Quali altre iniziative possono organizzare i piccoli comuni per incidere sulle decisioni del Governo?

Ho dichiarato più volte che, se non sarò più in grado di svolgere appieno il mio mandato a causa di leggi che non condivido e sono del tutto estranee ad esso, non c’è ragione per cui resti, perché tradirei la fiducia di chi mi ha eletto. Non ho problemi a ribadire questa mia posizione, non voglio rimanere solo per fare il gabelliere e aumentare le tasse, chiedendo continui e inutili sacrifici ai miei concittadini. Cosa possono fare i piccoli Comuni? Un’azione comune di disobbedienza civile. Tutti insieme dovremmo avere il coraggio di dire: “Noi il patto di stabilità non lo rispettiamo per il bene dei nostri cittadini e del nostro territorio”. Fermo restando che i nostri bilanci devono essere in ordine.

Si intravvedono, secondo lei, alcuni segnali di apertura da parte del Governo che facciano ben sperare nel raggiungimento dell’obiettivo di questa manifestazione?

Dopo il voto unanime in Parlamento che invitava il Governo a prendere delle decisioni per far ripartire il pagamento delle aziende che hanno crediti nei confronti delle amministrazioni pubbliche, qualche spiraglio c’è. La cosa positiva è che il Parlamento all’unanimità si sia reso conto che le cose così non possono andare avanti. Ora speriamo che questo Governo, pur di transizione, prenda una decisione, altrimenti i Comuni affondano e assieme ad essi anche le imprese.

a cura di Laura Simionato

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