Inflazione, Istat: a maggio resta all’1,1%, prezzi carburanti in picchiata

Il lieve aumento dell’inflazione, previsto dall’Istat per il mese di maggio, non c’è stato: l’indice dei prezzi al consumo è rimasto fermo all’1,1%, come ad aprile; la variazione mensile dei prezzi è stata quindi nulla. Lo comunica l’Istat che ha rivisto al ribasso la stima provvisoria dell’1,2%. Scende, invece, l’inflazione sul carrello della spesa che tocca l’1,5%, valore minimo da novembre 2009. I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, dal cibo ai carburanti, hanno registrato una variazione negativa dello 0,1% su aprile. 

Non mancano però spinte al rialzo dei prezzi che interessano soprattutto gli alimentari non lavorati, in particolare la frutta fresca (+6,8% su base mensile, +9,4% rispetto a maggio 2012), ma anche i servizi relativi ai trasporti (+0,5% su base mensile, +3,3% su base annua).
Le spinte al ribasso riguardano invece i Beni energetici (-1,7% su base mensile, -2,4% su base annua), trainati dai carburanti. Secondo l’Istat, a maggio il prezzo della benzina è diminuito del 2,7% rispetto ad aprile e del 5% rispetto a maggio dello scorso anno (era -4,0% ad aprile). Il prezzo del gasolio ha segnato un calo su base mensile del 3% e una flessione del 5% su base annua (dal -3,6% del mese precedente).

Secondo Federconsumatori i dati dell’Istat sull’inflazione sono sempre più distanti dalla realtà visto che parlano di “rallentamenti e frenate che i cittadini non hanno minimamente percepito”. “Seppure siano ancora gravemente sottostimati, tali dati testimoniano ancora ricadute pesanti sulle tasche dei cittadini, pari a +533 euro annui per una famiglia di 3 componenti, pari ad un mese di spesa alimentare di una famiglia”. “Cifre che, in una situazione di forte difficoltà come quella che da tempo le famiglie stanno vivendo, risultano insostenibili.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef secondo cui è necessario mettere fine al circolo vizioso che si è innescato nella nostra economia.

Le Associazioni chiedono di eliminare (e non semplicemente rinviare) l’aumento dell’IVA previsto da luglio, che avrebbe ripercussioni negative in tutti i sensi: per le famiglie, solo nel 2013, le ricadute medie saranno di 207 euro (aumenti che accentueranno ulteriormente la caduta dei consumi che, nel biennio 2012-2013 già si attesta a -7,3%); per le imprese, che continueranno a fallire a causa della forte contrazione della domanda; ma anche per le casse dello Stato, dal momento che l’incremento dell’IVA determina una contrazione delle entrate fiscali, dovute a minori consumi oltre che alla deleteria crescita delle prestazioni in nero. “Se realmente si vuole imprimere all’economia la spinta necessaria ad uscire dalla crisi – concludono i due Presidenti – è fondamentale agire in direzione di un rilancio della domanda di mercato, di un maggiore controllo sulla crescita dei prezzi e delle tariffe ed infine di un serio piano per la ripresa dell’occupazione e degli investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca“.

Secondo il Codacons, un tasso di inflazione di poco superiore all’1% equivale, in termini di aumento del costo della vita, ad una stangata pari a 384 euro per una famiglia tipo di 3 persone e a 423 euro per un nucleo di 4 persone. Anche il Codacons chiede al governo Letta di fare molto di più della sospensione dell’Imu o del rinvio dell’Iva, “che certo non serve a ridare capacità di spesa alle famiglie italiane, visto che si tratterebbe non di una riduzione delle tasse, ma solo di un mancato ulteriore aumento”. Per l’associazione andrebbero congelati, almeno fino al 2015, tutti gli aumenti previsti: dalla Tares all’acqua, dal trasporto pubblico locale ai pedaggi autostradali.

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