Inflazione, Istat: ad aprile ferma all’1,1%, livello più basso da novembre 2009

Crollo dei prezzi: ad aprile l’inflazione si ferma all’1,1% su base annua (la stima era dell’1,2%) in calo di 5 punti rispetto all’1,6% di marzo. Sono i dati definitivi pubblicati oggi dall’Istat che registra anche un ribasso del cosiddetto carrello della spesa (dal cibo ai carburanti) tornato ai livelli di novembre 2009: l’inflazione su base annua si ferma all’1,5%, in forte calo rispetto al 2% di marzo (su base mensile l’indice è addirittura in calo dello 0,1%).

Ad aprile il prezzo della benzina è diminuito del 2% su marzo e del 4% su aprile 2012, segnando il calo più forte in termini tendenziali da ottobre del 2009.

Tra gli alimentari c’è qualche rialzo dei prezzi su base mensile: ad esempio l’olio di oliva (+0,8%, +3,7% rispetto ad aprile 2012) e i vini (+0,6%, +4,3% su base annua). In accelerazione anche la frutta fresca (+0,6% congiunturale), che vede i prezzi crescere dell’8,2% su base annua (era +7,7% a marzo).

Analizzando i diversi capitoli di spesa, rispetto ad aprile 2012, i maggiori tassi di crescita si registrano per l’istruzione (+2,9%), i prodotti alimentari e le bevande analcoliche (+2,7%), e per il gruppo che riunisce le voci relative all’abitazione, all’acqua, all’elettricità e ai combustibili (+2,4%). Invece i prezzi delle comunicazioni e dei trasporti risultano in flessione (rispettivamente -2,5% e -0,2%).

Anche il gasolio per mezzi di trasporto segna un discesa, scendendo del 2,3% su marzo e del 3,6% a confronto con 12 mesi prima (flessione annua più forte da novembre 2009). E un minimo si registra pure per il gas naturale, in calo del 3,3% su base mensile, con un aumento annuo che si arresta al 2,0%, il tasso più basso dal luglio del 2010.

A livello territoriale, Reggio Calabria (+3,0%) è la città in cui i prezzi registrano gli aumenti più elevati rispetto ad aprile 2012. Seguono, con aumenti meno marcati, Potenza e Genova (rispettivamente +1,7% e +1,6%).

“Siamo di fronte agli effetti del drammatico crollo storico della spesa che non è mai stato così pesante con le famiglie italiane che hanno svuotato il carrello dei prodotti base per l’alimentazione, dalla frutta (-4%) al pesce (-5%), dalla carne bovina (-6%) al vino (-7%) fino all’olio di oliva (-8%)”. E’ il commento di Coldiretti, secondo cui “la riduzione del tasso di inflazione riflette il clima di depressione nei consumi che ha costretto ben sette famiglie su dieci (71%) a modificare la quantità e la qualità dei prodotti. L’aumento degli acquisti a basso prezzo se da un lato ha favorito il contenimento dell’infrazione dall’altro ha privato gli italiani di alimenti essenziali per l’alimentazione. Il risultato è infatti che – sostiene la Coldiretti – il 12,3% degli italiani non è stato in grado di sedersi a tavola con un pasto adeguato in termini di apporto proteico almeno una volta ogni due giorni con conseguenze gravi anche per la salute”. “Per la ripresa dell’economia occorre intervenire per sospensione della prima rata Imu per i beni strumentali all’attività produttiva come terreni e fabbricati rurali”  sottolinea il presidente della Coldiretti Sergio Marini secondo cui è necessario anche scongiurare l’aumento Iva previsto per il primo di luglio 2013 per evitare ulteriori effetti depressivi sui consumi.

Anche il Codacons sottolinea il fatto che la discesa record dell’inflazione dipende da un crollo dei consumi senza precedenti ed è l’indice della crisi attraversata dalle famiglie e, conseguentemente, dalle imprese, costrette a tenere al minimo i prezzi, visto che nessuno ha soldi da spendere. Secondo il Codacons, però, nonostante l’inflazione sia all’1,1%, in termini di aumento del costo della vita equivale pur sempre ad una stangata da 384 euro, per una famiglia di 3 persone.

“Insomma – conclude il Codacons – per fare recuperare capacità di spesa alle famiglie, che orami dal 2002 ad oggi hanno visto sistematicamente erodere il loro potere d’acquisto, occorre che il Governo Letta blocchi, almeno fino al 2015, tutte le tariffe e gli aumenti previsti, non solo Iva, quindi, ma anche Tares, acqua, trasporto pubblico locale, pedaggi autostradali, canone Rai etc etc. Inoltre bisogna intervenire con misure decise, per ridurre le spese obbligate che le famiglie e le imprese hanno per banche, assicurazioni, telefono, luce, gas e benzina”.

“Come ribadiamo da anni, l’unico dato che conosce un continuo ed inarrestabile crollo è quello relativo alla contrazione del potere di acquisto delle famiglie” commentano Federconsumatori e Adusbef. Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel biennio 2011-2012 la caduta del potere di acquisto delle famiglie è stata del -6,7%. “Anche ammesso che la frenata dei prezzi sia vera, in ogni caso, si tratterebbe di un segnale tutt’altro che rassicurante: testimonierebbe infatti le gravi condizioni dell’economia italiana, affetta da una profonda crisi dei consumi e dal calo della produzione industriale. In uno scenario simile, anche se sottostimato, il tasso di crescita dei prezzi comporta ricadute insostenibili per le famiglie, pari a +533 euro annui per una famiglia di 3 componenti. Rincari che non fanno altro che alimentare la contrazione dei consumi (che nel biennio 2012-2013 già si attesta, secondo i dati dell’ Osservatorio, al -6,9%), contribuendo al  peggioramento delle condizioni economiche del nostro Paese”.

“È indispensabile che il Governo intervenga con urgenza per arginare tale andamento e per imprimere una svolta decisa all’economia italiana – dichiarano i presidenti delle due Associazioni Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – Un serio piano di sostegno alle famiglie a reddito fisso (che consenta una ripresa della domanda di mercato) e l’elaborazione di un programma per il rilancio economico che punti sulla crescita e sull’occupazione: questi devono essere i temi all’ordine del giorno del nuovo Governo, al quale chiediamo, inoltre, di intervenire sulla crescita spesso ingiustificata dei prezzi, avviando un serio piano di controlli e bloccando con effetto immediato l’aumento dell’Iva da luglio”.

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