Inflazione, Istat: ad ottobre si ferma allo 0,8% (anche il carrello della spesa)

L’inflazione ad ottobre si è attestata sullo 0,8% su base annua, anche per il carrello della spesa che tocca il valore minimo da ottobre 2009. Sono i dati definitivi dell’Istat che quindi rivede in leggero rialzo le sue stime che davano il tasso d’inflazione allo 0,7%. Su base mensile, invece, l’indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,2%: si conferma quindi nullo l’effetto dell’aumento di un punto di Iva scattato il 1° ottobre scorso. Secondo Coldiretti c’è rischio deflazione. I Consumatori criticano i dati Istat.

I prezzi del carrello della spesa, ovvero dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (dal cibo ai carburanti), a ottobre salgono dello 0,8% su base annua, annulando quindi ogni differenza con il tasso d’inflazione e frenando rispetto a settembre (+1%). Su base mensile i prezzi dei prodotti più acquistati scendono, sempre in linea con l’inflazione, dello 0,2%.

“A pesare maggiormente sul crollo dell’inflazione è il calo dei prezzi alimentari che si sono ridotti ad ottobre dello 0,2% su base congiunturale, per effetto di un taglio alla spesa familiare per cibo e bevande stimato in 5 miliardi nel 2013″. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’effetto della spending review degli italiani è stato più forte dell’aumento dell’aliquota Iva. “C’è il rischio deflazione perché la situazione economica generale del Paese – sottolinea la Coldiretti – non è in grado di sopportare aumenti di prezzi che si riflettono sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull’andamento dei consumi. Il risultato è che i prezzi degli alimentari sono calati su base congiunturale dal 3,5% per la frutta al’1,4% per i vegetali freschi ma cali congiunturali si rilevano inoltre per i prezzi del pesce fresco di mare di pescata (-2,0%) e di acqua dolce (-1,0%). Per contro si registrano leggeri aumenti su base dei prezzi della carne ovina e caprina e delle altre carni (+0,6%), del latte fresco (+0,4%) e dei vini (+0,5%. Su base tendenziale – conclude la Coldiretti – i prodotti alimentari tuttavia aumentano dell’1,5% rispetto all’incremento dello 0,8 fatto segnare dall’inflazione in generale”.

Per il Codacons i dati non devono trarre in inganno poiché l’effetto Iva non ha ancora dispiegato tutti i suoi effetti visto che molti negozianti e gruppi della Gdo hanno per ora ritardato l’applicazione della nuova aliquota. E nonostante questo, si è rallentata la discesa dei prezzi. Infatti nel resto d’Europa, soprattutto nella zona euro, per via del crollo dei beni energetici,  il tasso di inflazione ad ottobre ha raddoppiato la sua discesa, scendendo in media dall’1,1% di settembre allo 0,7% di ottobre, cioè di 4 decimi di punto percentuale contro un decimo italiano. “Se l’Italia avesse seguito il trend dell’Eurozona, l’inflazione di ottobre sarebbe stata non 0,8, bensì a 0,3”. Tradotta in cifre, un’inflazione allo 0,8% equivale comunque, in termini di aumento del costo della vita,  ad una stangata di 280 euro per una famiglia tipo di 3 persone.

Secondo Federconsumatori e Adusbef “risulta del tutto inverosimile l’asserito crollo dell’inflazione ad ottobre 2013 rilevato dall’Istat: un andamento che, purtroppo, non emerge affatto dalle loro rilevazioni. Le ricadute dell’incremento dell’Iva ci sono e ci saranno sempre di più su tutti i beni di largo consumo che in Italia sono trasportati per l’86% su gomma. Tutto questo avrà gravi ripercussioni sull’andamento della domanda di mercato interno già in forte crisi (la contrazione nel biennio 2012-2013 sarà pari al -8,1%). Solo per quest’anno la contrazione dei consumi è stata del -3,3%, pari ad una minore spesa complessiva delle famiglie di 23,4 miliardi di Euro. “E’ necessario che il Governo agisca con determinazione per un rientro dell’incremento IVA e per una modifica all’insegna dell’equità dei nuovi tributi in arrivo nel 2014. Ci riferiamo in particolare alla Trise che, in assenza di detrazioni sulla prima casa, comporterà ricadute pesantissime soprattutto per le famiglie numerose e per quelle residenti nelle cinture urbane (con rendite catastali più basse). Inoltre è indispensabile imprimere una vera e propria svolta in direzione di un rilancio della domanda interna e di una ripresa degli investimenti per lo sviluppo e la ricerca, fondamentali per l’occupazione giovanile”.

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