Il Fisco aggiusta il tiro: lotta alle grandi frodi, redditometro solo per chi è ad alto rischio

Il redditometro scatterà solo per i contribuenti ad alto rischio e quando ci siano scostamenti significativi fra il reddito dichiarato e le spese sostenute. Si eviterà di chiedere dettagli su spese chiaramente riferibili a quelle familiari e personali. Riflettori puntati invece sui casi di evasione fiscale più gravi e sui fenomeni di reale evasione, come la delocalizzazione dei redditi verso paradisi fiscali. L’Agenzia delle Entrate si dà nuove priorità nella lotta all’evasione.

L’obiettivo è quello di accendete i fari sulle frodi più insidiose e sui casi di evasione fiscale più gravi, individuando i comportamenti più pericolosi e tralasciando invece i controlli meno rilevanti; e di dare centralità al contraddittorio, che consente la partecipazione del cittadino sia in sede istruttoria sia nella fase di definizione della pretesa. Con la circolare n. 25/E il Fisco ha presentato “la strategia per la prevenzione e il contrasto all’evasione, chiedendo agli uffici di orientare l’azione di controllo alla massima correttezza e proporzionalità, in un contesto di leale collaborazione e buona fede. Tutti i controlli – si legge in una nota – devono basarsi su approfondite analisi del rischio “tarate” in base alle tipologie dei contribuenti. Per i grandi, cioè quelli con volume d’affari sopra i 100 milioni di euro, l’Agenzia  punta l’attenzione sui fenomeni di reale evasione, come per esempio la delocalizzazione dei redditi verso paesi a fiscalità più favorevole e la pianificazione fiscale aggressiva. Sempre con riferimento ai “big” continua la sperimentazione del “regime di adempimento collaborativo”. Si accelera, quindi, sulle frodi che possono avere una forte ricaduta sulla competitività e nascondono fenomeni di corruzione: dalle false lettere d’intento alle compensazioni di crediti erariali inesistenti. Grande cautela per gli accertamenti basati su presunzioni. Le indagini finanziarie devono essere utilizzate evitando richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali o familiari. Il redditometro scatta soltanto nei confronti di coloro che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e spese sostenute”.

Di seguito i punti principali della strategia varata dall’Agenzia delle Entrate.

Grandi contribuenti, scacco alle pianificazioni fiscali aggressive – L’Agenzia chiede alle proprie strutture regionali di concentrare la capacità di indagine sulle situazioni che possono rappresentare una reale evasione o elusione tributaria, come, per esempio, la delocalizzazione dei redditi verso paesi a fiscalità più favorevole e i fenomeni di pianificazione fiscale aggressiva. Sempre con riguardo ai grandi contribuenti, trovano ampia conferma sia lo strumento del tutoraggio sia il progetto pilota “Regime di adempimento collaborativo” avviato a giugno 2013, in collaborazione col mondo delle imprese, con l’obiettivo di analizzare i sistemi di controllo interno orientati alla gestione del rischio fiscale.

Imprese di medie dimensioni, la “migrazione” fa accendere la spia – Più coordinamento con gli altri organi dell’Amministrazione finanziaria e sperimentazione del tutoraggio anche per i “medi”. Per questa platea, le analisi di rischio da parte delle strutture provinciali dell’Agenzia acquistano nuovo impulso e la supervisione delle Direzioni regionali soprattutto con riferimento alle imprese medio-grandi (con fatturato superiore ai 25 milioni di euro), ai fenomeni di evasione o di elusione che possono coinvolgere realtà appartenenti a gruppi societari e al turn-over delle imprese di medie dimensioni nei singoli ambiti provinciali. Lente puntata, infine, sui casi di “migrazione” dalla platea dei grandi contribuenti a quella dei medi, anche attraverso specifiche operazioni societarie finalizzate a contrarre le dimensioni.

Piccole imprese e autonomi, al primo posto la collaborazione col contribuente – Azione di controllo orientata alla massima ragionevolezza e proporzionalità anche nei confronti delle imprese di minori dimensioni e dei lavoratori autonomi. In particolare, il documento di prassi sottolinea che lo strumento delle indagini finanziarie deve essere utilizzato solo dopo un’attenta analisi del rischio dalla quale emergano significative anomalie e che vanno in ogni caso evitate richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali o familiari. Priorità, in ogni caso, alla collaborazione con il contribuente, chiamato a fornire eventuali giustificazioni in merito alle operazioni sotto osservazione. Importante il contraddittorio soprattutto nelle ipotesi di utilizzo delle presunzioni, da applicare secondo logiche di proporzione e ragionevolezza, senza automatismi.

Enti non commerciali e Onlus “meritevoli”, no ai rilievi formali per situazioni minime – Nell’ambito degli Enti non commerciali, restano sorvegliati speciali i soggetti che si presentano come non profit, ma che in realtà svolgono vere e proprie attività commerciali. Anche in questo comparto, l’attività di controllo deve comunque essere ispirata al massimo equilibrio: le linee guida delle Entrate raccomandano infatti di evitare di perseguire le situazioni di minima rilevanza. Stessa filosofia nei confronti delle Onlus.

Il redditometro scatta solo per i contribuenti ad alto rischio – Nell’ambito dell’attività di controllo nei confronti delle persone fisiche, nel 2014 è stata data attuazione alla normativa relativa allo strumento del redditometro. La circolare ricorda che la fase preliminare di selezione dei contribuenti “a rischio evasione” va particolarmente curata, così da far scattare l’accertamento soltanto nei confronti di coloro che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e spese sostenute.  La circolare ribadisce poi come, a tutela del cittadino, durante il momento di confronto con l’Amministrazione finanziaria deve essere garantita un’attenta valutazione delle prove e dei chiarimenti forniti dai contribuenti.

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